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Castelnuovo, il giorno della chiusura. Il parroco: «Alcuni fedeli mi chiedono: perché aiuti loro e non noi?»

Angela Gennaro - 31/01/201917:07

La comunità del paesino a nord di Roma è divisa: «Ci sono anche persone che non sono affatto tristi per la chiusura del centro», dice don José

Sono le ultime ore di vita del centro di accoglienza per richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto, che chiuderà i battenti dopo che gli oltre 500 ospiti sono stati trasferiti in altre regioni d'Italia nell'ultima settimana. Non tutti sono partiti però: il 31 gennaio il sindaco di Castelnuovo, Riccardo Travaglini, presenterà alla stampa il piano dei collocamenti disposto dal Comune per le protezioni umanitarie e i richiedenti asilo dopo l'accordo con la prefettura. «Un piano di accoglienza diffusa» che prenderà avvio dal 1 febbraio «grazie alla disponibilità e solidarietà di associazioni, famiglie, singoli cittadini del territorio e del Lazio». Si parlerà anche del destino degli oltre centro lavoratori della Cooperativa Auxilium, ente gestore del centro, dopo il tavolo di  ieri presso il ministero del Lavoro. 

La comunità di Castelnuovo è divisa. Da una parte ci sono 34 famiglie che hanno dato la disponibilità ad accogliere i migranti con figli piccoli, dall'altra «ci sono persone che non sono affatto tristi per la chiusura del Centro», dice a Open padre José Manuel Torres, parroco di origine messicana della parrocchia di Santa Lucia. Il Cara «non era la soluzione migliore: non lo sono mai centri così grandi e così isolati. Ma con l'ultima gestione non c'erano problemi». L'accoglienza, dice, «resta una grande sfida per tutti. Per loro e per noi». Non sono mancate le critiche dalla comunità di fedeli: «Mi chiedevano: perché aiuti loro e non noi? Ecco, questo non è giusto». Aiuto e aiutiamo tutti, dice il parroco.

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