IL MONDO

Provaci ancora Facebook: nuove misure contro le fake news

Juanne Pili - 11/04/201918:14

Il social network torna all'attacco della disinformazione che circola sulla piattaforma. Una guerra ai contenuti d'odio che va avanti dal 2016 e ora si dota dei migliori strumenti per il fact-checking. Tra i principali bersagli, i gruppi più attivi nel disinformare gli utenti

Questa volta a finire sotto torchio saranno i gruppi che diffondono contenuti che usano un linguaggio finalizzato all’odio e alla disinformazione. Facebook continua una lotta che sembra infinita e non priva incidenti di percorso. Sulla piattaforma continuano a esistere e ad agire gruppi e pagine che riescono a organizzare vere e proprie «spedizioni punitive» contro utenti sgraditi, come spesso capita, per esempio, in ambito no-vax.

Il nuovo progetto di del social network ha come missione quella di agire in modo risoluto: una volta identificati i gruppi che alimentano la diffusione di fake news, saranno resi meno «visibili». Un provvedimento che non resterà confinato ai soli contenuti testuali, ma riguarderà anche i video.

Fondamentale sarà poi l'aiuto dell’agenzia di stampa Associated Press, come servizio esterno di fact checking. Negli Stati Uniti, questa collaborazione porterà all’inserimento di appositi «indicatori» che permetteranno agli utenti di orientarsi meglio nella home

«Remove, reduce, and inform»

Si tratta di uno dei tanti provvedimenti che Facebook adotta - ormai dal 2016 - per far fronte a un uso illecito da parte di società interessate a lucrare sui dati personali degli utenti, campo in cui lo stesso social network ha avuto delle responsabilità ammesse anche dal suo fondatore Mark Zuckerberg.

Si pensi allo scandalo di Cambridge Analytica ​​​​​​(oggi Emerdata), ma anche al Russiagate che apre un capitolo nella storia dell’uso dei social media dedicato a possibili attività da parte dei servizi di intelligence per radicalizzare il dibattito politico, problema che affligge anche Twitter.

Tutto questo si traduce in tre parole: «remove, reduce, inform». Quasi un motto che si spera non rappresenti un mero tentativo di svuotare il mare con un secchiello. Un accorgimento che sembra promettente è quello di introdurre dei segnali di «click-gap» che potranno misurare la differenza tra link in entrata e in uscita, restituendo informazioni preziose sull’affidabilità dei contenuti condivisi sulla base dei domini associati.

Su Messenger, invece, sarà possibile vedere l’etichetta «utente verificato» con nuove funzionalità così da permettere un più facile blocco dei messaggi molesti, traendo frutto dall’esperienza di WhatsApp, altro bacino importante di notizie false partorite dagli odiatori virtuali.

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