IL MONDO

È morto Opportunity, il rover dei record: 15 anni di onorata carriera

14/02/201913:44Aggiornato 14/02/2019 13:45

Ha scoperto le prove dell’esistenza di acqua liquida nel passato di Marte e ha stabilito il record di guida fuori dalla Terra, percorrendo più di 45 km

Ha resistito oltre le previsioni ma, alla fine, il rover della Nasa Opportunity ha smesso di trasmettere informazioni da Marte. Si conclude così il lavoro cominciato assieme al suo gemello Spirit nel gennaio 2004. Progettato per durare solo 90 giorni e viaggiare sul suolo del Pianeta per poco più di un chilometro, Opportunity ha superato la sua aspettativa di vita di 60 volte, percorrendo più di 45 chilometri, sopravvivendo al fratello, «morto» nel 2011.  

Un simbolo dell'esplorazione planetaria

Per oltre dieci anni il rover è stato un’icona dell’esplorazione planetaria, restituendoci con le sue immagini un pianeta Marte che oggi ci sembra sempre più vicino, con un passato in cui era presente l’acqua, scoprendo paesaggi che ricordano parecchio quelli terrestri. L’ultima trasmissione con Opportunity, attraverso un’antenna di 70 metri situata presso il Goldstone Deep Space Complex della NASA in California, è stata anche l’ultimo estremo tentativo in otto mesi di salvare la vita del vecchio esploratore robotico. John Callas del Mars Exploration Rover (Mer) ne parla come un medico che dichiara ufficialmente un decesso:

«Abbiamo fatto ogni ragionevole sforzo ingegneristico per cercare di recuperare Opportunity e abbiamo stabilito che la probabilità di ricevere un segnale è troppo bassa per proseguire le operazioni di recupero».

Ora i suoi eredi, Curiosity ​​​​​e prossimamente il lander InSight, ​​​​​porteranno avanti il suo lavoro, raccogliendone i frutti. 

Tutti i record di Opportunity

  • Il 20 marzo 2005 percorre in un solo giorno 220 metri;
  • Ha inviato più di 217 mila immagini, di cui 15 panoramiche a colori a 360 gradi;
  • Ha analizzato 52 rocce applicandovi con un pennello 72 bersagli aggiuntivi, in modo da prepararli all’analisi degli spettrometri e altre strumentazioni;
  • Ha trovato tracce di «ematite» proprio nel sito del suo atterraggio: si tratta di un minerale che si forma nell'acqua;
  • Sul cratere Endeavour rileva indizi inequivocabili dell'azione di antiche acque, questi segni ricordano parecchio quelli che si formano negli stagni e laghi terrestri.

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