IL MONDO

USA iniziano il ritiro delle truppe dalla Siria

Redazione - 11/01/201911:25

Dopo l'annuncio di Donald Trump dello scorso 19 dicembre, gli Stati Uniti hanno dato il via alle operazioni di ritiro dei soldati americani dalla Siria

Gli Stati Uniti hanno cominciato il ritiro dalla Siria. Il portavoce della Coalizione internazionale anti-ISIS in Siria, Sean Ryan, ha annunciato che «per questioni di sicurezza, non saranno discussi tempi, luoghi o il movimento delle truppe». Alcuni dettagli sono però arrivati dall'Osservatorio per i diritti umani in Siria che ha chiarito che nelle ultime ore, un convoglio di mezzi militari americani ha lasciato la Siria in direzione dell'Iraq attraversando il valico di Fishkhabur, sul Tigri, dalla città siriana di Rmeilan verso il Kurdistan iracheno.

Donald Trump aveva annunciato il ritiro delle truppe statunitensi lo scorso 19 dicembre, su Twitter: «Dopo le storiche vittorie contro l'ISIS è tempo di riportare i nostri giovani a casa». Una dichiarazione che aveva scatenato reazioni contrastanti all'interno dell'amministrazione americana. l generali in pensione Stanley McChrystal e John Kelly avevano criticato l’impulsività della decisione del presidente. Una reazione molto forte è stata quella di James Mattis, il segretario della Difesa del Governo Trump, che subito dopo la notizia del ritiro ha annunciato le sue dimissioni a partire da febbraio.

ANSA |

Il ritiro dalla Siria segna un momento di svolta nella politica estera statunitense dopo le guerre iniziate dalla presidenza George W. Bush in Afghanistan, nel 2001, e in Iraq, nel 2003. La politica interventista fortemente criticata che aveva fatto da propulsore all'elezione di Barack Obama, è stata totalmente oscurata dal nuovo corso di Donald Trump che, memore delle promesse fatte in campagna elettorale, ha deciso di diminuire l'impegno americano in Medio Oriente.

 ANSA |

Ma la decisione americana ha già avuto forti ripercussioni sugli attori locali impegnati nel lungo conflitto siriano, e sulle alleanze di lungo corso. L'8 gennaio Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan si è rifiutato di incontrare John Bolton, il consigliere per la sicurezza nazionale USA. Alla base del rifiuto ci sarebbero le divergenze tra i due Paesi sulla questione delle milizie curde del YPG stanziate nel nord-est della Siria. Il gruppo militare ha combattuto a fianco della coalizione USA nella lotta allo Stato islamico, e Washington vorrebbe garantirne la protezione. Ma Erdogan sembra già pronto, una volta completato il ritiro, a sferrare un attacco decisivo a un gruppo che Ankara considera nella lista delle organizzazioni terroristiche. 

Tuttavia, Mike Pompeo, segretario di Stato, in viaggio in Medio Oriente, nel suo discorso all'Università americana del Cairo ha ribadito che «gli Stati Uniti continueranno il loro impegno nella regione nella lotta allo Stato Islamico». Non sono, inoltre, mancate le stoccate all'eterno nemico iraniano: «Useremo la diplomazia e lavoreremo con i nostri alleati per cacciare ogni iraniano dalla Siria». Le truppe americane erano impegnate in Siria dal 2014 ed erano a capo di una coalizione formata, oltre che da diversi Paesi europei, anche da gruppi di opposizione siriani.

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