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I movimenti che vogliono ridisegnare l'Europa: il «nuovo» Podemos

Valerio Berra, Emma Bubola - 02/03/201913:01Aggiornato 02/03/2019 13:10

Si oppongono all'austerity e a proposito del Movimento 5 stelle dicono: «Non possiamo allearci con nessun partito che sia alleato con la destra». Continua il viaggio di Open tra i nuovi partiti che si presenteranno alle prossime elezioni europee. L'intervista alla segretaria di Podemos per la Catalogna Noelia Bali

Alle prossime elezioni europee ci sarà anche chi contro l'establishment spara da sinistra. Ha solo 5 anni, ma Podemos è già la terza forza politica spagnola e lo è dal ventesimo giorno dopo la sua nascita.
Fondato dal politologo Pablo Iglesias, il partito nasce sull'onda del movimento 15-M, gli Indignados che occupavano le strade per ribellarsi a diseguaglianza e corruzione.

Ora Podemos è al governo in una coalizione con United Left e Equo, chiamata Unidos Podemos, che ha raccolto il 21% devi voti alle elezioni del 2016. Il partito anti-establishement e anti-europeo è stato criticato per aver firmato il budget di Sanchez, stringendo di fatto un'alleanza con il Partito Socialista. 

Il populismo di sinistra è quello teorizzato da Chantal Mouffe: «la strategia che costruisce una frontiera tra il "popolo" e l'"oligarchia": la sola frontiera politica che ha ragione di esistere». Podemos si oppone all'austerity, propone un reddito universale di base e fa della lotta alla povertà il suo cavallo di battaglia.

Contrari ad alcuni trattati di libero mercato, i militanti di Podemos combattono per l'accoglienza alle frontiere di chi sta scappando e per la cooperazione internazionale in materia ambientale. Un partito decisamente a sinistra il cui fondatore Errejón si definisce un «populista puro». Errejon si è formato in America latina studiando filosofia ed è convinto che la politica sia la sublimazione dell'antagonismo. il conflitto è per lui elemento fondante della vita sociale, caratterizza non solo l'opposizione fondamentale tra dirigenti e popolo, ma ogni causa sociale, dal femminismo all'ambientalismo.  

Inigo Errejon

Nel 2014, dopo solo quattro mesi dalla loro nascita, Podemos ha ottenuto l'8% dei voti alle elezioni europee. Il successo del partito a queste elezioni è stato però minacciato da una popolarità in calo e dallo scontro interno tra il leader Pablo Iglesias e il co-fondatore Íñigo Errejón. Pare infatti che Errejón abbia rinunciato a candidarsi con Podemos alle elezioni regionali spagnole di maggio per unirsi a un movimento chiamato Más Madrid (Più Madrid). Alle elezioni catalane di dicembre, Podemos ha deluso, aggiudicandosi solo una manciata dei 135 seggi disponibili.

Secondo Iglesias, aver fatto della politica una professione li ha portati a perdere la loro anima popolare. I recenti sondaggi lo dimostrano: Podemos sembra essere passato al quarto posto nelle preferenze di voto, dietro il Partito Socialista, il Partito Popolare e Ciudadanos. Iglesias sembra però determinato a «ristabilire la presenza fisica e retorica di Podemos nelle strade spagnole». Ne abbiamo parlato con Noelia Bail, segretaria di Podemos per la Catalogna.

Cosa sta succedendo in Catalogna?

«La situazione politica è complessa. Gli indipendentisti vogliono ottenere qualcosa, ma la via che hanno intrapreso non è corretta. Dall'altra parte c'è il governo spagnolo che fa finta di non sentire. Il problema è politico, ma invece di risolverlo negli spazi politici lo stanno risolvendo nei tribunali. La posizione della Catalogna rispetto all'Europa è molto diversa da quella della Spagna. Quì le persone sono molto europeiste e vedono l'Unione Europea come l'unica possibilità di ottenere quello che la Spagna non concede loro: il riconoscimento di uno Stato». 

Quanto sarà importante la questione dell'indipendenza catalana nelle elezioni europee?

«Nei prossimi mesi avremo tre incontri elettorali: si vota per il sindaco, per il parlamento spagnolo e per le europee. Saranno in molti a votare, ma le elezioni più sentite e partecipate saranno quelle locali, non quelle europee. Questo è tipico, ti preoccupi prima dei problemi della tua terra, della tua gente. Al momento infatti l'Unione Europea è vista molto distante dai cittadini. È come se si stesse creando un livello superiore che controlla gli Stati».

ANSA | Pablo Iglesias

Cosa succederà alle elezioni nazionali che ci saranno ad aprile?

«L'arrivo di Podemos ha permesso due scosse nella politica nazionale. La prima è la rottura del bipartitismo. Nelle elezioni la sfida non è più solo fra due grandi partiti. La seconda è che abbiamo portato i partiti politici a democratizzare i loro processi interni. Il lavoro che abbiamo fatto in Parlamento ha già portato diversi risultati, come l'aumento del salario minimo che è passato da 700 a 900 euro al mese. Siamo fiduciosi per le prossime elezioni. Siamo l'unico partito che ha un progetto politico che si basa sulle autonomie delle regioni spagnole. Vorremmo che la Spagna diventasse uno Stato fatto di Stati. Riconosciamo che qui c'è più di una nazione, più di un modo di vedere il territorio». 

Dopo le elezioni pensate di cambiare alleati al Parlamento Europeo?

«Per adesso Podemos si è presentata con tutti gli attori politici con cui è arrivata alle elezioni l'ultima volta. Per quanto riguarda le alleanze, vedremo che risultati ci saranno. Dobbiamo capire quale sarà la nostra percentuale e quali patti riusciremo a concludere». 

Tre cose che siete riusciti a fare in questi anni.

«Credo che la cosa più importante che abbiamo fatto sia stata far avvicinare l'Unione Europea ai cittadini. L'abbiamo portata nei territori e abbiamo spiegato agli spagnoli che le decisioni prese in Europa hanno una conseguenza diretta anche sulle loro vite. Abbiamo cercato di spiegare loro questi meccanismi, di aprire le porte del Parlamento Europeo. Gli altri due temi su cui abbiamo lavorato molto sono il femminismo e le energie rinnovabili».

ANSA | Pablo Iglesias e il coordinatore generale del Partito IU Alberto Garzon 

Tre cose che il suo partito potrebbe ottenere nei prossimi anni.

«Credo che continueremo sulla stessa linea. Il cambiamento climatico è una delle questioni più importanti da risolvere. Dobbiamo cambiare il modo di usare l'energia e passare a quelle rinnovabili. Lavoreremo ancora sul femminismo e insisteremo sulla democratizzazione dell'Europa. Non può essere che a Bruxelles si prendano decisioni importanti su cui gli Stati non possono intervenire. Si sta superando la sovranità degli Stati senza nessuna mediazione».

Farete un'alleanza con il Movimento 5 Stelle?

«Questa cosa la decideremmo a posteriori. Una cosa deve essere chiara: non possiamo allearci con nessun partito che è alleato con la destra. È la nostra linea rossa». 

Anche la Spagna ha la sua crisi dei migranti. Cosa può fare l'Unione Europea per fermarla?

«Quando si parla di crisi dei migranti stiamo parlando di rifugiati. Persone che a causa delle condizioni nel Paese di origine decidono che la loro vita è così pericolosa o instabile che non possono più vivere a casa loro. Non possiamo colpevolizzare la persone cha si deve spostare perché non può fare altrimenti. Noi, dal punto di vista economico, stiamo beneficiando di aree in situazione di guerra o da nazioni di cui stiamo prendendo le materie prime. Il rifugiato è solo il sintomo di una malattia che un Paese sta affrontando. Noi dobbiamo fare un passo oltre e metterci nell'ottica di aiutare queste nazioni e permettere loro di scegliersi il proprio futuro». 

Pensa che l'Europa stia facendo abbastanza per combattere il cambiamento climatico?

«Se comparati con gli Stati Uniti o la Cina, allora sì. Il nostro sforzo, però, è comunque insufficiente. Dobbiamo concentrarci su altre forme di energia: pulite e sostenibili. Il passaggio alle rinnovabili non è un tema tecnico, ma politico. Da un punto di vista pratico questo passaggio si può fare. Il problema sono le lobby che spingono per usare ancora energia fossile e i politici che preferiscono trovare soluzioni immediate. Le rinnovabili sono un ottimo investimento, bisogna pensare a un orizzonte futuro più ampio».  

 

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