IL MONDO

L'antisemitismo fantasma dei Gilet gialli

Open - 19/02/201919:40Aggiornato 19/02/2019 22:09

Il movimento francese non ha condannato apertamente l'aggressione verbale al filosofo francese Alain Finkielkraut, ma ha deciso di partecipare alle manifestazioni contro l'antisemitismo che si terranno in varie città francesi

Una condanna decisa degli insulti al filosofo francese Alain Finkielkraut non c'è stata. I Gilet gialli avevano smentito, commentato più che condannato apertamente il gesto attraverso un post sulla loro pagina Facebook in cui rivendicavano di non essere «nè politicizzati, nè sindacalizzati, nè antisemiti». Il 19 febbraio i Gilet gialli tornano in piazza, questa volta per partecipare insieme ad attivisti che non hanno nulla a che fare con il movimento, a una manifestazione contro l’antisemitismo.

Eppure ci sono dei segnali da non sottovalutare. Da una parte la presenza di militanti violenti di destra, noti come i «casseurs»,  più volte avvistati alle manifestazioni dei Gilet gialli. Tra questi ci sono anche Hervé Ryssen, militante di estrema destra negazionista. Tra i riferimenti politici di Ryssen, c'è anche David Duke, il capo del Klu Klux Klan americano, di cui ogni tanto condivide anche i tweet. Altro esponente dell'ala di estrema destra di questo variegato movimento è Yvan Benedetti, ex membro del Fronte Nazionale (oggi Raggruppamento Nazionale), il partito della famiglia Le Pen, per intenderci. Oggi Benedetti è al vertice del Partito nazionalista francese, che si definisce «antisemita e anti-ebreo». Recentemente il sito del partito ha rilanciato un video dedicato ai Gilet Gialli, intitolato «La rivoluzione in arrivo». Nel filmato tratto da un raduno di estrema destra, i Gilet gialli vengono definiti come «la Francia che non si arrende».

Poi c'è lo striscione dedicato al presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron, affisso a Parigi: «Macron, démission, en prison, pute à juifs, pendaison». L'iconografia movimentista dei Gilet gialli è ispirata, in parte, alle frasi e gesta del controverso comico francese Dieudonné M'bala M'bala. In più di un caso dei manifestanti sono stati fotografati mentre praticavano la «quenelle», il saluto simbolo di Dieudonné, descritto come un saluto laterale nazista. Dieudonné, una volta paladino dell'anti-razzismo, è stato condannato 8 volte per anti-semitismo, avvicinandosi negli ultimi anni sempre al Fronte Nazionale di cui era stato una volta fervido oppositore. In una delle sue trasmissioni ha anche ospitato Robert Faurisson, noto negazionista. 

È chiaro che in Francia è in atto, da destra, una battaglia per conquistare l'anima del movimento che sostiene di essere a-politico. Ma si tratta di una posizione che a lungo andare è diventata un alibi. Magari anche una strategia, resa plausibile dall'organizzazione orizzontale del movimento: uno vale uno, vale nessuno. Se da un lato questo fa sì che le decisioni importanti vengano prese - almeno in apparenza - con collegialità, è anche vero che rende molto difficile l'attribuzione di responsabilità per errori commessi, o peggio per atti violenti, come nel caso di Finkielkraut. 

Le immagini delle manifestazione a Parigi

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