IL MONDO

"L'indipendenza porta disagi". La Cina rivuole Taiwan

02/0106:57

Il leader Xi Jinping: "Passaggio inevitabile. L'unificazione è requisito necessario per il grande ringiovanimento del popolo cinese"

L'annessione alla Cina di Taiwan è un passaggio inevitabile. Il messaggio che il presidente cinese Xi Jinping ha comunicato ai cittadini taiwanesi arriva dopo 40 anni di disgelo nelle relazioni tra i due Paesi. Il presidente ha ribadito in modo netto la richiesta di una unificazione pacifica, identificata come "requisito necessario per il grande ringiovanimento del popolo cinese". Una mossa per la quale, ha fatto sapere Xi, la Cina si riserva comunque "anche il diritto di usare la forza".

 
 

Attualmente Taiwan si autogoverna e risulta di fatto indipendente, ma non ha mai dichiarato formalmente la propria indipendenza dalla Cina e Pechino considera l'isola una provincia separatista. Nel suo discorso, il presidente Xi ha sottolineato come entrambi i Paesi facessero parte della stessa famiglia cinese e ha identificato l'indipendentismo di Taiwan come una "corrente avversa alla storia, che prima o poi sarebbe terminata", lasciando così passare il messaggio che le relazioni con Taiwan sono parte della politica interna della Cina. 

 

"Il popolo taiwanese deve capire che l'indipendenza porta disagi". Queste le parole di Xi, il quale ha poi aggiunto che Pechino non tollererebbe mai alcuna attività che promuova il separatismo. Il riferimento è a tutte quelle interferenze straniere o a quelle forze esterne che il governo cinese non lascerebbe agire indisturbate: "Pechino si riserva la possibilità di prendere tutte le misure necessarie contro chi interferisce con la riunificazione pacifica di Taiwan con la Cina", ha detto Xi Jinping.  

 

L'indipendentismo di Taiwan

 

Taiwan, il cui nome completo è Repubblica di Cina, è una repubblica semipresidenziale, uno Stato di fatto non annesso alla Repubblica Popolare Cinese. Secondo la sua presidentessa Tsai Ing-wen, che si è espressa un giorno prima del discorso di Xi, Pechino dovrebbe accettare l'esistenza di Taiwan e rispettare le sue differenze. Sin dalla sua nascita nel 1949, la Repubblica Popolare della Cina considera Taiwan come una provincia ribelle. E Pechino impone a tutti i paesi con i quali intrattiene rapporti diplomatici di rompere le relazioni con Taipei.

 

"Il Paese non intende rinunciare alla sua sovranità o fare concessioni sulla propria autonomia - ha detto Tsai -. Vorrei invitare la Cina (la Repubblica Popolare Cinese ndr) ad affrontare la realtà dell'esistenza della Repubblica di Cina", ha aggiunto riferendosi al nome formale dell'isola. E ancora: "La Cina dovrebbe rispettare l'insistenza di 23 milioni di persone e il loro desiderio di libertà e democrazia - ha sottolineato -. Per farlo, deve usare mezzi pacifici per gestire le nostre differenze". 

 
 
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