IL MONDO

Il reddito di cittadinanza in Finlandia non ha funzionato

Cristin Cappelletti - 09/02/201912:16

Lo studio ha coinvolto 2mila persone, che per due anni hanno ricevuto un salario minimo mensile di 56o euro. I partecipanti si sono dichiarati più felici e meno stressati, ma l'occupazione non è aumentata

Per due anni la Finlandia ha sperimentato il reddito di cittadinanza. Il primo studio completo a livello europeo ha coinvolto 2000 persone, che hanno ricevuto uno stipendio mensile di 560 euro. L'unica condizione richiesta per accedere alla sperimentazione era quella di non avere un lavoro. Dallo studio finlandese sono emersi due dati: da una parte, i livelli di occupazioni non sono migliorati; dall'altra i partecipanti hanno detto di sentirsi molto più felici e meno stressati. «I nostri risultati non sono stati così sorprendenti», ha detto Minna Ylikännö, ricercatrice a capo dello studio. «Il benessere delle persone aumenta quando hanno qualche sorta di sicurezza finanziaria. Si sentono più sicuri, stanno meglio ed è qualcosa che abbiamo riscontrato in altre paesi, non solo in Finlandia». 

Helsinki

Secondo Kela, l'agenzia governativa incaricata della ricerca, il reddito garantito non ha aiutato i beneficiari a trovare un lavoro o comunque non è stato dimostrato che chi ha trovato lavoro lo ha fatto grazie alla sperimentazione. Nonostante i dati empirici non abbiano evidenziato una crescita nel numero degli occupati, i sostenitori del redditto minimo sottolineano diversi vantaggi. In una società in cui i cittadini non devono preoccuparsi dell'affitto e non hanno difficoltà a fare la spesa si potrebbero diminuire i costi legati alla salute pubblica dando alle persone più tempo per perseguire i propri interessi. Uno dei partecipanti ha affermato di essere ancora senza un lavoro: «Non posso dire che il reddito minimo abbia cambiato la mia vita. Sto psicologicamente meglio, ma finanziariamente non così tanto».

Lo studio, secondo i ricercatori, non è esaustivo e ha bisogno di coinvolgere più persone e categorie. I neo genitori, per esempio, potrebbero usare il contributo economico in modo molto diverso da laureati o immigrati. I risultati - ovviamente - valgono soltanto per la Finlandia, dove il sistema di welfare è già molto robusto e il mercato del lavoro è più fluido. «Anche con questo esperimento, è molto difficile fare conclusioni sul reddito minimo», ha detto Ylikännö. «Dobbiamo considerare che lavoriamo in una società dove le persone si comportano in modo inaspettato. Per sapere quali saranno gli effetti del contributo economico dobbiamo, prima di tutto, implementarlo».

 

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