IL MONDO

L'ecologia fa perdere posti di lavoro o li fa guadagnare?

Open - 13/02/201906:30

Secondo un rapporto Ue ridurre la dipendenza dal carbone farà crescere occupazione e Pil in Italia e in Europa. Ma i «se» sono molti 

Con la transizione verde non solo si respirerà meglio, ma ci sarà anche più lavoro. È questa la conclusione del rapporto di Eurofound, l'agenzia europea per il miglioramento delle condizioni lavorative, per cui la difesa del carbone non ha giustificazioni economiche. Una conclusione provocatoria e ottimistica che fa intravedere la possibilità di raggiungere così due traguardi importanti: il primo è di attenersi agli obiettivi fissati al summit Onu sul clima a Katowice, in Polonia: ridurre del 40% entro il 2030 le emissioni di CO2 rispetto al 1990, limitando quindi l'aumento della temperatura sulla Terra a meno di 2 gradi centigradi. Il secondo invece è quello di ridurre la disoccupazione, o quantomeno di garantire l'occupazione e la crescita economica, che in Italia stenta a decollare.  

Secondo lo studio, grazie alla conversione ecologica l'Italia potrebbe registrare un incremento nei livelli di occupazione del +0,5%, pari alla media europea, superiore alla Francia (più vicina al +0,4%) ma inferiore rispetto alla Germania (+0,8%). Le stime per il Prodotto interno lordo (Pil) sono altrettanto incoraggianti: circa +0,7% per l'Italia e +1,1% l'Europa. I divari tra i vari Paesi si spiegano in parte in base alla loro dipendenza dalle importazioni di gas e di fonti di energia non rinnovabili. Una differenza che potrebbe incidere anche sugli equilibri nell'economia mondiale. Gli Stati Uniti per esempio potrebbero veder diminuire il Pil del 3.4%, mentre sia Cina che India dovrebbero crescere economicamente grazie alla maggiore efficienza energetica.

La crescita nell'occupazione è legata soprattutto agli investimenti nel settore delle rinnovabili. Anche in questo caso i benefici variano molto: la Lettonia dovrebbe trarne più vantaggi, mentre la Danimarca, già dotata di un'economia molto verde rispetto alla media europea, crescerà di meno. Secondo la stessa logica diminuiranno i lavori nell'industria mineraria e nel settore estrattivo e aumenteranno nel settore delle rinnovabili. A sorpresa dovrebbero crescere i posti di lavoro anche nel settore edile, grazie in parte agli investimenti nei nuovi impianti di energie rinnovabili. 

Le conclusioni del rapporto si reggono però su varie premesse. La prima, fondamentale, è che l'assetto sociale ed economico dei Paesi presi in esame non subirà cambiamenti drastici nei prossimi anni. I risultati non tengono conto di eventuali cambi nel prezzo dell'elettricità. Altre premesse fondamentali sono la capacità della forza lavoro di adattarsi ai cambiamenti preannunciati, acquisendo velocemente le competenze richieste, e la disponibilità di accesso da parte del settore privato ai finanziamenti necessari per la conversione ecologica. La partita più grande si giocherà invece sul fronte della capacità di innovazione di alcuni settori. Per esempio, il settore automobilistico sarà in grado di stare al passo con i tempi e di convertire la produzione di macchine a gasolio in macchine elettriche?

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