LE NOSTRE STORIE

Maggiore cultura, chili in più e curiosità. Gli studenti stranieri che trascorrono un anno in Italia

Felice Florio - 14/03/201906:12Aggiornato 14/03/2019 08:36

Vivere un periodo della scuola superiore in un Paese diverso dal proprio cambia la prospettiva su temi di stringente attualità: frontiere e muri sono parole che si svuotano dopo essere stati accolti da una famiglia straniera. Ecco le voci dei ragazzi del programma Intercultura che hanno scelto di passare un anno in Italia

In un periodo in cui si sente parlare sempre più spesso di confini nazionali e frontiere, c’è una generazione che cresce senza muri. Cittadinanza: mondo. E sono tanti i programmi finanziati dall’Unione europea e da associazioni che hanno come principio la mobilità, come obiettivo lo scambio tra culture.

È interessante capire come mai i ragazzi provenienti da ogni parte del mondo scelgono di frequentare un anno di scuola in Italia. L’Onlus Intercultura, associazione nata nel 1955 «per contribuire a diffondere una cultura di pace attraverso gli scambi dei giovani», ogni anno organizza l’arrivo e la permanenza di circa 800 studenti stranieri.

 Maria, 16 anni, viene dalla Russia

«Ci aspettavamo uno studente e invece ci è arrivato un figlio» è lo slogan del progetto. In quasi 70 anni 25 mila famiglie italiane hanno vissuto questa esperienza interculturale. Maria, 16 anni, viene dalla Russia e ha scoperto nel nostro Paese il luogo dove costruire il suo futuro. «In Russia non esiste un indirizzo artistico nelle scuole. In Sicilia, invece, sto frequentando un liceo artistico ed è la mia vera passione». E quando parla di Noto, la città che l’ha accolta, non nasconde che passerebbe tutte le sue giornate mangiando arance e andando a dipingere in riva al mare.

 
Ricardo, 18 anni, viene dal Venezuela

Ogulcan, Sara Mei e Riccardo si sono conosciuti invece a Milano: il loro anno italiano lo stanno vivendo nel capoluogo lombardo. Vengono da tre Paesi lontani e diversi tra loro ma è bastato incontrarsi in una realtà estranea, fuori dalla cosiddetta comfort zone, per aprirsi l’un l’altro. «Perché la base per la convivenza felice e pacifica tra le culture è conoscerle. Ma conoscerle sinceramente», spiega Riccardo. A 18 anni è partito dal Venezuela per vivere 10 mesi in una famiglia italiana.

Ogulcan, 16 anni, viene dalla Turchia

«Una sera sono rientrato a casa più tardi. Ho detto ai miei genitori ospitanti di cenare senza di me. Quando ho aperto la porta di casa, me li sono trovati davanti arrabbiati per il ritardo, ma non avevano toccato nemmeno l’antipasto. Abbiamo mangiato insieme, e per me è stato molto importante». Ogulcan ha 16 anni, è venuto dalla Turchia perché ha sempre sognato di conoscere le tradizioni italiane. «La mia vita è cambiata», dice, e quando farà ritorno a Smirne «avrò molta più cultura e molti più chili».

 
Sara Mei, 17 anni, viene dal Canada

A Sara Mei, una 17enne canadese che è cresciuta in un ambiente multiculturale, la cosa che ha più impressionato è il calore dei milanesi: «A scuola, in giro, tutti mi chiedono da dove vengo, mi fanno domande sul Canada e sulle mie origini asiatiche. In classe il primo giorno mi sono saltati addosso», dice, «se ci fosse più curiosità e meno pregiudizi, il mondo sarebbe migliore».

Se sono quasi un migliaio i ragazzi stranieri che vivono un anno in una famiglia italiana, circa 2.200 ragazzi delle nostre scuole secondarie vincono il bando per partire all’estero. Dalla gettonatissima Irlanda, per imparare meglio l’inglese, al Paraguay, al Ghana e alla Nuova Zelanda. Sono 65 le nazioni che accolgono studenti italiani. Matilde, 16 anni, sta vivendo il suo anno “interculturale” a Hong Kong: «Dopo questa esperienza, vedo il mio futuro lontano dal mio paese in Toscana, adesso il mio confine è il mondo».

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