LE NOSTRE STORIE

I nuovi movimenti che vogliono ridisegnare l'Europa: Volt

Emma Bubola, Riccardo Liberatore - 01/02/201906:09Aggiornato 01/02/2019 07:22

Nei quattro mesi che ci dividono dalle elezioni europee Open esplorerà il panorama dei movimenti di destra e di sinistra che si propongono di ridisegnare l’Europa. Parla Volt: «Ci candidiamo da soli e prendiamo il 4%»

Mancano meno di quattro mesi alle elezioni europee e la metà della popolazione pensa che l’Unione stia andando nella direzione sbagliata. Il disappunto è compatto, ma gli europei sono profondamente divisi su come si immaginano il futuro dell’Ue. Il 26 maggio si deciderà se il domani del nostro continente sarà fatto di ponti o muri, unioni o secessioni. Più, o meno Europa. Secondo un recente sondaggio di Politico, i nuovi partiti sono in crescita mentre gli schieramenti tradizionali arrancano. Open esplorerà il panorama dei nuovi movimenti di destra e di sinistra, che si propongono di ridisegnare l’Unione Europea.

Tra i nuovi outsider alle elezioni europee c'è anche Volt, un movimento nato nel 2017 dopo il referendum sulla Brexit. Volt è l'unico partito transnazionale a presentarsi in Europa con un programma condiviso, che sarà lo stesso in tutti i Paesi in cui si candiderà. L'idea di Volt è quella di creare un movimento politico europeo, non soltanto europeista, ma anche nazionale. A differenza degli schieramenti progressisti degli ultimi anni i giovani di Volt vogliono riuscire a tutti i costi a «parlare anche alla base», come argomenta Federica Vinci, presidente di Volt Italia. Come faranno dei giovani altamente scolarizzati e alla prima esperienza politica a raggiungere questo pubblico? «L'importante è l'ascolto. Noi ci basiamo sul community organising, fondato sul coinvolgimento e la partecipazione attiva dei cittadini. Come movimento stiamo cercando di cambiare il modo in cui i partiti vengono vissuti dai cittadini, metodi che non appartengono ai partiti tradizionali», risponde Vinci.

Come i meet-up del Movimento 5 stelle? «Non proprio, noi uniamo i nostri volontari sul territorio in diverse città - 150 a Milano, 200 a Bologna, 50 a Firenze ecc ecc - in attività di ascolto: andiamo nelle piazze, nelle strade, dai quartieri più ricchi a quelli più poveri, per chiedere alle persone cosa pensano funzioni e cosa può essere migliorato, se si sentono rappresentati da qualche partito, se hanno intenzione di votare e come intendono la politica. In Italia abbiamo 2 mila volontari attivi in 50 città italiane, ci incontriamo ogni settimana». Ma arrivare alla base non è soltanto una questione di metodi, ma anche di programmi. Quello di Volt, così come appare nella dichiarazione di Amsterdam, è molto ambizioso: esercito europeo, unione bancaria, premier europeo eletto dal Parlamento, una tassa europea sulle emissioni di CO2, misure per ridurre la precarietà sul lavoro. Le proposte più vicine ai bisogni immediati dei cittadini riguardano l'aumento della spesa pubblica per l'istruzione, la creazione di una piattaforma che agevoli la ricerca di lavoro in Europa e maggiori finanziamenti per un programma Erasmus, non soltanto per gli studenti ma anche per gli insegnanti e i professionisti. Infine, come sottolinea Filippo Ghersini, anche maggiori tutele per i lavoratori che non riescono ad arrivare a fine mese, i cosiddetti working poor.

Dal forte senso di identità, ma anche dalla presunzione, tipica dell'idealismo, di avere un mandato storico, nasce la reticenza di Volt a schierarsi a fianco di altri partiti riformisti e europeisti. Come il Fronte repubblicano di Carlo Calenda, a cui ha aderito una parte del Pd e che comincia a far paura al Movimento 5 stelle: un sondaggio recente Swg lo dà dal 20-24%. Per Andrea Venzon la lista di Calenda esprime una presa di posizione moralmente e culturalmente condivisibile, ma non parla direttamente ai temi sociali che interessano al movimento Volt. Ma la dirigenza non si tira indietro del tutto: «Per adesso non facciamo parte della lista, poi un domani si vedrà». Intanto, l'ex ministro dello Sviluppo economico, già ospite al convegno di +Europa (che come Volt non ha sottoscritto il manifesto del Fronte Repubblicano) parlerà al prossimo meeting di Volt.

L'obiettivo del movimento è quello di riuscire a far eleggere 25 deputati in almeno 7 paesi diversi: Francia, Regno Unito, Spagna, Bulgaria, Belgio, Germania, Olanda ma anche Italia, dove però l'impresa sarà più difficile. A differenza degli altri paesi come la Germania, dove bastano poche migliaia di firme, in Italia, per potersi candidare, un partito ha bisogno di almeno 30 mila firme per circoscrizione, obiettivo che Volt Italia cercherà di raggiungere a partire dal convengo nazionale del 2 febbraio a Firenze.

Il giovane partito dovrà anche riuscire a superare la fatidica soglia di sbarramento del 4% che gli permetterebbe di presentarsi in Europa con 3 deputati (sui 76 che spettano all'Italia - un aumento di 3 rispetto alla precedenti elezioni grazie o a causa, secondo i punti di vista, dell'imminente uscita del Regno Unito dall'Unione Europea). La dirigenza del partito rimane fiduciosa: «Superiamo il 4% e poi vedremo con chi allearci. Ma non siamo soltanto un partito europeo», ha ribadito a Open Andrea Venzon, presidente del movimento. Il rischio che corre Volt è quello di contribuire ulteriormente alla frammentazione del voto, finendo per fare il gioco dei partiti «nemici». Ma, come ribatte Vinci, «la rivoluzione parte da lontano e le Europee sono soltanto il primo passo». Un'idea affascinante, che rischia di avverarsi.

 

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