IL MONDO

Gilet gialli: «Le polemiche del Movimento 5 stelle sulla Francia non ci riguardano»

Redazione - 23/01/201906:20Aggiornato 23/01/2019 16:56

Open ha intervistato Mathieu Blavier, uno dei volti del movimento di protesta che partendo dai social network è arrivato tra le strade di Parigi

Mentre in Francia si parla di Gilets jaunesper fare il punto sui feriti dopo le manifestazioni, gli scontri e i tentativi di riconciliazione, in Italia si è tornati a parlare della Francia ma senza però far riferimento a quello che fino a qualche settimana fa era il caso politico più interessante dell'inizio del 2019. Dopo i tentativi (falliti) del vicepremier Luigi Di Maio di avvicinamento al "movimento dal basso" che - così è stato detto - ricordava i meet up pentastellati, la polemica anti-Macron ha preso un'altra strada.

Finiti gli appelli di solidarietà ai Gilet gialli si è passati all'attacco contro la Francia responsabile - secondo il vicepremier Luigi di Maio e l'esponente pentastellato Alessandro Di Battista - di praticare politiche "neo-coloniali" nell'Africa occidentale e di essere i mandanti morali dell'attuale crisi dei migranti nel Mediterraneo. Questa la sintesi di Di Battista che nello studio televisivo di Che tempo che fa ha aperto l'incidente diplomatico con la Francia parlando del Franco Cfa,

Per capire cosa ne pensano i Gilet gialli, ne abbiamo parlato con Mathieu Blavier, uno dei volti del movimento, già intervistato da Open in passato.

I gilet gialli hanno gradito le attenzioni del Movimento 5 stelle?

«Noi siamo un movimento apolitico. Per questo motivo non sentiamo di avere molto in comune con loro. Ma vuol dire anche che non vogliamo stringere alleanza con partiti politici. È il nostro Paese, non sarà certo l'Italia ad aiutarci».

Crede che i politici italiani abbiano ragione nel dire che la Francia è un paese colonialista?

«Ormai sono anni che non abbiamo vere e proprie colonie».

Ma crede che ci sia un legame tra la presenza francese e, più generalmente Europea, in Africa e i flussi migratori nel Mediterraneo?

«Sono stati compiuti molti atti malvagi in questi Paesi, sia in passato che più recentemente. Il che ha portato alla radicalizzazione. Ma non vedo legami evidenti tra l'emigrazione nel Mediterraneo e la presenza francese nei paesi africani».

L'immigrazione è un tema che vi interessa?

«Certo, anche se non tutti ne parlano. Per esempio c'è chi sostiene che sia una soluzione ai problemi demografici della Francia e dell'Europa. Altri invece sostengono che non farà altro che accrescere le diseguaglianza all'interno delle nostre società».

E di ciò che viene chiamato "neo-colonialismo"?

«No, non ne parliamo affatto».

Tornando invece al vostro movimento. Cosa vi aspettate dalle prossime settimane? Ci sarà ancora bisogno, dal vostro punto di vista, dei gilet gialli in futuro?

«Non ci fermeremo finché Macron non avrà lasciato l'Eliseo. Visto che in Francia continuano gli scontri e le violenze contro i manifestanti sono ancora all'ordine del giorno, mi piacerebbe che si tornasse a parlare di noi anche all'estero».

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