IL MONDO

Alabama, chiede la presenza di un imam all'esecuzione. Ma glielo negano

Cristin Cappelletti - 08/02/201917:21Aggiornato 08/02/2019 19:16

Aveva fatto causa allo Stato dell'Alabama per discriminazione religiosa. La Corte Suprema ha negato il ricorso procedendo con la sentenza

Dominique Ray, 42 anni, è stato giustiziato l'8 febbraio nel carcere di Atmore, in Alabama. Ma al momento dell'esecuzione capitale Dominique l'uomo non ha potuto avere al suo fianco un imam, una guida spirituale che lo confortasse prima del definitivo addio. Quanti diritti ha un condannato a morte? Dominque e il suo avvocato ci avevano provato fino alla fine.

Ray si era convertito all'Islam in prigione dopo aver passato 15 anni nel braccio della morte per aver stuprato e ucciso una bambina di 15 anni, Tiffany Harville, nel 1995. Per il momento dell'esecuzione aveva richiesto alla prigione di avere vicino un Imam, ma la sua richiesta era stata negata.

Dominique e il suo avvocato avevano quindi fatto causa allo Stato dell'Alabama sostenendo che i suoi diritti religiosi fossero stati calpestati e la sua pena era stata temporaneamente sospesa. Ma con 5 voti a favore e 4 contrari la Corte Suprema statunitense aveva dato il permesso a procedere. Un diniego motivato dal fatto di non poter ammettere una persona esterna, non dipendente della prigione, nella stanza delle esecuzioni per motivi di sicurezza.

All'imam è stato concesso di assistere all'esecuzione da una stanza separata. «Una decisione profondamente sbagliata», hanno dichiarato i quattro giudici liberali.

«Una religione non può essere preferita a un'altra», ha detto il giudice Elena Kagan. «Perché l'Imam di Ray non ha potuto ricevere le stesse istruzioni sul protocollo dell'esecuzione come accade per i cappellani cristiani»?.

Su richiesta di Ray nessun prete cristiano era presenta nella stanza al momento dell'iniezione letale. 

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