IL MONDO

Nel 2018 il cambiamento climatico è costato 80 miliardi

27/1208:20Emma Bubola

L’Ong Christian Aid ha fatto un bilancio dei danni economici delle principali tragedie climatiche del 2018

Mentre in Indonesia continua la ricerca dei sopravvissuti allo tsunami che ha già ucciso 430 persone e ne ha costrette 22mila ad evacuare, la Ong Christian Aid ha valutato l’impatto economico delle catastrofi ambientali causate dal cambiamento climatico nell’ultimo anno. Il rapporto pubblicato il 27 dicembre contiene un bilancio dei 10 eventi più estremi del 2018, anno che rischia di diventare il quarto più caldo mai registrato, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale. Analizzando dati governativi, di banche e assicurazioni, Christian Aid ha stilato una classifica delle tragedie attribuibili al cambiamento climatico, che in totale sono costate al pianeta tra i 75 e gli 84 miliardi di euro.

 

Al primo posto, gli uragani Florence e Michael che hanno colpito gli Stati Uniti, i Caraibi e l’America Centrale tra settembre e ottobre e che secondo numerosi esperti sono stati intensificati dal cambiamento climatico. Oltre a uccidere quasi un centinaio di persone, hanno causato 33 miliardi di danni. Gli Stati Uniti occupano anche la seconda posizione in classifica con gli incendi in California, che hanno causato danni che vanno dai 7,5 ai 10 miliardi di dollari.

Meno mortale ma quasi ugualmente funesta in termini economici è stata la siccità che ha colpito l’Europa quest’estate, che dipende dall'estremizzazione dei fenomeni atmosferici. Nell'estate 2018 il nord e il centro Europa hanno sofferto prolungate ondate di calore e lunghe assenze di pioggia che hanno penalizzato i raccolti, assetato i pascoli e causato vari incendi. Christian Aid valuta le perdite europee a 7,5 miliardi di euro. Segue la siccità in Australia (tre 5,8 e 9 miliardi) in Argentina (6) e in Sudafrica (1,2), le inondazioni in Kerala (3,7 miliardi) e il tifone Mangkhut (tra 1 e 2 miliardi).

 
 

Il 2018 non rappresenta un'eccezione. Il 2017, anno degli uragani Harvey, Irma e Maria, è stato ancora più costoso, con danni che ammontano a 338 miliardi di dollari, secondo gli assicuratori Swiss Re, che valutano le perdite del 2018 a 144 miliardi. In generale, il costo economico del cambiamento climatico è in costante crescita, con un aumento del 150% negli ultimi 20 anni, secondo un rapporto dell’ONU.

Il rapporto di Christian Aid è stato criticato per aver valutato soltanto gli eventi più spettacolari, tralasciando fenomeni climatici che agiscono più lentamente e sul lungo termine, colpendo le popolazioni più vulnerabili, come l’innalzamento del livello del mare o la riduzione della biodiversità. Altri contestano il focus sui danni materiali causati alle infrastrutture, ai beni o alle abitazioni, sostenendo che trascuri la condizione di precarietà in cui versano i sopravvissuti.

 

"Sappiamo che ci sono moltissime emergenze ambientali silenziose, che l'impatto più severo del cambiamento climatico è quello umanitario, e che sono le popolazioni più vulnerabili a pagarne il prezzo", spiega a OPEN Kat Kramer, responsabile del cambiamento climatico per Christian Aid, "ma abbiamo scelto di lavorare sull'aspetto finanziario perché ci consentiva di misurare i danni". Kramer ammette che i destinatari del report sono i governanti e coloro che possono influenzarli, come le grandi compagnie assicurative: "dati come i nostri mirano a mostrare l'impatto del cambiamento climatico a livello globale, al di là dei singoli episodi, e a far comprendere che dev'essere affrontato urgentemente."

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