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La visita del Ministro Bonisoli in Sardegna e le tesi alternative su Atlantide

Juanne Pili - 18/02/201916:43Aggiornato 18/02/2019 17:28

Una indiscrezione - poi smentita - riguardo alla visita da parte del Ministro dei beni archeologici e culturali di una mostra allestita nell'aeroporto di Elmas in Sardegna, affianco al giornalista e "studioso indipendente" Sergio Frau, ha scatenato le ire degli archeologi che da anni si battono per difendere la corretta divulgazione della storia dell'isola, ecco perché

Nelle ultime 24 ore un cospicuo numero di archeologi sardi si è levato contro una presunta visita del Ministro dei beni archeologici e culturali all'aeroporto di Elmas. Il motivo dell'indignazione è l'annuncio - mai confermato - della visita di Bonisoli alla mostra «Sardegna Archeologica. Museo a cielo aperto». Prima ancora era stata allestita da diversi anni la mostra «Omphalos», dedicata alla tesi secondo cui la Sardegna sarebbe stata «terra di Atlante». Al momento non abbiamo conferme del fatto che i contenuti della nuova mostra siano identici a quella precedente. Il Ministro sarebbe stato accompagnato nella sua visita dal giornalista Sergio Frau, ritenuto uno dei sostenitori della tesi - non riconosciuta dalla comunità scientifica - secondo cui la Sardegna in antichità sarebbe stata l'Atlantide di cui scrisse Platone nei dialoghi Timeo e Crizia.

La smentita del Ministero

La fonte dell'annuncio è il sito Vistanet, dove si può leggere che il Ministro avrebbe fatto tappa alla mostra allestita nell’aeroporto di Elmas «“Sardegna Archeologica. Museo a cielo aperto” allestita al piano partenze dell’aeroporto. Ad accompagnarlo ci sarà anche lo studioso e giornalista Sergio Frau». Abbiamo contattato l’ufficio stampa del Ministero ricevendo una smentita totale: non solo Bonisoli non ha fatto sosta alla mostra, ma viene smentito anche un incontro con Frau. 

La «gola profonda» della Soprintendenza

Diversi appassionati del mito Sardegna-Atlantide erano entusiasti di poter vedere l'incontro tra Bonisoli e Frau, tanto che una «gola profonda» della Soprintendenza aveva postato su Facebook, le affermazioni di una persona che si proponeva di filmare l’evento, a meno che qualcosa non fosse andato storto:

«Buongiorno ***, sto andando ad Elmas per l’arrivo del Ministro, dovrei filmare l’incontro con Sergio Frau, sempre che non salti, vista questa ennesima e ridicola presa di posizione degli archeologi retrodatati».

L’appello degli «archeologi retrodatati»

In questi giorni ai contatti del Ministro sarebbero giunte email contenenti un appello, da parte di archeologi, volto a evitare che la visita ministeriale potesse in qualche modo appoggiare ricostruzioni storiche non supportate da evidenze scientifiche:

«Domani mattina all'aeroporto di Cagliari Lei visiterà con il giornalista Sergio Frau una mostra lí allestita e che illustra l'idea del medesimo giornalista secondo la quale la Sardegna sarebbe l'Atlantide della leggenda di Platone. Questa idea, propugnata dal medesimo giornalista già da una quindicina di anni, è nettamente rigettata dall'intero mondo scientifico … La prego perciò caldamente, in nome della scienza e della dignità stessa del Ministero che lei rappresenta al massimo livello, di voler soprassedere a questa piccola porzione della sua visita in Sardegna».

Sardegna-Atlantide: tesi prive di fondamento

In sostanza, secondo gli archeologi, le teorie che accostano il mito di Atlantide alla Sardegna non sono in linea con le conoscenze accertate. L’ipotesi dell’esistenza di una civiltà precedente, distrutta dall’opera di un gigantesco tsunami è lo stesso priva di fondamento. Queste tesi vengono suggerite anche nel libro del giornalista Sergio Frau «Le Colonne d'Ercole».

Le Colonne d'Ercole in Sicilia

Nel libro di Frau si sostiene che le «Colonne d’Ercole» in antichità non corrispondessero allo stretto di Gibilterra, bensì ad uno esistente agli albori della civiltà tra Sicilia e Tunisia. Quindi l’Atlantide di Platone sarebbe stata la terra che è possibile incontrare subito dopo aver superato la Sicilia, ovvero la Sardegna. L’antica civiltà sarebbe stata infine spazzata via da un gigantesco tsunami. 

Le «prove» a sostegno della tesi Sardegna-Atlantide possono essere riassunte in tre punti:

  • Minor numero di nuraghe nelle zone vicine al livello del mare, come quelle del Campidano, del Sinis, della Marmilla e della Trexenta;
  • In tali regioni si possono vedere «torri nuragiche» coperte dal fango, indizio di un maremoto o di una gigantesca ondata in antichità;
  • Le torri a cui si fa riferimento presentano danni consistenti nel lato che si rivolge al mare, altro indizio dell’azione di uno tsunami che avrebbe posto fine alla civiltà nuragica (o atlantidea) nel 1175 aC.

I nuraghe, ultime vestigia di Atlantide?

I nuraghe sono tra le costruzioni antiche più enigmatiche, tutt'oggi non è ancora chiaro a che scopo venissero usati, sappiamo per certo che vennero costruiti dalla civiltà nuragica, esistente in Sardegna dal 1800 aC al II Secolo dC, dissolvendosi durante l'occupazione romana.

Un esempio a supporto di delle tesi «atlantidee» sarebbe il complesso nuragico di Barumini. Il suo sito archeologico è stato riconosciuto dall’Unesco nel 1997. Fu scavato per la prima volta dal grande archeologo sardo Giovanni Lilliu verso la fine degli anni ’40. La zona in cui si trova è quella della Marmilla.  

Complesso nuragico di Barumini

Si tratta di una struttura megalitica che si eleva sopra il livello del mare per almeno 238 metri. Perché sarebbe stata devastata da uno tsunami? mentre il Nuraghe Diana e altri simili in zone vicino alla costa - a livelli anche più bassi dal mare - non sono stati distrutti. Si tratta di incongruenze che le tesi «atlantidee» non riescono a colmare. Viceversa altre strutture come il Nuraghe Su Calavrighe a 1400 metri dal livello del mare, si presentano devastate. In sostanza l’ipotetico tsunami avrebbe risparmiato strutture maggiormente esposte alla sua portata, danneggiato altri a quote più elevate.

Le stratificazioni: l'abc dell'archeologia

Come gli archeologi sanno bene - si tratta dell’Abc - la presenza di strutture danneggiate e coperte da strati di sedimenti è dovuta al fatto che l’incuria, e l’arrivo di nuove popolazioni, pian piano portano ad un degrado di alcune rispetto ad altre, mentre nel corso dei secoli avvengono nel terreno delle vere e proprie stratificazioni. In mezzo a queste sono stati rinvenuti reperti compatibili con le datazioni che tali stratificazioni possono permettere. 

Nel complesso di Barumini Lilliu certifica in diverse pubblicazioni almeno cinque fasi costruttive: dal 1500 aC al III Secolo dC. Nelle stratificazioni, che dovrebbero dimostrare l’attività di uno tsunami secondo i «ricercatori indipendenti», Lilliu trova reperti nuragici, punici e romani. Tutto questo porta gli archeologi a rigettare in toto le «tesi atlantidee». 

Alfonso Stiglitz: le stratificazioni smentiscono le tesi sullo tsunami

Abbiamo avuto modo di seguire negli anni l’attività di diversi archeologi impegnati nello studio rigoroso dell’antichità sarda, in special modo nel periodo nuragico, che senza bisogno di scomodare Atlantide, presenta ancora numerose incognite e altrettante suggestioni, che meriterebbero di essere esaltate a livello turistico, permettendo magari di ottenere maggiori finanziamenti agli scavi tutt’ora in atto, come spiegava recentemente l’archeologo Alfonso Stiglitz il quale ha già 40 anni di scavi archeologici alle spalle. Attualmente è responsabile di quelli a s'Urachi e San Vero Milis.  

«Ho verificato quei dati, seguivo gli scavi in uno dei siti deputati come prova del passaggio dello tsunami e delle tesi su Atlantide: s'Urachi … Quei due metri di terra mista a reperti che coprono il complesso (non si tratta di “fango” per altro), vanno dall’età neolitica fino addirittura quella moderna … alla base abbiamo trovato un piatto di ferro-smalto, non credo si tratti di un “oggetto atlantideo”. Il sito di Tarros, ad esempio, è coperto da sedimenti eoloci; quello di Barumini presenta lo stesso stratificazioni … Tra la costa e s'Urachi c’è persino un nuraghe che svetta bello alto, quello di Tradori». 

Il nuraghe Tradori, tra la costa e s'Urachi

Rubens D’Oriano: Basta con gli «esperti» improvvisati

Rubens D’Oriano è da anni funzionario della Soprintendenza archeologica di Sassari e Nuoro, è anche un archeologo attivo nel debunking delle tesi sulla presunta equivalenza storica tra Sardegna e Atlantide, definendola fanta-archeologia.  

«Lo tsunami di cui parla Sergio Frau, che nel 1175 a. C. avrebbe seppellito di fango i nuraghi del Campidano: abbiamo idea di quale sconquasso nell’intero Mediterraneo avrebbe causato un evento capace di coprire di fango il nuraghe di Barumini? E perché non abbiamo trovato migliaia di scheletri vittime dello tsunami? Perché questo fango a Barumini copre anche le capanne puniche e romane? La teoria di Frau, che identifica la Sardegna nuragica con la mitica Atltantide, è sicuramente affascinante come lo sono le favole, e ha inoltre riscosso un grande successo per aver stuzzicato la vanità di un pubblico già (dis)educato dall’archeosardismo a immedesimarsi nei Nuragici».

La lunga lotta degli archeologi 

Nel 2004 il direttore degli scavi di Monte Prama fece un «appello-debunking», sottoscritto da molti altri esperti, tra cui gli stimati archeologi D'Oriano e Stiglitz, poi pubblicato sul sito dell’Istituto di preistoria e protostoria. Frau se ne lamentò con la direttrice di allora, Anna Maria Bietti Sestieri, che gli rispose con una replica

«Le posso assicurare che l’adesione dell’Istituto all’appello già sottoscritto da studiosi di varia provenienza è stata convinta e unanime, tanto che nelle diverse sedi nelle quali è stato presentato nessuno si è pronunciato contro di esso, e che molti soci dell’IIPP lo avevano già sottoscritto a titolo personale. Sollecitata dalla sua vibrante prosa, ho riletto l’appello con più attenzione, e devo dirle che ritengo che il dissenso scientifico venga espresso in modo assolutamente civile, con un tono e uno stile perfettamente condivisibili anche da chi non sia d’accordo su tutti i punti che in esso vengono toccati».

La «cassa di risonanza» degli archeologi

Secondo quanto la professoressa Bietti attribuisce a Frau, questo accuserebbe gli archeologi - o parte di questi - di avere a disposizione una «cassa di risonanza» con cui poter emettere una «scomunica ridicolmente sacralizzata dal nostro pulpito, del nostro autorevole quanto superficiale imprimatur». Ma per qualche ragione fino poco tempo fa all’aeroporto di Elmas i turisti potevano visitare la mostra «Omphalos: la Sardegna di Atlante, primo centro del mondo», dove si strizzava l'occhio a «tesi alternative» sull'archeologia sarda. La «cassa di risonanza» degli archeologi non è riuscita per qualche ragione ignota a espugnare l’aeroporto di Elmas.

In Sardegna le ragioni turistiche hanno più «risonanza» quelle scientifiche?

Forse le ragioni per cui la «cassa di risonanza» degli archeologi è tutto sommato debole, dipende dal fatto che si fa sentire di più la questione «turistica» e l’interesse a sfruttare le suggestioni atlantidee. Il geologo e autore Tv Mario Tozzi nel 2013 suggerì senza mezzi termini l’idea di sfruttare a livello turistico il mito di Atlantide: «Cari sardi, ma perché non vi fate furbi e valorizzate il mito di Atlantide?». L’obiezione degli archeologi potrebbe essere riassunta così: non c’è ragione per cui si debba disinformare le persone a scopo turistico, basterebbe investire per valorizzare il patrimonio archeologico e culturale autentico della Sardegna, già piuttosto ricco e variegato.

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