IL MONDO

Arrestato Roger Stone, ex consigliere di Donald Trump

Redazione - 25/01/201915:36Aggiornato 25/01/2019 15:39

Il consigliere dovrà rispondere a sette capi d'accusa. Il primo e il più importante riguarda il ruolo che avrebbe giocato nell'hackeraggio dell'account di Hillary Clinton da parte di Wikileaks

L'inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller su Russiagate continua a regalare notizie. Dopo lo scoop di Buzzfeed nel quale si faceva balenare l'ipotesi che lo stesso Donald Trump avesse ordinato al suo avvocato Michael Cohen di mentire sugli investimenti del presidente americano in Russia, l'Fbi ha arrestato Roger Stone, ex consigliere di Trump. 

 

Stone dovrebbe presentarsi in tribunale giovedì per rispondere a sette capi d'accusa. Il primo e più importante riguarda il ruolo che avrebbe giocato nell'hackeraggio dell'account di posta elettronica del direttore della campagna elettorale di Hillary Clinton, sfidante di Trump nella gara presidenziale del 2016. Le email, finite in seguito sul sito di Julian Assange Wikileakscontenevano informazioni private sulla campagna elettorale ma anche su argomenti politicamente sensibili, come i discorsi che Clinton aveva fatto a Wall Street o le affermazioni sui legami tra l'Isis, l'Arabia Saudita e il Qatar.

 

Per l'accusa Stone avrebbe avuto contatti con Wikileaks, negandolo al Congresso. Per nascondere la verità avrebbe costretto anche il presentatore radio Randy Credico, un possibile tramite con Julian Assange, a fare altrettanto. Tesi che sarebbe provata da alcuni messaggi che Stone avrebbe ricevuto da «un membro autorevole» dello staff di Trump che si sarebbe congratulato con lui per la pubblicazione delle mail da parte di WikileaksDopo la pubblicazione, Stone ha anche gioito su Twitter, chiamando Assange «il suo eroe». 

 

L'inchiesta sulle possibili interferenze della Russia nella campagna presidenziale del 2016 continua a mietere vittime nella politica americana. Sono già molti i personaggi di alto profilo - dal Generale Michael Flynn all'ex capo della campagna elettorale di Trump Paul Manafort - la cui colpevolezza è stata accertata. La posta in gioco è alta: come ha ricordato Alexander Stille in un'intervista a Open, il 2019 potrebbe essere l'anno dell'impeachment del presidente americano. Per la portavoce del presidente Usa però «questa storia non ha nulla a che vedere col presidente, il presidente non ha fatto nulla di sbagliato». 

 

 

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