IL MONDO

Trump, in visita alle truppe, esclude altri ritiri e richiede il blocco degli asili

26/1220:08

Mentre il presidente visita le truppe stanziate in Iraq, il suo dipartimento di Giustizia prepara il ricorso alla Corte Suprema

Trump visita per la prima volta le truppe americane in Medio Oriente, accompagnato dalla First Lady. Hanno viaggiato durante la notte di Natale sull'aereo presidenziale, atterrando alla base areonautica di al-Asad, a ovest di Baghdad. Oltre a ringraziare i soldati per "il loro servizio, i loro successi e i loro sacrifici", il presidente ha aggiunto che non esiste nessun piano per ritirare i 5000 soldati americani presenti in Iraq: il paese "potrebbe essere una base avanzata se volessimo fare qualcosa in Siria".

 

La visita a sorpresa è una risposta a critiche recenti, in particolare a chi contestava a Trump di non aver ancora visitato una zona di guerra con presenza americana. Ma il fronte interno del presidente non si limita a questo.

 

C'è il rischio concreto che il blocco delle attività federali, il cosiddetto shutdown, possa continuare. 

 

Leggi anche: Cosa vuol dire "Shutdown"

 

Poi la decisione di ritirare le truppe da Siria e Afghanistan, che ha sconvolto l'apparato militare americano ed è costato le dimissioni immediate di Jim Mattis, l'ex generale segretario della Difesa.
Infine, la decisione della Corte Suprema di bloccare l'asylum ban, cavallo di battaglia elettorale spesso associato al muro tra USA e Messico. Ne avevamo già parlato qualche giorno fa:

 

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato l’ordine esecutivo dell’amministrazione Trump, che puntava a negare l’asilo politico a tutti i migranti che attraversano illegalmente la frontiera con il Messico. Il Governo aveva descritto l’asylum ban come un modo per affrontare la crisi migratoria alla frontiera, ma il provvedimento era già stato bocciato da diversi giudici federali. La Corte Suprema ha semplicemente confermato le sentenze dei tribunali inferiori.

 

Proprio durante il viaggio di Trump in Iraq, è trapelato che il presidente farà ricorso contro la giustizia americana, per provare in tutti i modi ad applicare la direttiva presidenziale sui (o contro, a seconda dei punti di vista) migranti. 

 

Il ricorso non riguarderà subito la Corte Suprema, ma partirà dalla più grande delle corti d'appello americane - quella della 9th Circuit, con base a San Francisco. Da qua è arrivata la decisione che ha fermato la direttiva presidenziale, a opera del giudice federale Jon S. Tigar.

 

Il verdetto di Tigar era stato confermato da una corte d'appello interna della 9th Circuit, presieduta dal giudice conservatore Jay Bybee. Era stata riconosciuta una contraddizione tra la direttiva e la legislazione americana. Negli USA esiste infatti l'obbligo legale di ascoltare la richiesta di asilo politico di chiunque temi di subire violenza nel paese d'origine, a prescindere da come sia arrivato sul suolo americano.    

 

A seguire,la Corte Suprema ha dato ragione alla corte d'appello, e quindi al giudice Tigar, con una maggioranza stringatissima: cinque a favore e quattro contrari (ai quattro voti a favore dei giudici liberal si è aggiunto quello di John G. Roberts, Presidente della Corte Suprema conservatore nominato da Bush figlio).

 
foto ANSA | Trump con le truppe americane stanziate ad al-Asad
 

Il dipartimento di Giustizia americano ha presentato un avviso al tribunale distrettuale della California settentrionale, facendo sapere che avrebbe contestato la decisione della corte d'appello. Si riparte da San Francisco, e dal giudice Tigar - si riparte da capo.  

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