IL MONDO

Pamela Anderson sotto shock per l'arresto di Assange: «Londra, come hai potuto?»

Redazione - 12/04/201904:42

La celebre attrice di Baywatch, molto vicina al fondatore di WikiLeaks, si è sfogata su Twitter dopo la notizia del suo arresto 

Benché non sia mai stata chiara la natura del rapporto tra Pamela Anderson e Julian Assange, resta il fatto che tra i due un legame di amore o di amicizia c'è stato e c'è ancora. Perché, dopo la notizia dell'arresto del fondatore di WikiLeaks, la Anderson si è detta «scioccata» per l'accaduto e si è lasciata andare a uno sfogo su Twitter che non ha risparmiato nessuno: dalle autorità inglesi al presidente Trump, passando ovviamente per l’Ecuador.

Lo sfogo di Pamela Anderson

«Non sono riuscita a sentire chiaramente cosa stesse dicendo. Mi sembrava messo molto male. Ecuador, come hai potuto permettere questo? Come hai potuto Regno Unito? Certo, siete stronzi americani e vi serviva un diversivo per distogliere l’attenzione da quella stronzata idiota della Brexit».

Ma Anderson non si è fermata alle accuse nei confronti di Gran Bretagna ed Ecuador. «E gli Stati Uniti? Questo presidente tossico e codardo deve mobilitare la propria base elettorale? Sei un crudele egoista. Vi siete rimangiati tutte le parole. Siete il male, dei bugiardi e dei ladri. Voi marcirete e noi risaliremo».

Le ragioni dell’arresto di Assange 

Julian Assange è stato arrestato dopo che l'Ecuador gli ha revocato l'asilo politico. Gli agenti della polizia inglese lo hanno fermato davanti all’ambasciata dell'Ecuador a Londra, dove il 47enne viveva dal 2012 come rifugiato politico. Secondo quanto riferito da Scotland Yard, l’arresto sarebbe avvenuto sotto richiesta delle autorità statunitensi che avrebbero emesso un mandato di estradizione sulla base dell’accusa di pubblicazione di documenti riservati durante le elezioni presidenziali.

Inoltre, il giornalista e attivista australiano avrebbe più volte violato le regole imposte dallo status di rifugiato politico e per questo lo scorso anno è stato messo in isolamento per sei mesi: privato dell’uso della connessione a internet e della possibilità di ricevere visite. Un altro capo di accusa risale invece al 2010, quando Assange venne accusato di stupro, molestie sessuali e coercizione illegittima in Svezia. Un caso che, dopo l’archiviazione del 2017, potrebbe essere riaperto entro l’agosto del 2020 - prima della prescrizione - solo nel caso in cui Assange mettesse nuovamente piede in Svezia. 

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