IL MONDO

Dopo Grillo all'Oxford Union approda Marion Le Pen

Riccardo Liberatore - 23/01/201921:03Aggiornato 24/01/2019 11:40

La nipote del fondatore del partito di estrema destra francese, il Fronte Nazionale, è passata anche da Oxford nel suo tour mondiale, suscitando nuove polemiche

La questione ormai è familiare: la libertà di espressione, per essere tale, deve essere assoluta? Lo scambio di opinioni e punti di vista contrastanti può prescindere dal rispetto di alcune regole basilari della vita democratica, come la tutela delle minoranze? Per alcuni studenti di Oxford, la risposta è «no». Infatti, la decisione da parte del celebre club di dibattito, l'Oxford Union, storica «palestra retorica» delle élite britanniche, di ospitare Marion Le Pen, è stata accompagnata da nuove proteste da parte di chi non vuole che l'università offra un palcoscenico prestigioso a personaggi politici ritenuti «tossici». 

 

 

Naima Omar di Stand up to Racism, un’organizzazione che combatte il razzismo, ha spiegato a Open che ad «accogliere» la politica francese c'erano circa un centinaio di manifestanti, tra studenti, attivisti e membri dei gruppi locali del partito laburista. Per loro, Marion Le Pen, è una persona non grata. Il motivo non è soltanto la sua passata appartenenza al movimento politico di estrema destra fondato da suo nonno, il Maresciallo Jean-Marie Le Pen e adesso capeggiato dalla figlia Marine, che lo ha ribattezzato Raggruppamento Nazionale. Naima Omar ha voluto sottolineare come le posizioni pubbliche della giovane Le Pen sui musulmani - definiti più volte da lei «traditori» - e la sua opposizione alle unioni gay in «difesa» della famiglia tradizionale fossero ritenute pericolose e inaccettabili da studenti e attivisti. Già prima dell'evento, alcuni studenti si sono lamentati sul gruppo facebook della Union.

 

 

Non è la prima volta che la scelta di ospitare un personaggio controverso come Marion Le Pen viene contestata dagli studenti dell'università: la stessa accoglienza è stata riservata anche a Steve Bannon, l'ex capo stratega del presidente americano Donald Trump e ideologo dell'alt-right americana e, ormai, anche europea. 

Viene spontaneo fare un confronto con l'intervento di Beppe Grillo all'Oxford Union, il 14 gennaio. Il comico era uscito tra i fischi degli studenti dopo un'esibizione considerata molto deludente per i ragionamenti poco chiari e la tendenza a evadere le domande della platea. Uno spettacolo che non era piaciuto agli studenti che desideravano un confronto più serio.

 

 

Eppure nel caso di Grillo le critiche e i fischi che arrivavano dalla platea erano soprattutto sullo stile, meno sui contenuti, ed erano soprattutto di provenienza italiana. La stessa Naima Omar, non aveva neanche sentito parlare dell'evento. Prima dell'arrivo di Grillo alcuni studenti avevano fatto qualche confronto con altri politici considerati estremisti, come Bannon appunto. Ma, come ha spiegato a Open Beatrice Faleri, una studentessa italiana di Oxford presente quella sera in platea, non c'era stata una mobilitazione fuori dalla sede della Union contro Grillo e molti studenti erano venuti «per curiosità». «Ci sono molti studenti che non la pensano come me» continua Falera «ma secondo me la Union ha fatto bene a invitare Grillo perché ci ha dato la possibilità di fargli qualche domanda. Inoltre, non è il populismo che la gente critica a mio parere, ma l'estremismo, i commenti omofobi o xenofobi. Se fosse venuto Salvini a Oxford, magari la reazione sarebbe stata la stessa che per Bannon o per Marion Le Pen».

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