IL MONDO

«Legami (anche economici) tra la lobby delle armi Usa e l'estrema destra australiana». L'inchiesta di Al Jazeera

Redazione - 26/03/201910:50Aggiornato 26/03/2019 14:31

L'emittente ha infiltrato per tre anni un giornalista nel partito di estrema destra australiano One Nation avrebbe chiesto alla NRA consigli e donazioni su come promuovere leggi più morbide sulle armi

Come vendere un massacro è il documentario inchiesta di Al Jazeera che svela come la National Rifle Association, un'organizzazione americana che agisce in favore dei detentori di armi, cerchi di condizionare l'opinione pubblica e la stampa negli Stati Uniti, ma non solo.

Per tre anni un giornalista australiano sotto copertura ha filmato con telecamere nascoste i tentativi del gruppo di estrema destra australiano, One Nation, di ottenere finanziamenti dalla potente lobby americana per promuovere campagna pro armi al Senato e ammorbidire le severi leggi australiane in materia di uso e possesso di armi.

Come rispondi a una sparatoria di massa? «Prima non dire niente, e se i giornali continuano, passa all'offensiva», è quello che afferma la NRA nelle riprese sotto copertura fatte dal giornalista australiano Rodger Muller.

Dopo la strage in Nuova Zelanda e la decisione del governo di bandire l'uso di armi semi automatiche, il documentario getta molte ombre sulle potenti lobby delle armi americane e il loro potere anche oltre oceano. I filmati segreti mostrano come la NRA, deliberatamente, a seguito di tragedie causate da sparatorie di massa, cerchi di manipolare la copertura mediatica per favorire la sua agenda pro-armi.

Nelle scene immortalate dal giornalista, che per tre anni ha lavorato sotto copertura fingendosi il leader di un gruppo a favore di un maggiore e più facile accesso all'uso delle armi in Australia, il partito australiano One Nation ha provato ad assicurarsi un supporto finanziario di 20milioni di dollari da gruppi pro armi americani.

Nelle immagini la NRA fornisce al partito australiano linee guida su come gestire le domande dei media alla luce di massacri. «Cercatevi dei giornalisti che condividano le vostre idee. Dovete avere qualcuno dalla vostra parte nei giornali».

Shutterstock | Manifestazioni contro la National Rifle Association

«Puntate su storie di persone che sono state derubate, che hanno visto ladri entrare in casa, che sono state picchiate o qualunque cosa che possa farvi dire: "avrebbero potuto essere aiutate se avessero avuto una pistola" e questo sarà il punto di vista delle vostre storie, dovrete pubblicizzarne dalle due a cinque a settimana».

Sono queste le frasi raccolte fugacemente nel documentario di 50 minuti, parole che provengono da una delle maggiori lobby americane in materia di controllo armi.

Il partito australiano One Nation, guidato dalla senatrice Pauline Hanson, ha infatti a lungo cercato di allentare le leggi sulle armi da fuoco del paese, che vieta quasi tutti i fucili automatici e semi-automatici e i fucili da caccia. Le regole, alcune delle più restrittive del mondo, furono introdotte nel 1996 dopo che un uomo armato con un fucile semiautomatico uccise 35 persone nella città di Port Arthur.

E mentre la vicina Nuova Zelanda deve fare i conti con le cinquanta vittime uccise da un suprematista bianco armato di Kalashnikov, l'Australia vuole ottenere milioni di dollari per indebolire una legge che nel Paese ha permesso di mettere al "sicuro" la popolazione che dagli anni '90 non ha più dovuto assistere a tragedie simili.

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