IL MONDO

Marte, una donna potrebbe essere il primo essere umano ad arrivare sul pianeta

Juanne Pili - 13/03/201918:31

Le donne recupereranno il tempo perduto rispetto ai colleghi uomini nello spazio. A fine marzo due astronaute opereranno per sette ore fuori dalla Stazione spaziale internazionale, altre sono in prima fila per mettere piede su uno dei pianeti più vicini alla Terra

Il direttore della Nasa Jim Bridenstine lo disse già lo scorso 8 marzo, durante il programma radiofonico Science friday: le donne sono in prima linea nei programmi previsti a breve dall’Agenzia spaziale americana, ed è molto probabile che una di loro sarà la prima a mettere piede su Marte. A una ragazza che gli chiedeva su Twitter se ci saranno astronaute almeno nelle prossime missioni lunari, Bridenstine aveva risposto «assolutamente». Intanto, per la fine di marzo è prevista la «passeggiata spaziale» delle astronaute Anne McClain e Christina Koch: opereranno fuori dalla Stazione spaziale internazionale per almeno sette ore. Forse la Nasa ha un bel po’ di cose da farsi perdonare, se pensiamo al notevole ritardo con cui ha permesso alle donne di partecipare alle imprese spaziali, anche se è stata proprio una scienziata, Reatha Clark King, a contribuire allo sviluppo della tecnologia dei razzi.  

Wikipedia | Le astronaute Anne McClain e Christina Koch

Le prime donne nello spazio

Nel cinema il primo a portare una donna nello spazio fu il regista Fritz Lang nel suo ultimo film muto del 1929. Si intitolava «Frau im Mond», «Una donna sulla Luna». Grazie alla consulenza dei pionieri della missilistica Herman Oberth e Willy Ley riuscì anche a illustrare i fondamenti scientifici dei viaggi spaziali, per come venivano pensati allora.

Fritz Lang, 1929 | Una scena di Frau im Mond

Le prime donne nello spazio invece sono le cosmonaute dell’Unione sovietica, a partire da Valentina Tereskova nel 1963.

WikiCommons | La cosmonauta Valentina Tereskova

Anche gli americani avevano pensato di mandare delle donne nello spazio, ma non hanno cominciato proprio col piede giusto. Nel 1961 vennero selezionate 13 donne per il progetto «Mercury 13». Il programma venne finanziato da privati per verificare se le donne fossero effettivamente in grado di reggere un viaggio spaziale. Nonostante fossero risultate idonee, il programma venne cancellato. Eppure mentre i colleghi maschi superavano i test con un tasso di successo del 56%, le donne arrivarono al 68%.

Wikipedia | Sette delle 13 astronaute del progetto «Mercury 13»

Essendo in media più piccole e leggere, le astronaute consumano meno risorse e quindi avrebbero potuto essere molto più adatte degli uomini a viaggiare in una capsula spaziale angusta come quelle dell’epoca. Dal progetto «Mercury 13» passarono molti anni prima di vedere una donna americana nello spazio, fino al 1983 per vedere l’astronauta Sally Ride a bordo dello Shuttle Challenger.

WikiCommons | L'astronauta americana Sally Ride

Negli Stati Uniti puritani di allora uno dei maggiori «ostacoli» che impediva alle donne di andare nello Spazio erano le mestruazioni. Gli ingegneri si chiedevano preoccupati quanti tamponi avrebbero dovuto caricare a bordo. Oltre a questo ci si chiedeva se il ciclo avrebbe potuto influire negativamente sulla loro capacità di svolgere compiti in assenza di peso. Resta un mistero invece la ragione per cui non si potessero portare nello spazio astronauti neri.

Gli ostacoli di un viaggio su Marte

Come già ampiamente annunciato è molto probabile che le prime persone destinate a piazzare una bandierina sul suolo marziano siano già nate. Prima ancora, il ritorno sulla Luna sarà una tappa obbligata per risolvere dei problemi che tutt’oggi rendono il viaggio umano verso Marte impraticabile, come aveva spiegato a Open l’astronauta e astrofisico Umberto Guidoni:

Intanto i tempi di viaggio sono molto più lunghi: se per arrivare sulla Luna ci vuole qualche giorno, per Marte ci vorrebbero dai sei agli otto mesi … Tutto questo ha delle conseguenze sulla complessità del veicolo, sia per il trasporto degli astronauti, sia per le condizioni in cui si troveranno a vivere. L’assenza di peso ha un effetto debilitante sul corpo umano, rende le ossa più fragili e i muscoli più deboli, come abbiamo visto anche con gli astronauti che rientrano dalla Stazione spaziale: non sono in grado di muoversi da soli all’inizio, hanno bisogno di una fase di recupero delle forze, ma su Marte ovviamente non ci sarà un ospedale ad aspettarli.

Oggi non possiamo più negare che esiste questa possibilità ma ci vorrà ancora un po’ di tempo. Dovremo capire come superare i limiti che il nostro stesso corpo ci pone. Persino il limite del 2030, data a cui molti pensano per l'arrivo sul pianeta rosso, potrebbe essere superato. 

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