IL MONDO

Migliaia in piazza contro Maduro. Il generale delle forze aeree: «Riconosco Guaidó come presidente»

Felice Florio - 02/02/201919:47Aggiornato 02/02/2019 20:45

Arriva la prima grande defezione nell'apparato militare venezuelano: si tratta di Francisco Yánez, un generale delle forze aeree: «Disconosco la dittatura di Maduro, ha due aerei pronti per la fuga»

Nella giornata in cui migliaia di venezuelani si sono radunati a Caracas e nelle altre città del Paese per sostenere il presidente Juan Guaidó, è avvenuta la prima defezione nel grande apparato militare, da sempre al servizio di Nicolás Maduro. «Buongiorno popolo del Venezuela, mi rivolgo a voi per dire che disconosco l'autorità dittatoriale di Nicolás Maduro e riconosco il deputato Juan Guaidó come presidente incaricato della Repubblica Bolivariana del Venezuela», ha detto Francisco Esteban Yánez Rodriguez, generale della divisione per la pianificazione strategica delle forze aeree venezuelane. 

«Voglio assicurarvi che il novanta per cento delle forze armate non sta con il dittatore, ma sta con il popolo del Venezuela, che ha già sofferto troppo. La transizione verso la democrazia è imminente», ha aggiunto, prima di annunciare nel video su Twitter: «I miei compagni del gruppo 4 mi informano che il dittatore ha fatto allestire due aerei sempre pronti, a qualsiasi ora di qualsiasi giorno, per portarlo via».

 

 

Anche dagli Stati Uniti, dopo l'annuncio delle sanzioni sull'export degli idrocarburi, vale a dire una grossa fetta del Pil venezuelano, è arrivata una dichiarazione da parte di John Bolton. Il consigliere per la Sicurezza nazionale americana ha detto durante il programma The Hugh Hewitt radio show: «Auguro un lungo e quieto pensionamento a Maduro in una spiaggia carina lontano dal Venezuela. E dico che è meglio che si avvalga al più presto del consiglio, piuttosto che trovarsi a frequentare un'altra spiaggia come Guantanamo».

Mentre Maduro, in un discorso a Macarao, zona a ovest di Caracas, si è rivolto agli uomini della Guardia nazionale bolivariana dicendo: «Resto fermo e posso dirvi che vinceremo questa battaglia contro il colpo di Stato», una delle arterie principali di Caracas, Las Mercedes, è gremita di sostenitori di Guaidó.

A un certo punto della giornata, Maduro ha avanzato ufficialmente la proposta di nuove elezioni per rinnovare l'Assemblea nazionale, controllata saldamente dall'opposizione. La risposta è stata respinta in quanto «c'è l'urgenza di mettere fine all'usurpazione del potere», hanno fatto sapere dall'entourage di Guaidó, che invece chiede elezioni presidenziali trasparenti.

Le agenzie internazionali riportano che si è creata una folla compatta lunga mezzo chilometro che parte dal palco disposto per il comizio di Guaidó.

Quasi tutta la comunità internazionale ha riconosciuto Guaidó come presidente ad interim del Venezuela. In un voto del primo febbraio, in seno all'Unione europea, per approvare il riconoscimento di Guaidó come presidente dello Stato sudamericano fino a prossime elezioni, l'Italia è stato l'unico Paese su 28 a bocciare la proposta avanzata dalla ministra degli Esteri svedese Margot Wallstrom.

Nonostante siano pochi i Paesi che hanno scelto di sostenere senza riserve Maduro, il successore di Chávez ha tenuto un lungo discorso in risposta alle 333 piazze pro-Guaidó: «Voglio ringraziare i tanti Paesi che ci hanno manifestato la loro solidarietà». Tra Russia e Cina, Maduro ha citato anche «Roma».

Ma proprio in Italia la grande comunità di italovenezuelani «costituita da più di 2 milioni di persone», ha scritto una lettera al presidente Sergio Mattarella. «Il governo italiano si è messo dalla parte sbagliata della storia, aderisca alla posizione europea». Al governo si rimprovera una certa ambiguità sul sostegno a uno o all'altro leader venezuelano. In un tweet però, il sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi ha preso le distanze da Maduro: «Caro Nicolas Maduro, lascia subito. Nessuna solidarietà da Roma. Non ti riconosciamo come presidente. Elezioni subito».

Video agenzia Vista

 

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