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Visto da Tobias Jones: "L'illusione degli ultras?Avere mano libera su tutto"

31/1217:12

Il giornalista e autore del "Cuore oscuro dell'Italia" commenta le ultime vicende del calcio italiano 

Tobias Jones è uno scrittore inglese che conosce bene l'Italia, tanto da averci dedicato un libro, Il cuore oscuro dell'Italia (Rizzoli), e numerosi articoli per diverse riviste. Dopo i cori razzisti contro Koulibaly e la morte di Daniele Belardinelli, Jones ha firmato un editoriale su The Guardian intitolato Il fascismo prospera di nuovo in Italia e trova la sua casa nelle curve, in cui associa la diffusione del fascismo nella società italiana a quello negli stadi. OPEN ha voluto saperne di più.

 

Come avviene questa interferenza tra fascismo nel calcio e nella politica?

 

Sono 2-3 anni che lavoro sugli ultras per il mio libro. Ho capito che le curve rispecchiano quello che avviene nella società. I cori razzisti e la violenza di domenica scorsa sono arrivati una settimana dopo che Salvini si era fatto immortalare mentre stringeva la mano a Luca Lucci, indagato per aver pestato un tifoso dell’Inter. Dopo che Berlusconi, il politico più influente d’Italia, ha attaccato i partigiani per 25 anni, vedere in curva lo striscione “marciare per non marcire” all’ottantesimo anniversario della marcia su Roma, rivela per me un legame chiarissimo tra le due cose. E quando in Parlamento ci sono partiti xenofobi gli ultras percepiscono di avere via libera su tutto.
 

 

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Mi sembra che però lei parla di ingerenza anche nell’altro verso, dalla curva alla politica. Scrive infatti che “questo scivolamento verso destra è stato guidato dagli ultras italiani”

 

Alla fine degli anni sessanta il mondo degli ultras prendeva in prestito gli slogan delle piazze e dei movimenti politici. Dagli anni novanta invece si è prodotto l’inverso, i politici usavano le frasi e gli slogan dei striscioni degli ultras. I concetti del tifo, del noi contro loro, della conquista del territorio, del volersi imporre sull’avversario, del forestiero come nemico, della negazione dei compromessi hanno avuto un grande eco nel mondo politico. Gli ultras si ritengono all’avanguardia di tanti movimenti politici, il che ha un senso perché a forza di fare l’estremista uno a un certo punto torna normale. Gli ultras hanno usato simboli che nessuno osava utilizzare e dato visibilità a un modo di pensare che era moralmente vietato.


 

Scrivi che in Italia il fascismo e il razzismo nel calcio sono un problema endemico e strutturato. Come si può agire?

 

La stragrande maggioranza del mondo ultras è un dono e un bene per la società. Il primo istinto quando succedono fatti di questo tipo è condannare in modo totale questo universo. In realtà gli ultras fanno tantissima beneficenza, aprono mense per i poveri, spazi per i diseredati, lavorano come la chiesa cattolica e come i boy scout. Agli inizi il mondo ultras era molto di sinistra, anche estrema sinistra, realizzavano un mondo di fratellanza e sorellanza. La sinistra deve smettere di vedere nel mondo ultras soltanto cattivi e fascisti, perché così crea un vuoto che verrà riempito da estremisti. D'altro canto, però, non si può tollerare che un ministro degli interni che si faccia fotografare mentre abbraccia un ultrà indagato e che dichiari di essere “indagato tra gli indagati”. Non si possono accettare zone grigie tra i politici, la società e la frangia più estrema degli ultras. Fare questa scelta vuol dire che non si condanna niente. E che lo stesso ministro degli interni minimizzi sui fatti come quelli di domenica scorsa invece di condannarli vuol dire che nessuno è più colpevole, che nessuno è più responsabile, che nessuno prende più le distanza da nessuno.

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