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La pagella della Manovra: i nostri voti su giovani e futuro

Francesco Seghezzi - 31/12/201806:15

Fare una valutazione di tutti i provvedimenti è impossibile. Possiamo provare ad azzardare una pagella prendendo alcune delle novità principali che riguardano temi economici e sociali che interessano i giovani e il loro futuro

Ancora non è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, ma dopo il voto del 30 dicembre la Legge di Bilancio 2019 è definitiva. Tantissime le tematiche toccate e fare una valutazione di tutti i provvedimenti è impossibile. Possiamo però provare ad azzardare una pagella prendendo alcune delle novità principali che riguardano temi economici e sociali che interessano i giovani e il loro futuro.

Reddito di cittadinanza

Il fiore all'occhiello del Movimento 5 stelle e l'oggetto di dibattito degli ultimi trimestri. La manovra stanzia 7 miliardi per il 2019 ma ad oggi, sembra paradossale, non abbiamo nulla di certo mancando un testo del provvedimento che dovrebbe arrivare nelle prossime settimane. Solo dichiarazioni e rumors che si rincorrono e che sembrano più un tentativo di anticipare le critiche per preparare un testo a prova di attacco che altro. Sarà comunque difficile, i tempi sono troppo stretti e la struttura dei servizi per il lavoro italiani è impreparata. Non mancano dubbi su come i giovani potranno usufruire del reddito.

Voto: non classificato, ascendente negativo.

Quota 100

Il tema preferito del vicepremier Salvini grazie al quale ha guadagnato buona parte dei suoi voti. Anche in questo caso la manovra si è limitata ad assegnare risorse (4 miliardi nel 2019) ma ancora non sappiamo nel dettaglio come funzionerà. La struttura sembra più chiara rispetto a quella del Reddito di cittadinanza ma in mancanza di un testo tutto può succedere riguardo alla platea e alle penalizzazioni sull'assegno di chi vorrà andare in pensione in anticipo. Nel frattempo si continua a dipingere il provvedimento come un aiuto all'assunzione di nuovi giovani, ma sappiamo che molto probabilmente non sarà così. Questo farebbe propendere, in assenza di novità, per un voto negativo, ma il giudizio è rimandato.

Voto: non classificato, ascendente negativo.

Bonus nido

Il bonus per pagare le rette degli asili nidi pubblici e privati sale per il triennio 2019-2021 da 1000 euro annui a 1500 euro. Una misura importante per venire incontro a chi, soprattutto nelle grandi città, si trova a pagare cifre spesso folli per una soluzione di conciliazione vita-lavoro fondamentale. Allo stesso tempo resta molto da fare per risolvere il vero problema italiano: la mancanza di posti negli asili nido. Siamo al 22% di copertura e l'Europa ci chiede almeno il 33%. Senza un intervento su questo il bonus potrebbe risultare inutile per molte famiglie.

Voto: 7, bicchiere mezzo pieno.

Diritto allo studio

In Italia 7500 studenti universitari hanno diritto ad una borsa di studio ma non la ricevono perché mancano le risorse. Le cause di questo problema, unico nei paesi OCSE, sono molte ma un modo per risolverlo sarebbe stato quello di stanziare risorse pubbliche. Con 50 milioni si sarebbe risolto. La manovra ne stanzia 10, che sono pur sempre meglio di niente. Resteranno però circa 5500 giovani in questa situazione inaccettabile.

Voto: 5+, briciole.

Flat tax per partite Iva

Cambiano le soglie per poter utilizzare il regime forfettario e pagare, con una Partita Iva, una aliquota del 15%. La nuova soglia è di 65.000, mentre tra i 65.000 e i 100.000 l'aliquota sarà del 20%. Non proprio una tassa piatta quindi. Il provvedimento sarà molto utile per i professionisti più giovani che non avranno più il timore di fatturare qualcosa sopra i minimi per poi vedersi bruciare in tasse tutto il guadagno. Più delicato il tema se lo si analizza su altri fronti. La norma potrebbe infatti suggerire ai lavoratori dipendenti di diventare lavoratori autonomi per risparmiare. Così come potrebbe limitare i processi di crescita delle società il cui fatturato si avvicina alla soglia, per evitare di pagare più tasse.

Voto: 7, i professionisti under 40 ringraziano.

Bonus eccellenze

Le imprese che assumeranno a tempo indeterminato i giovani 110 e lode e i dottori di ricerca che hanno ricevuto il titolo nella seconda metà del 2018 e nella prima del 2019 avranno un esonero contributivo generoso (fino a 8000 euro). Sono stanziati 50 milioni, si copriranno al massimo 10mila giovani. L'idea può sembrare buona, anche se premia chi si è già meritato il proprio premio e che sarà probabilmente più avvantaggiato nel mercato del lavoro. Se queste risorse fossero state messe sul diritto allo studio forse i "capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi" avrebbero avuto un regalo più grande (art. 34 della Costituzione).

Voto: 5.5, bersaglio mancato.

Web tax

La manovra introduce una tassa del 3% sulle vendite digitali di imprese con ricavi superiori ai 750 milioni di cui più di 5,5 milioni provenienti da servizi digitali. La nuova tassa colpirà sicuramente i cosiddetti giganti del web ma anche, ad esempio, l'editoria italiana da tempo in difficoltà. Ma soprattutto è un duro colpo per le startup, che già in Italia faticano a crescere, e che spesso sono animate da giovani. Ulteriore rischio è che i costi in più per le imprese si traducano in costi aggiuntivi per i consumatori su prodotti e servizi.

Voto: 5, miope.

Industria 4.0.

Sono diverse le misure sul fronte dell'innovazione che si pongono in linea con il Piano impresa 4.0 varato dal governo Renzi. L'iperammortamento fino al 150% per l'acquisto di beni materiale e immateriali (macchinari e software) per digitalizzare le imprese è confermato anche nel 2019, mentre non è confermato il superammortamento. Le risorse per il Fondo per il capitale immateriale, la competitività e la produttività, che ha lo scopo di finanziare progetti di ricerca per Industria 4.0 vengono ridotte del 60% nel 2019. Si conferma invece il credito d'imposta per le imprese che fanno formazione per competenze digitali e viene introdotto il voucher per la consulenza alle imprese su digitalizzazione e riorganizzazione (ma finanziato da soli 25 milioni).

Voto: 6, misure 2.0 ma meglio di 0.

Alternanza scuola-lavoro

Scompare il nome “alternanza scuola-lavoro” che viene rinominata “percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento”. Le ore obbligatorie per questi percorsi sono ridotte da 400 a 210 negli istituti professionali, da 400 a 150 negli istituti tecnici e da 200 a 90 nei licei. Le risorse vengono ridotte in proporzione alla riduzione delle ore. Non si è lasciato il tempo per valutare un tentativo importante di connettere mondo del lavoro e mondo della scuola. Ad oggi l'alternanza non funziona perfettamente, ma una riduzione delle ore così marcata rischia di seppellirla.

Voto: 4, senza futuro.

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