LE NOSTRE STORIE

«La città intera che lo accompagnava»: Jan Palach, le foto del funerale a Praga

Giada Ferraglioni, Cristin Cappelletti - 16/01/201910:28

A cinquant'anni dal sacrificio di Jan Palach, il giovane attivista cecoslovacco, Open lo ricorda con una serie di foto originali risalenti al giorno del suo funerale

«Dimmi chi era che il corpo portava/la città intera che lo accompagnava/la città intera che muta lanciava/ una speranza nel cielo di Praga». Cantava così Francesco Guccini nel 1970 nella sua Primavera di Praga, un anno dopo il sacrificio di Jan Palach in piazza San Venceslao a Praga. Oggi sono cinquant'anni da quel rogo, simbolo della resistenza civile alla morsa sovietica. Le foto del funerale del giovane costituiscono una parte dell'esposizione milanese dello scorso anno a Expowall - la prima in Italia a raccogliere così tante testimonianze della Primavera. A essere originali sono solo i negativi, non le stampe: negli anni Settanta e Ottanta infatti, in Cecoslovacchia non era possibile far circolare fotografie dell'invasione o di momenti relativi alla morte di Jan.
 

Novotnž M.

Nel 1968, il riformista Alexander Dubek, segretario del Partito Comunista Cecoslovacco, tentò la messa in pratica di un «socialismo dal volto umano», per prendere le distanze dal modello governativo sovietico stalinista.
 

Sžkorov† D

Il periodo di tentata riforma passerà alla storia come Primavera di Praga, e aprirà la strada a quella che negli anni '80 sarà definita come la Rivoluzione di Velluto - il movimento non violento che portò alla caduta del governo comunista cecoslovacco. L'esperimento di Dubek durò appena 8 mesi e terminò a seguito dell'irruzione delle truppe sovietiche nella capitale cecoslovacca. 

Novotnž M.

Lo studente Jan Palach, uno dei più attivi sostenitori delle proteste democratiche, si cosparse il corpo di benzina e si diede fuoco con un accendino. Fu il primo di otto sacrifici di studenti: gli altri 7, però, avvennero nel completo silenzio mediatico.  

Lammer V.

Oltre al gesto, nella memoria collettiva sono rimasti gli appunti e gli articoli scritti da Jan. In uno di questi, lo studente spiegava le ragioni del suo sacrificio: «Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa». 

Hnōvkovskž P.

«Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1», continuava la nota, «è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy (il Notiziario). Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà»

Zajic Miro

Dopo Palach, ricordiamo i sacrifici di Bobby Sands, militante nordirlandese dell'IRA, che morì in carcere a seguito di uno sciopero della fame contro il pugno di ferro di Margaret Thatcher. Ma anche Mohamed Bouazizi, il tunisino che nel 2010 si diede fuoco dando inizio alle primavere arabe, chiamate anche le rivolte del pane. Mentre si trovava in mezzo al traffico, Mohamed gridò: «Come credi che io possa guadagnarmi da vivere?».

Kuüera J.

 

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