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Perché la relatrice del Congresso delle famiglie di Verona è contro gli omosessuali

David Puente - 26/03/201906:15Aggiornato 26/03/2019 10:35

Lucy Akello, relatrice del Congresso delle famiglie di Verona, è stata accusata di aver sostenuto la pena di morte per gli omosessuali in Uganda. Non è corretto, ma è chiaro che è contro le comunità LGBT. 

Stanno circolando diversi meme sui relatori, ospiti del Congresso delle famiglie di Verona: tra questi, ce n'è uno in particolare sul «Ministro ombra per lo sviluppo sociale» dell'Uganda, Lucy Akello. Secondo l'immagine diffusa online avrebbe sostenuto «la mozione che prevede la pena di morte per il reato di omosessualità aggravata» e avrebbe chiesto ai suoi colleghi «di fare lo stesso con forza».

In risposta alle accuse, l'ufficio stampa del Congresso aveva diramato un comunicato con la smentita da parte della rappresentante ugandese: «Io sottoscritta Lucy Akello, membro del Parlamento dell’Uganda dal 14 dicembre 2015, dichiaro di non aver mai firmato, né sostenuto alcun disegno di legge che prevedesse la pena di morte o l’ergastolo per gli omosessuali. Quando, infatti, un simile disegno di legge fu discusso al Parlamento, non ero ancora deputata. Al contrario, mi oppongo fermamente alla pena capitale e svolgo attivamente campagne contro ogni forma di pena di morte per chiunque».

In Uganda c'è stata una legge per reprimere gli omosessuali? Sì! Parliamo della cosiddetta «Anti-Homosexuality Act», in precedenza chiamata «Kill the Gays bill» perché prevedeva la pena di morte.

Prima di essere approvata in via definitiva il 20 dicembre 2013, firmata nel febbraio 2014 dal Presidente e successivamente bocciata dalla Corte Costituzionale ugandese nell'agosto del 2014, la legge è cambiata e la pena di morte è stata "ridotta" al carcere a vita.

Lucy Akello all'epoca non era ancora parlamentare - è stata eletta solo nel 2016 - ma questa legge in qualche modo la riguarda a causa di Rebecca Kadaga, Speaker del Parlamento ugandese dal 2011.

Le vicende del 2018

Nel marzo 2018 Rebecca Kadaga era intervenuta durante la 138ª assemblea dell'Inter-Parliamentary Union a Ginevra per contestare l'inserimento degli omosessuali in una dichiarazione sui rifugiati.

La discussione avvenne durante una seduta del Parlamento ugandese dell'undici aprile 2018 dove, leggendo a partire da pagina 20 del resoconto disponibile dal sito Parliament.go.ug, venne elogiato l'intervento della stessa Kadaga e l'impegno nel «proteggere i valori culturali dell'Uganda contro i matrimoni omosessuali».

A portarla avanti il parlamentare Nsaba Buturo, il quale definisce l'omosessualità «una pratica ripugnante e deplorevole», sostenendo che ingerenze straniere cerchino di costringere le nazioni come l'Uganda ad accettare delle «sciocchezze». L'intervento di Rebecca Kadaga era diventato per Nsaba Buturo un'occasione per «respingere l'omosessualità in tutte le sue manifestazioni».

Lucy Akello, presente l'undici aprile 2018 in aula, era intervenuta subito dopo Nsaba Buturo ringraziando ed elogiando la speaker per il suo intervento, sostenendo apertamente la mozione per «mandare un segnale molto forte al mondo».

Fino ad allora, durante la seduta non era stata citata la legge del dicembre 2013, ma risulta facile ricondurla a Rebecca Kadaga essendo lei una delle principali sostenitrici del provvedimento in quegli anni, tanto da definirlo «un regalo di Natale» per il Paese.

Il resoconto del Parlamento ugandese dell'undici aprile 2018 con l'intervento di Lucy Akello.

Conclusioni

Ritenere che Lucy Akello abbia sostenuto la pena di morte nei confronti degli omosessuali risulta errato perché non vi sono citazioni effettive che lo dimostrino. Nella sua smentita, diffusa dall'ufficio stampa del Congresso di Verona, dichiara di opporsi alla pena capitale, ma durante il suo intervento al Parlamento ugandese aveva detto di essere favorevole a un intervento contro gli omosessuali, appoggiando le posizioni di Rebecca Kadaga, nota per essere una decisa sostenitrice della legge del 2013.

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