IL MONDO

Israele conferma l'attacco ai depositi di armi iraniane in Siria

Redazione - 13/01/201913:05

Il primo ministro ha dichiarato che i caccia israeliani continueranno a volare sopra Damasco. Per il capo delle forze armate Eizenkot lo sforzo militare israeliano deve concentrarsi sull’Iran, considerato il nemico più pericoloso

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato i raid aerei israeliani contro obiettivi iraniani in Siria. «Nelle ultime 36 ore - ha dichiarato - l’aviazione ha colpito depositi con armi iraniane nell’aeroporto internazionale di Damasco. Abbiamo operato con successo per bloccare la presenza militare dell'Iran in Siria». Le parole del premier arrivano durante una riunione di gabinetto, alla presenza di Gadi Eizenkot, capo uscente delle forze di difesa israeliane. «È una degna conclusione del tuo mandato» ha detto il premier ringraziando Eizenkot.

Secondo le notizie diffuse dall’agenzia di stampa siriana SANA, alcuni caccia israeliani provenienti dalla Galilea hanno colpito vari magazzini a sud-est della capitale. Non è la prima volta che Israele interviene in Siria con l'obiettivo dichiarato di bloccare i rifornimenti militari di Hezbollah. Lo stesso Eizenkot ha detto al New York Times che Israele è intervenuta in Siria “migliaia di volte”, per arginare l’influenza dell’Iran nel paese.

Eizenkot è convinto che lo sforzo militare israeliano debba concentrarsi sull’Iran, considerato il nemico più pericoloso, ancora prima che su Hamas nella striscia di Gaza. Secondo il generale, il piano di Tehran in Siria è di creare una forza di «100 mila combattenti sciiiti provenienti da Pakistan, Afghanistan e Iraq».

L’attacco all’aeroporto è l’ultimo di una serie di offensive israeliane.  L'agenzia SANA ha diffuso un comunicato del ministero degli Esteri di Assad, che oltre a definire l’attacco «una grave provocazione» e «un’aggressione vigliacca» accusa gli Stati Uniti di «offrire supporto politico, militare e mediatico al terrorismo di stato di Israele». Mosca non si è ancora espressa su quest’ultima operazione militare, ma ha mostrato recentemente di non gradire interventi israeliani, definiti «attacchi provocatori».   

Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, gli attacchi hanno anche uno scopo simbolico per Netanyahu: a prescindere dalle decisioni di Trump e Putin, Israele continuerà a considerare la Siria un bersaglio strategico.   

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