FACT-CHECKING

Cosa dovete sapere sui feti «sacrificati» per creare vaccini

David Puente - 02/04/201916:31Aggiornato 02/04/2019 16:35

Il tema dell'aborto e della legge 194 si è accentuato a seguito del Congresso della famiglia di Verona dove sono intervenuti anche i movimenti critici dei vaccini. Contestano l'uso di cellule provenienti da feti abortiti per la creazione di una serie di vaccini, ma non raccontano tutto.

«La legge 194 non é in discussione, non si tocca, é una conquista di civiltà», ha dichiarato il primo aprile 2019 il ministro della Salute Giulia Grillo durante la trasmissione Stasera Italia in onda su Rete 4. Il tema è di attualità anche in seguito al Congresso delle famiglie di Verona dove si è aggiunta anche la propaganda del movimento SìAmo per parlare di vaccini. Nella campagna degli oppositori all’obbligo vaccinale o dei vaccini in generale non mancano le bufale e la disinformazione, in particolare quella dove si sostiene che dei feti siano stati «sacrificati» per la scienza.

Usando la parola «sacrificati» è normale che si insinui il dubbio tra i lettori che ci sia una sorta di attività volta a far abortire delle donne - o che esse stesse si prestino a farlo, ma la teoria delle donne «oggetto» fa più presa nell’emotività di chi legge - allo scopo di fornire il materiale fetale per gli «orrendi esperimenti di Big Pharma». Improvvisamente alcuni siti, «esperti» o giornalisti hanno scoperto che durante gli studi del medico americano Stanley Plotkin, utili nella scoperta di alcuni vaccini come quello contro la Rosolia, sia stato usato materiale appartenente a 76 feti, evitando di raccontare tutto come si deve.

La presunta prova di ammissione

Circola online un video della deposizione di Stanley Plotkin durante un processo dove non era l'imputato, ma il consulente pro-bono di parte di un padre che voleva vaccinare sua figlia contro il volere della madre NoVax. Secondo alcune teorie diffuse online, il video sarebbe la «prova di ammissione» o «rivelazione sconvolgente» da parte della scienza nell'uso dei feti per la produzione di vaccini.

Stanley Plotkin e i suoi colleghi non hanno nascosto il documento citato nel video, anche perché si tratta di uno dei tanti pubblicati all'interno di riviste scientifiche che si possono trovare online o nelle biblioteche di settore. Lo studio parla della scoperta delle cellule umane WI-38 che erano state isolate da un feto femminile in possesso nel 1962 del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), ma per giungere a questo risultato Plotkin e i suoi colleghi hanno lavorato su altri campioni di cellule provenienti da altri feti abortiti.

Meredith Wadman, nel suo libro The Vaccine Race pubblicato nel 2017, racconta la storia di come è stata individuata la linea cellulare WI-38 come quella perfetta per la coltura e la realizzazione del vaccino contro la rosolia, riportando alcune citazioni e scritti dello stesso Plotkin. Ad un certo punto leggiamo che il ricercatore aveva effettuato dei test sulle cellule provenienti da trentuno feti abortiti. 

 

La scoperta della linea cellulare WI-38

La storia della scoperta di questa eccezionale linea cellulare viene riportata dalla rivista Nature in un articolo del 23 giugno 2013 di Meredith Wadman. La donna che donò il feto non era stata costretta da nessuno e non era rimasta incinta per fornire un feto alla scienza, ma semplicemente aveva avuto secondo lei troppi figli e non ne voleva un altro. L'aborto, effettuato nel 1962 in un ospedale svedese, fu del tutto legale.

All'epoca non era del tutto possibile abortire legalmente negli Stati Uniti. Leonard Hayflick, un microbiologo del Wistar Institute for Anatomy and Biology di Filadelfia, in Pennsylvania, ricevette i polmoni sezionati del feto inviato dalla Svezia permettendogli di isolare le singole cellule al fine di riprodurle per la ricerca scientifica. Da allora le cellule WI-38 - dove WI sta per Wistar Institute - sono diventate le prime cellule umane disponibili in quantità «virtualmente illimitate» per gli scienziati e l'industria farmaceutica permettendo di immunizzare l'umanità dalle seguenti malattie:

  • Rosolia;
  • Rabbia;
  • Adenovirus;
  • Polio;
  • Morbillo;
  • Varicella;
  • Herpes zoster.

Quale è una delle caratteristiche più importanti di queste cellule WI-38? La possibilità, appunto, di riprodursi. Durante gli studi del Wistar Institute ci furono altre linee cellulari, in particolare quelle dalla WI-1 alla WI-25, dopo le prime colture iniziarono a replicarsi più lentamente fino a quando non smisero del tutto. È passato più di mezzo secolo e la linea cellulare WI-38 viene ancora riprodotta e usata grazie alle ricerche svolte da Hayflick. Oggi vengono impiegate anche per gli studi contro il cancro.

 

Il tema etico

Per anni gli attivisti e religiosi contro l'aborto hanno contestato l'uso delle cellule provenienti da feti abortiti, incluso il Vaticano che invitò i fedeli a impedire che le industrie farmaceutiche potessero usarle. Lo stesso Stanley Plotkin, a seguito delle critiche nei suoi confronti per il vaccino contro la Rosolia, non si risparmiava nel rispondere in maniera pungente: 

I am fond of saying that rubella vaccine has prevented thousands more abortions than have ever been prevented by Catholic religionists

Tradotto, si ritiene felice nel sostenere che il vaccino contro la Rosolia ha impedito migliaia di aborti in più di quanto siano stati prevenuti dai religiosi cattolici. Le dichiarazioni del ricercatore hanno un fondamento: l’epidemia di Rosolia negli Stati Uniti, avvenuta tra il 1964 e il 1965, aveva provocato 11.250 aborti terapeutici o spontanei, 2.100 morti neonatali e 20.000 bambini nati con la sindrome di Rosolia congenita. Il vaccino contro la rosolia, di fatto, ha avuto un importante effetto «pro-vita» per il quale chiunque, attivisti religiosi inclusi, dovrebbero ringraziare.

L'altro tema etico riguarda il riconoscimento economico nei confronti della famiglia da cui provengono le cellule WI-38, come sostenuto negli articoli di Meredith Wadman. Un argomento altrettanto spinoso perché se da una parte sarebbe giusto compensare i donatori dall'altra potrebbe invogliare un mercato che renderebbe nullo il gesto di altruismo e favorirebbe episodi di fecondazione al solo scopo di abortire e portarsi a casa il «bottino».

 

La deposizione di Plotkin e l'esigenza di una «guida»

In un articolo pubblicato da Plotkin nella rivista Pediatrics, dal titolo «How to Prepare for Expert Testimony on the Safety of Vaccination», racconta della sua esperienza durante il processo che lo ha visto protagonista come consulente e che ancora oggi viene usato dagli NoVax per le loro teorie.

Plotkin aveva accettato di intervenire durante il processo a titolo gratuito siccome riteneva che si trattava di un servizio pubblico per sostenere i benefici della vaccinazione e sulla loro sicurezza. A porgli le domande erano i due avvocati della madre accusata di non voler vaccinare la figlia, uno di questi era socio di uno studio legale noto per le posizioni NoVax e che si era opposto ai regolamenti dello Stato di New York che davano la possibilità ai bambini di vaccinarsi contro il papillomavirus senza il consenso dei genitori. Per diverse ore il ricercatore si era sottoposto a domande riguardanti i temi vaccini-autismo, contaminazioni e presunte reazioni ottenute a seguito della vaccinazione contro la poliomielite.

Plotkin racconta di come gli avvocati hanno presentato articoli di dubbia qualità scientifica, rendendo difficile ai giudici di distinguere la verità dalle falsità mediche. Ha sostenuto, inoltre, che in questo campo i movimenti NoVax sono più organizzati rispetto alla comunità pediatrica. Di conseguenza, il ricercatore auspica che per il futuro i consulenti vengano formati per affrontare gli ambienti legali - come è accaduto a lui - o quanto meno dotati di strumenti adatti per intervenire durante i processi. Insieme ad altri dottori ha creato una biblioteca presso il Children's Hospital di Philadelphia - disponibile anche online - dove sono depositati tutti i riferimenti utili.

 

 

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