IL MONDO

Il regime siriano ha ucciso la reporter Colvin: «Dovrà pagare 300 milioni»

Francesca Martelli - 02/02/201915:20Aggiornato 02/02/2019 18:23

Marie Colvin, corrispondente del Sunday Times morì nel 2012 a Homs, vittima di un attacco delle truppe di Bashar al-Assad. La Corte statunitense ha stabilito che fu deliberatamente presa di mira per le sue inchieste giornalistiche

La Corte statunitense ha stabilito che Marie Colvin, corrispondente del Sunday Times uccisa nel 2012, fu presa di mira dal regime siriano per le sue inchieste giornalistiche sulla resistenza dei ribelli a Homs (nel distretto di Baba Amr). «E' stata uccisa una cittadina americana, il cui lavoro coraggioso è stato fondamentale per comprendere quello che succedeva in quelle zone di guerra», ha scritto il giudice nella sentenza con cui ha condannato il regime di Bashar al-Assad a pagare un risarcimento di 300 milioni di dollari alla famiglia della reporter.

«L'essenza del giornalismo di guerra è sempre quella: qualcuno deve andare laggiù e vedere cosa succede», diceva la reporter statunitense. Morì il 22 febbraio 2012 a 56 anni, insieme al fotoreporter francese Remi Ochlik (classe 1983), vittima di un raid aereo mentre si trovava in un edificio controllato dall'opposizione sunnita. I due erano tra i pochissimi reporter ancora presenti nella città siriana sotto assedio e poche ore prima di morire, testimoniò quello che stava succedendo a Homs in una diretta televisiva per Channel4: «La portata della tragedia umana in città è immensa. Spero che le immagini di questi bambini possano smuovere i leader del mondo».
La sua storia è stata recentemente raccontata nel film A private war e nel documentario Under The Wire, con immagini inedite dell'assedio.

Il fotografo del Sunday Times Paul Conroy (coprotagonista del documentario Under The Wire) era con lei in Siria quando fu uccisa. Entrambi erano sprovvisti di visto ed erano entrati illegalmente a Homs attraverso la zona controllata dal Free Syrian Army. Sapevano dunque di rischiare moltissimo.
Conroy ha commentato così al Guardian la notizia della sentenza: «Sono sempre stato convinto non si fosse trattato di un attacco accidentale, vista anche l'artiglieria usata». Si erano conosciuti al confine tra Iraq e Siria nel 2003 ed erano poi stati insieme in Libia (quando venne ucciso Gheddafi).
Marie Colvin era stata corrispondente in Medio Oriente e aveva seguito numerosi fronti di guerra. Dalla ex Jugoslavia all'Egitto, dall'Afghanistan allo Sri Lanka, dove nel 2001 perse un occhio durante un attacco delle forze governative. Da allora portava una benda nera sul volto.

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