IL MONDO

Quanti sono gli italiani che combattono in Siria con le forze curde?

Angela Gennaro - 08/01/201923:15

Quanti sono gli italiani che, come Giovanni Asperti, combattono insieme ai curdi contro l'Isis? Numeri non altissimi ma "significativi", dicono gli esperti. "E Legati al mondo dell'antagonismo"

Quanti sono gli italiani che, come Giovanni Asperti, combattono insieme ai curdi contro l'Isis? “Un numero non trascurabile”, spiega a OPEN Matteo Pugliese, ricercatore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi). Nel 2017 “erano almeno una decina”. Giovanni Asperti, "Hiwa Bosco", è morto il 7 dicembre “a quanto pare nell'estremo nordest della Siria ad Al Malikiyah per un incidente: la zona è infatti lontana dall'ultima sacca di resistenza Isis vicino a Deir ez Zor”, dice ancora Pugliese. “C’è un precedente però: nel 2017 è stato ucciso dall'Isis alle porte di Raqqa Nazzareno Antonio Tassone, canadese di chiare origini italiane arruolato con l'Ypg curdo”. 

I volontari stranieri sono e sono stati in varie unità delle YPG - l'Unità di Protezione Popolare che è la milizia della regione a maggioranza curda nel nord della Siria e forza armata del Rojava - e ne esistono almeno due che ne raccolgono la maggioranza. Da un lato l'International Freedom Batallion creato nel 2015 e che comprende principalmente militanti turchi marxisti e anarchici. E dall'altro lo YPG International Batallion fondato da diversi italiani tra cui Karim Franceschi nel 2016: secondo Pugliese, "comprende antifascisti europei di sinistra", mentre secondo Claudio Locatelli è realtà composta da "anime non solo europee, tutte accomunate dalla lotta contro l'Isis. 

31 anni, originario di Curno in provincia di Bergamo, Locatelli vive a Padova ed è uno dei combattenti internazionali arruolatisi tra le fila curde dello Ypg per lottare contro l’Isis. Dal 2015, gli italiani che hanno combattuto in Siria accanto ai curdi sarebbero stati tra i 20 e i 25, racconta a OPEN Locatelli. È stato tra i liberatori di Raqqa in Siria. “In quel periodo, nel massimo vertice della battaglia, eravamo in quattro: io, un ragazzo di Varese, uno di Senigallia e uno di Torino, Jack”. Fabrizio “Jack” Maniero è proprio una delle cinque persone per cui la procura di Torino ha richiesto il regime di sorveglianza speciale.

Credit: Claudio Locatelli - Facebook

E oggi quanti sono gli italiani in Siria? Dovrebbero essere cinque, dice Locatelli, di cui due o tre ragazze. “Quello che ci accomuna è il senso di consapevolezza e responsabilità. Tutti abbiamo storie diverse”, dice l’attivista. “Ma tutti abbiamo dimostrato la consapevolezza che si tratta di qualcosa che ci riguarda. Abbiamo visto Nizza, Parigi… Questa non è la battaglia degli altri. È la nostra battaglia, del mondo in cui viviamo e direi anche del valore di non restare a guardare”. 

Tre gruppi diversi

Tre sono i filoni che spingono gli stranieri a combattere con i curdi contro l'Isis, spiega Matteo Pugliese: “quello anarchico a cui si riconducono gli italiani di Torino vicini al movimento NoTav e ai centri sociali”. Filone a cui apparteneva anche Giovanni Asperti e a cui appartengono anche, secondo l'analista dell'Ispi, l’inglese Anna Campbell, morta nel 2018, e Karim Franceschi. 

Il secondo filone è quello "indipendentista" a favore della causa del Kurdistan: a questo secondo filone, secondo il ricercatore, “fa riferimento ad esempio il sardo Pierluigi Caria identificato da una foto con la bandiera coi quattro mori, insieme ad altri indipendentisti baschi, bretoni e così via". Il terzo gruppo è quello degli ex militari o militanti di destra “il cui obiettivo è sconfiggere l'Isis per proteggere l'occidente e i curdi offrono solo una struttura per farlo: tra loro, l'ex alpino Alex Pineschi”.

Gli altri combattenti

Nel momento di massima adesione allo Stato Islamico, quando si registrava il più alto numero di partenze verso la Siria e l’Iraq - quindi tra il 2014 e il 2015 - "si è data esclusiva attenzione mediatica a chi partiva", dice a OPEN Matteo Bressan, analista della Nato Foundation. "Nel computo complessivo si è data attenzione a chi andava in Siria verso l’Isis ma ci si è dimenticati di chi ci è andato prima del successo dell’Isis e della conquista di Mosul, fin dal 2011. Non si è fatta un’analisi sugli altri combattenti stranieri che andavano a sostenere gli altri fronti, come le milizie filo-Assad e le forze curde". 

L'intelligence

Secondo le relazioni dell’intelligence italiana, i foreign fighter erano 93 nel 2015, 116 nel 2016 e 129 nel 2017. Tra questi, dice Bressan, i cittadini italiani sono 24. "Gli altri non avevano cittadinanza passaporto italiano, erano di altre nazionalità ma vivevano in Italia. Se confrontiamo questi numeri con quelli degli altri paesi, vediamo ad esempio che tutti i foreign fighters in Francia hanno passaporto francese.  

 
Il caso degli italiani andati a combattere con le milizie curde è, secondo Bressan, "interessante", perché fino a ora "ad essere attenzionati erano coloro che andavano a ingrossare le file dei jihadisti. L’attenzione oggi si intreccia a mio avviso con una saldatura rispetto a un certo ambiente legato all'antagonismo". 

 

 

 

Esiste, sottolinea Matteo Pugliese dall’Ispi, il problema di come relazionarsi con questi volontari al loro ritorno in Italia: la legislazione considera reato combattere all'estero per organizzazioni terroristiche, ma non è chiaro se lo Ypg e lo Sdf (le Forze Democratiche Siriane) siano tali. “La Turchia le considera legate al PKK e perciò terroristiche”, spiega Pugliese, “ma sono stati alleati degli Stati Uniti a Kobane e nell'offensiva che ha liberato Raqqa e il resto della Siria”. L'Italia, dal canto suo, “ha un atteggiamento ambiguo”: aveva ospitato a Montecitorio e in Rai “una comandante delle unità curde femminili perciò non è ritenuta organizzazione terroristica quanto piuttosto formazione di liberazione nazionale”.

"Nessuno si occupa di quanto sia assurdo che siano di più gli italiani che si arruolano nelle fila del terrore che quelli che come noi vanno a lottare per un'idea di società paritaria a partire dal genere e contro il fondamentalismo e l'Isis", lamenta Claudio Locatelli. "È ora che i comuni e le istituzioni locali riconoscano pubblicamente il valore degli italiani impegnati nella lotta al terrorismo. È quello che chiederò ufficialmente domani al comune di Ponteranica (comune di origine di Asperti, ndr.)"

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