L'ECONOMIA

«Allarme recessione»: Confindustria azzera le stime del Pil 2019

Redazione - 27/03/201911:11Aggiornato 27/03/2019 12:49

Dalle previsioni di ottobre a oggi, il centro studi dell'ente ha ridotto la stima da +0,9% a zero. Secondo indiscrezioni del «Sole 24 Ore», il Governo abbasserà le previsioni di crescita del 2019 nel Def a 0,1 rispetto all’1 previsto in legge di bilancio

Il Centro studi di Confindustria parla di un'«Italia ferma» e azzera le previsioni per il Pil 2019 (già ribassate a ottobre al +0,9%). Secondo l'ente, pesano «una manovra di bilancio poco orientata alla crescita», «l'aumento del premio di rischio che gli investitori chiedono» sui titoli pubblici italiani, «il progressivo crollo della fiducia delle imprese» rilevato «da marzo, dalle elezioni in poi». Secondo indiscrezioni del Sole 24 Ore, il Governo abbasserà le previsioni di crescita del 2019 nel Def a 0,1 rispetto all’1 previsto in legge di bilancio

Tutt'altro che buone, dunque, le previsioni che risultano dal rapporto. Da ottobre a oggi, l'Istituto ha ridotto la stima da +0,9% a zero: «Nel 2019 la domanda interna risulterà praticamente ferma e una recessione potrà essere evitata solo grazie all'espansione, non brillante, della domanda estera. A meno che - avverte il Centro studi di Confindustria  - non si realizzi l'auspicato cambio di passo nella politica economica nazionale».

Le cause del peggioramento

Riguardo al 2018, alle spalle ci siamo lasciati «un anno a due velocità», con una inversione di rotta in negativo nel secondo semestre - come emerge anche dai dati sull'occupazione. Migliorano invece le prospettive per il 2020, anche se si parla di un «esiguo miglioramento», +0,4%. Gli economisti di via dell'Astronomia rilevano in particolare «due elementi sfavorevoli che si sono determinati nella seconda metà del 2018» e che «hanno contribuito in misura marcata al deterioramento dello scenario. Il 2019 li eredita entrambi». 

Il primo è sul fronte dello spread: «Il rialzo di circa un punto percentuale dei rendimenti sovrani rispetto ai minimi dei primi mesi del 2018, che si sta rilevando persistente». Pur non riflettendo la reale immagine che il mercato dovrebbe avere del Paese è un «riflesso dell'aumento del premio al rischio che gli investitori chiedono per detenere titoli pubblici italiani».

C'è poi «il progressivo crollo della fiducia delle imprese, specie nel manifatturiero, a riflesso del clima di forte incertezza nell'economia: a questo si è sommato, più di recente, un deterioramento anche del sentimento delle famiglie italiane». 

Boccia: «Serve un salto di qualità nel contratto di Governo»

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. non ha rivolto immediatamente lo sguardo alla classe dirigente. «Per reagire ad una crescita zero serve un salto di qualità nel rapporto con il Governo, passare dal contratto di Governo ad un patto per lo sviluppo e l'occupazione», ha avvertito. E consiglia al Governo gialloverde di tornare sui propri passi sul tema del contratto: «Il primo anno è stato quello del contratto: reddito di cittadinanza, quota 100, e un po' di flat tax per gli autonomi. Oggi il rallentamento globale ci impone di fare un salto di qualità. Aprire i cantieri può essere una utile misura-shock». 

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