IL MONDO

Chelsea Manning di nuovo in carcere, la fonte di Wikileaks sceglie di non testimoniare

Valerio Berra - 08/03/201919:08Aggiornato 11/03/2019 10:37

Il grand jury le ha chiesto di rilasciare la sua testimonianza nelle indagini che riguardano la piattaforma creata da Julian Assange. Manning si è rifiutata, una decisione che l'ha portata direttamente in prigione

In carcere, di nuovo. Chelsea Manning si è rifiutata di testimoniare davanti al grand jury che sta indagando su Wikileaks. Una decisione che le è costata la prigione, fino a quando non deciderà di testimoniare o fino a quando il grand jury non finirà la sua indagine. La donna è la fonte di una delle più grandi fughe di notizie dell'esercito americano.

Era già stata in carcere e le sue condizioni di vita erano apparse talmente inumane che 250 esperti di legge americana avevano scritto una lettera aperta per condannarle. Il grand jury, nella giurisprudenza statunitense, è una giuria che si occupa della fase preliminare di un processo: valuta se le prove raccolte contro un indagato sono sufficienti per iniziare tutto il percorso giudiziario.

Chi è Chelsea Manning, da Collateral Murderal perdono di Obama

Il nome di Manning è uno di quelli che hanno costruito la storia di Wikileaks, la piattaforma per condividere informazioni in forma anonima creata da Julian Assange. Manning era un analista informatico dell'esercito statunitense. La mancanza dell'apostrofo non è un errore. In quel periodo Manning era un uomo e portava il nome di Bradley Edward. Il 29 luglio 2010 è stata arrestata con l'accusa di aver diffuso materiale secretato dell'esercito americano.

Chelsea Manning, una delle fonti più importanti di Wikileaks

Il video simbolo di questo caso si intitola Collateral Murder e mostra due elicotteri militari Apache che uccidono 12 civili disarmati. Il video è stato portato agli occhi della stampa da Julian Assange durante una conferenza. Il contenuto è stato diffuso il 5 luglio 2010 e ha anticipato il rilascio nell'ottobre dello stesso anno di oltre 300 mila documenti riservati su casi di torture e abusi dell'esercito americano durante la guerra in Iraq.

Il 21 agosto 2013, Manning è stata condannata a 35 anni di prigione, poi scontati da Barack Obama che il 17 gennaio 2017 gli ha concesso la grazia. Nei suoi anni di carcere l'ex analista ha cambiato sesso, iniziando una cura ormonale per diventare donna. In carcere le sue condizioni avano scosso l'opinione pubblica. David House, informatico e ricercatore, dopo esserla andata a trovare, aveva dichiarato che era in isolamento per 23 ore al giorno, l'unica ora che le restava nella giornata poteva usarla per camminare in circolo dentro una stanza.

L'account Twitter ufficiale di Chelsea Manning ha pubblicato una nota in cui si legge: «Non parteciperò a un processo segreto a cui moralmente sono contraria, in particolare uno che è stato storicamente usato per intrappolare e perseguitare degli attivisti».

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