IL MONDO

Moldavia, vincono i pro-russi ma la maggioranza è instabile

Redazione - 26/02/201909:51

Il partito socialista (Psrm) di Igor Dodon, filorusso, è arrivato primo alle elezioni legislative del 24 gennaio, senza però ottenere la maggioranza dei seggi

Il partito socialista (Psrm) di Igor Dodon, filorusso, è arrivato primo alle elezioni legislative del 24 gennaio, senza però ottenere la maggioranza dei seggi ma fermandosi al 31%. Al secondo posto, Acum, il nuovo partito anticorruzione e pro Unione europea di opposizione, si aggiudica il 26% delle preferenze. Arriva terzo il partito democratico, sedicente europeista, attualmente prima forza di governo. L'alleanza governativa aveva perso il sostegno a causa della corruzione dilagante e del calo degli standard di vita del Paese. Alla vigilia delle elezioni, i leader di Acum, Maia Sandu e Andrei Natase, avevano accusato di corruzione la leadership del partito democratico e avevano affermato di essere stati avvelenati con del mercurio.

Il presidente moldavo Igor Dodon ha messo in guardia sull'eventuale possibilità di nuove elezioni e ha avvertito che l'esito inconcludente del voto potrebbe causare una forte instabilità politica nel Paese. Nonostante le previsioni, il risultato della coalizione pro-russa è stato deludente: il Psrm non sarà in grado di governare da solo e dovrà formare una coalizione con uno dei principali partiti. L'alleanza più probabile sarà quella con il partito democratico, ma si tratta di un'ipotesi che creerebbe una situazione che non giova né a Mosca né a Bruxelles. 

Igor Dodon, presidente della Moldavia

Gli occhi dell'Europa erano puntati su questa elezione che aveva il potenziale di rimettere in discussione gli equilibri dell'area, contesa tra sentimenti pro-russi e pro-europei. Mentre il 70% delle esportazioni moldave è diretto verso l’Ue, da cui il paese riceve consistenti aiuti economici, la Russia rimane comunque molto influente nell'ex Repubblica sovietica. Mosca fornisce a Chisinau il 95% del suo fabbisogno di gas, continua ad avere truppe stanziate sul territorio e molti moldavi sentono ancora una sorta di nostalgia nei confronti della Russia e della comune storia comunista. 

Più di tre milioni di persone sono state chiamate al voto in Moldavia, paese da cui proviene l'ottava comunità di immigrati in Italia, ma l'affluenza è stata minima, al 49%, la più bassa da quando la Moldavia è diventata indipendente nel 1991. La democrazia dell'ex Repubblica sovietica è da anni tenuta sotto scacco da alti livelli di corruzione. La Moldavia è anche uno dei paesi più poveri d’Europa e un milione di elettori, emigrati in Europa o in Russia per lavoro, non si trovavano sul territorio nazionale il giorno del voto.  

La Moldavia ha firmato nel 2014 un accordo di annessione all'Unione Europea, considerato un primo passo verso un possibile ingresso, ma il degradarsi della democrazia moldava ha pregiudicato le relazioni con l’Ue. L’anno scorso il Parlamento europeo ha definito la Moldavia «uno Stato ostaggio di interessi oligarchici». Il paese è al 117esimo posto nell’Indice della percezione della corruzione di Transparency international e il supporto per l’Unione europea è passato dal 65% nel 2010 al 40% nel 2016.

L'aumento della popolarità del partito pro-russo è stata rafforzata anche dallo scoppio di uno scandalo bancario: nel 2014 l’equivalente di circa 1 miliardo di euro (⅛ del Pil moldavo) si è volatilizzato e tre delle maggiori banche del Paese hanno cessato di esistere. Alti esponenti del Governo sono stati coinvolti e la fiducia per il Partito Democratico, sedicente europeista e principale forza di governo, è precipitata. Dopo questo scandalo, il partito socialista, vicino alla Russia, ha riguadagnato consensi ed è stato premiato alle urne. 

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