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Tra gli studenti migranti che rischiano di lasciare l'Italia per il Decreto Sicurezza

Emma Bubola - 23/02/201915:07Aggiornato 23/02/2019 17:13

«Il messaggio che ci manda Salvini è che tutto quello che stiamo facendo non vale nulla, che andare a scuola non conta nulla», dice a Open Mustafa, un giovane gambiano

In Italia, circa il 60% dei dodicimila minori non accompagnati presenti sul territorio nazionale sta per diventare maggiorenne. Con l’approvazione del decreto sicurezza, il rischio che al compimento della maggiore età tutti coloro che godevano di protezione umanitaria non possano restare legalmente sul territorio, è aumentato. Molti degli studenti diciottenni o diciannovenni che vedranno scadere il loro permesso umanitario saranno obbligati a interrompere gli studi per cercare un lavoro al fine di ottenere un permesso di soggiorno.

Mustafa è uno di loro, frequenta la scuola superiore Francesco Ferrara di Palermo, dove studia ragioneria. Ad aprile scadrà la protezione umanitaria di cui gode e dovrà lasciare la scuola, perché per avere il permesso di soggiorno gli serve un contratto di lavoro che preveda almeno 25 ore settimanali. «Il messaggio che ci manda Salvini è che tutto quello che stiamo facendo non vale nulla, che andare a scuola non conta nulla», commenta Mustafa. Secondo il giovane gambiano, la priorità del governo è che gli immigrati lavorino, «ma per trovare lavoro bisogna imparare bene la lingua e la lingua si impara a scuola».

Niccolò Natali |

«Non si diventa maggiorenni in un giorno, ci preme che non siano interrotti da un giorno all’altro i percorsi d’inclusione e d’inserimento nel mondo del lavoro e nell’istruzione», aveva affermato Filomena Albano, garante per i diritti dell’Infanzia, ma le sue raccomandazioni sono state ignorate dai legislatori. I genitori di Mustafa non hanno studiato, ma hanno sempre spinto il figlio verso i libri.

Da quando è arrivato in Italia si è «sempre esercitato», ora parla bene l’italiano e passa i pomeriggi a fare il mediatore culturale per il Progetto Ragazzi Harraga, volto all’inclusione sociale di adolescenti immigrati. Dagli SPRAR e i centri della provincia di Palermo dove abitano, gli adolescenti prendono autobus o pullman e si ritrovano nel Convento di Santa Chiara a Ballarò, o negli uffici del Cesie, in via Roma, nel centro storico.

Lì imparano le basi della cultura italiana, ma anche a parlare in pubblico, mischiando sotto i loro cappellini da basket frasi di mandinka e di siciliano. Per Mustafa, l’integrazione passa per la lingua: «La scuola permette di fare tante cose, ma questa legge ci sta dicendo di stare a casa e di separarci dagli italiani. Se io non vado a scuola e non posso lavorare perché non so la lingua, cosa devo fare? Essere un delinquente. Tutti i migranti devono essere delinquenti»

La maggior parte dei minorenni e dei neomaggiorenni godeva in Italia della protezione umanitaria, giustificata dalla loro vulnerabilità. Molti di questi migranti adolescenti infatti, sebbene avessero il diritto di richiedere un permesso di soggiorno per minore età, preferivano percorrere la strada della protezione internazionale. L’iter per il permesso di soggiorno è infatti lungo e complicato e necessita documenti che i ragazzi spesso non hanno, come il passaporto. Con l’approvazione del decreto sicurezza, questa opzione è stata eliminata.

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«Quelli che un anno fa hanno fatto la domanda di protezione internazionale rischiano di ricevere un diniego e non possono ricorrere allo strumento della protezione umanitaria, abrogata dal decreto», spiega Albano. Gli unici a beneficiare della protezione saranno dunque ora quelli che rispondono alla definizione di rifugiato. Per i neomaggiorenni la fragilità o il rischio personale smettono di essere un fattore in gioco: di fatto, per restare in Italia è necessario provenire da un paese considerato pericoloso o avere un impiego.

Il Gambia, da dove vengono la maggior parte degli adolescenti seduti in via Roma, non è considerat un Paese a rischio ed è raro che chi fugge da qui ottenga lo status di rifugiato. Lo scorso ottobre, Amadou Jawo, un gambiano ventiduenne, si è suicidato dopo che la sua domanda di asilo politico è stata rifiutata.

Un emendamento al decreto sicurezza ha inoltre privato le questure della facoltà di convertire il permesso di soggiorno per minore età in permesso di studio o di attesa di occupazione. Questo avveniva per la regola del “silenzio assenso”, che permetteva alle questure di esprimersi anche in caso di ritardo del parere del ministero del Lavoro, salvando i ragazzi da una condizione di limbo che spesso si protraeva per mesi.

Save the Children, come l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, avevano chiesto di far rientrare nei casi di protezione speciale (che sostituisce la protezione umanitaria) i minori e i neo-maggiorenni. Ma la loro richiesta non è stata esaudita. «Noi comunque a Salvini gli vogliamo bene», conclude sorridendo Mustafa. 

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