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Trovato Bisfenolo in due cartoni della pizza su tre?

Juanne Pili - 25/03/201911:11Aggiornato 25/03/2019 12:50

Una recente analisi condotta da una rivista per i consumatori è stata fatta passare da alcuni come uno «studio scientifico» che dimostrerebbe una contaminazione riguardante due casi su tre. Basta leggere cosa riportano gli autori per capire che non è il caso di fare allarmismo

Il bisfenolo A (Bpa) è una sostanza utilizzata di solito in combinazione con altre nella produzione di plastiche e resine, la possiamo trovare nei contenitori per alimenti, nei biberon e negli imballaggi. Alcuni residui della sostanza si possono trovare anche nelle lattine e nei barattoli. Il Bpa può effettivamente migrare dal contenitore all’alimento che conserva in piccole quantità.

L’Efsa (European food safety authority) tiene sotto controllo questa sostanza con verifiche continue, l’ultima annunciata nel dicembre 2017 riguarda un protocollo scientifico per rivalutare i rischi del Bpa, definendone la portata e le metodologie da seguire per informare correttamente i cittadini.

Il Bpa è un «interferente endocrino», come tale in certe quantità sarebbe quindi in grado di alterare lo sviluppo del sistema ormonale, con effetti negativi anche sulla fertilità. Oltre a questo sarebbe un fattore di rischio per altre patologie, come il cancro al seno e alla prostata, il diabete e diverse cardiopatie. Questo pericolo però non sussiste, né in Europa né negli Stati Uniti dove la sostanza viene tenuta sotto controllo ogni anno.

Le analisi della rivista «Salvagente»

Intanto la rivista Salvagente (periodico dedicato ai diritti dei consumatori) ha condotto delle analisi sui cartoni della pizza. Sono stati presi in esame tre cartoni (secondo altre fonti che riportano la notizia si riferirebbero a «marche di cartoni») e due di questi risulterebbero con valori oltre la soglia consentita per i contenitori in plastica, che è stata aggiornata dal Parlamento europeo nel 2018, portandola, come riporta Salvagente, da 600 a 50 ppb (parti per miliardo: 1 ppb corrisponde a 1 microgrammo per litro).

Nei cartoni che presentavano il Bpa i valori oscillerebbero da 179 a 311 ppb. Tuttavia il campione non può ritenersi rappresentativo di tutti quelli usati in commercio. Secondo gli autori di Salvagente si trattava di contenitori prodotti «con carta riciclata, vietata dalla legge per la pizza». Infatti non risulterebbe, stando alle ricerche, un pericolo proveniente dai contenitori in cartone.

È quanto abbiamo scoperto analizzando tre contenitori in cartone per la pizza, quelli – per intenderci – destinati a ospitare l’alimento più amato dagli italiani quando è destinato all’asporto. Su tre marchi che abbiamo deciso di portare in laboratorio, ben due hanno mostrato in analisi che il bisfenolo migrava dalla scatola all’alimento.

Già dal 2011 la Commissione europea ha vietato tutti i contenitori con Bpa e altri interferenti endocrini, come i parabeni, destinati ai bambini. Ma nel 2014 una revisione sistematica condotta su 300 studi porta la Fda (Food and drug administration) a concludere che le quantità presenti nei contenitori e imballaggi presenti negli Stati Uniti fossero entro la norma.

Esperti della FDA di tutta l'agenzia, specializzati in tossicologia, chimica analitica, endocrinologia, epidemiologia e altri campi, hanno completato una revisione quadriennale di oltre 300 studi scientifici. La revisione della FDA non ha trovato alcuna informazione negli studi valutati per richiedere una revisione della valutazione della sicurezza della FDA del BPA negli imballaggi alimentari in questo momento.

Mentre secondo gli studi svolti ogni anno dall’Efsa ​​​​​​su centinaia di pubblicazioni scientifiche, per quanto siano stati riscontrati alcuni effetti negli animali, non esistono dati sufficienti per ritenere che il Bpa possa averne negli esseri umani, nelle quantità conosciute:

Le evidenze sono troppo limitate per trarre conclusioni per la salute umana ... La revisione completa dell'EFSA dell'esposizione e della tossicità del BPA conclude che il BPA non pone alcun rischio per la salute ai consumatori di qualsiasi fascia d'età (inclusi bambini, neonati e adolescenti del nascituro) ai livelli di esposizione attuali.

Per approfondire

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