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Storie di ordinaria sottoccupazione: le esperienze di Daniela e Manolo

Giada Ferraglioni - 29/01/201906:11Aggiornato 29/01/2019 06:13

Open ha raccolto alcune testimonianze di lavoratori che non riescono a superare le 20 ore lavorative settimanali. Manolo: «Questa situazione è un cappio al collo». Daniela: «Farsi pagare gli straordinari è un'impresa»

Daniela e Manolo sono due lavoratori sottoccupati. Lei lavora nella mensa di un'istituto di Genova; Manolo come addetto alle pulizie in un ospedale di Civitavecchia. Lei ha un contratto di 15 ore settimanali, raggiunto a fatica dopo nove anni di servizio a 10 ore. Da maggio 2018, grazie all'intervento dei sindacati, è riuscita a ottenere cinque ore a settimana in più. Manolo ha da 10 anni lo stesso contratto da 12 ore settimanali, 3 ore al giorno per 4 giorni lavorativi. «Posso garantire che è un cappio al collo», ha detto a Open. «Non c'è prospettiva: anche le poche ore di straordinari non risolvono assolutamente nulla».

Perché hai dovuto insistere così tanto per farti aumentare le ore?

Manolo: «Non posso dare la colpa alla cooperativa che prende l'appalto, è una questione nazionale e di politiche del lavoro. Se si continuano a fare tagli alla sanità, anche queste aziende prendono i lavori con pochissimo margine di guadagno. Poi con le nuove direttive nazionali sulle assunzioni le disparità tra i dipendenti sono aumentate: molte persone che erano state assunte per sostituire chi era in ferie sono state assunte a tempo indeterminato, sorpassando chi è lì da più di dieci anni come me. L'umiliazione c'è, ma non possiamo farci la guerra tra ultimi».

Daniela: «Soprattutto per i contributi. Gli costava meno pagarmi gli straordinari, che comunque ho sempre fatto in abbondanza. Poi c'è il fatto che la nostra situazione è molto instabile. In 9 mesi abbiamo fatto tre cambi d'appalto e ogni volta ho corso il rischio che la nuova ditta non mi desse garanzie contrattuali di stabilità».

Quali sono le conseguenze della sottoccupazione?

Manolo: «Chi ne paga le conseguenze è sempre l'operaio e la fascia più debole. Io abito da solo in un paese lontano da Civitavecchia per risparmiare sull'affitto, ma ho uno stipendio di 700 euro che, tra tasse e spese per i trasporti, mi permette a malapena di sopravvivere».

Daniela: È un lavoro insieme agile e ingombrante. Io mi arrangio come posso. Lavorando dalle 11:00 alle 14:00 la mia giornata è spezzata e non posso fare praticamente nessun altro lavoro. È un problema anche accettare lavori occasionali di pulizia o stiraggio, perché non riesco ad avere flessibilità durante la giornata. Il pomeriggio c'è più tempo libero, ma se c'è un imprevisto o un ritardo con i pasti, l'impegno che hai preso ti salta. Di questi tempi bisogna dire grazie a Dio che c'è almeno il lavoro c'è, ma fino a un certo punto».

Quanti straordinari siete costretti a fare?

Manolo: «Io sono fortunato, se così si può dire, perché svolgo diverse mansioni durante l'orario lavorativo e riesco ad alzare la quota in busta paga. Ma per quanto riguarda gli straordinari la cifra è irrisoria, perché da contratto non si possono superare le 18 ore settimanali complessive».

Daniela: «Fino allo scorso anno il mio contratto era a 10 ore, ma io ne facevo puntualmente 15.  E ogni volta, prima di ricevere i pagamenti per le ore in più, passavano interi semestri, a volte anche anni scolastici interi. Passa la voglia di inseguire i datori di lavoro per novanta euro».

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