IL MONDO

Un fiume di coca nella guerra tra Trump e il presidente colombiano

David Puente - 12/04/201917:47Aggiornato 18/04/2019 12:30

Nonostante gli sforzi del presidente colombiano eletto ad agosto 2018, Iván Duque, Donald Trump è passato dal definirlo «bravo ragazzo» a ritenerlo responsabile dell'aumento del traffico di stupefacenti negli Stati Uniti

Donald Trump aveva riconosciuto in Iván Duque il nuovo alleato nella lotta contro il narcotraffico proveniente dalla Colombia. Il neo presidente colombiano era stato eletto il 7 agosto 2018 e aveva promesso una serie di iniziative volte a ridurre drasticamente le coltivazioni di coca presenti nel territorio, al fine di contrastare la produzione delle sostanze stupefacenti che vengono infine diffuse all'estero e in particolar modo negli Stati Uniti.

A distanza di circa otto mesi e nella libertà di uscire dai canoni che contraddistingue il Presidente americano, Trump ha aspramente criticato l'amico Duque per l'aumento del narcotraffico per poi minacciarlo di tagliare i fondi destinati alla Colombia pari a 265 milioni di dollari per l'anno 2019. Anche l'ambasciata americana a Bogota ha criticato l'amministrazione colombiana in un tweet:

Nel giugno del 2018 il National Control Control Policy degli Stati Uniti (Ondcp) aveva pubblicato un rapporto dove vengono riportati i numeri del fenomeno: un aumento delle coltivazioni dell'11% dal 2016 (188 mila ettari) al 2017 (209 mila ettari) e un aumento della produzione di cocaina pura del 19%, passando da 772 tonnellate nel 2016 alle 921 del 2017. Numeri che davano man forte all'attuale presidente colombiano, eletto un mesi dopo, per addossare le colpe al suo predecessore, Juan Manuel Santos, in carica dal 2010.

Ondcp | Coltivazione di coca e produzione di cocaina in Colombia dal 2008 al 2017

«Non ha fatto niente per noi», ha detto Trump nel mese di marzo 2019. Nel rapporto dell'Ondcp gli Stati Uniti riconoscono nella Colombia l'obiettivo di sradicare 70 mila ettari entro la fine del 2018.

Secondo quanto dichiarato dal Presidente Duque, durante l'incontro del 13 febbraio 2019 con Donald Trump, nei primi quattro mesi della sua amministrazione era riuscito a sradicare 60 mila ettari di coltivazioni di coca, più di quanto era stato fatto negli otto mesi precedenti alla sua elezione, ma evidentemente non basta e dall'appellativo del «bravo ragazzo» Trump ha iniziato a ritenere Duque uno dei responsabili dell'esportazione non solo della cocaina, ma anche dei delinquenti nei confini americani.

Il 31 gennaio la Gdf aveva sequestrato 2 tonnellate di cocaina a Genova provenienti dalla Colombia

Duque non si era soltanto imposto di ridurre drasticamente il consumo interno, proponendo di confiscare anche «un pezzo di marijuana», facendo scomparire il concetto di «dose personale», aumentando le operazioni di polizia e lo sradicamento forzoso delle coltivazioni.

Tuttavia, la sradicazione manuale risulta costosa e mette il personale militare a rischio di fronte a mine e sparatorie da parte dei trafficanti. Per questo motivo Duque aveva proposto la reintroduzione dell'utilizzo del Glifosato contro le piantagioni, che permette tramite la fumigazione di distruggere circa 120 ettari al giorno contro i 3 distrutti manualmente.

EFE/elespectador.com | Un drone per la fumigazione di glifosato contro le coltivazioni illegali di coca in Colombia

Il Glifosato era stato «bandito» dal Paese a seguito della sua classificazione da parte dell'organismo internazionale Iarc come «probabilmente cancerogeno». Duque, oltre a dover fronteggiare le accuse nel mettere a rischio la salute dei coltivatori, ha bisogno di ottenere il via libera dalla Corte Costituzionale, ma la strada risulta ardua e difficile da percorrere per il presidente colombiano.

 

 

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