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Il reddito di cittadinanza "a vita"? Un rischio concreto

02/0110:36Francesco Seghezzi

Mentre circolano nuove indiscrezioni sulla bozza, restano aperte e oscure le questioni più importanti  

Si iniziano a definire meglio i contorni del reddito di cittadinanza, non senza sorprese. Una su tutte, che emerge da una bozza che sta circolando in queste ore, riguarda un tema richiamato dal nome stesso del provvedimento: la cittadinanza. Solo agli italiani o anche agli stranieri? Nei mesi scorsi se ne è discusso con la Lega che sembrava essere riuscita a convincere il M5S a erogare il reddito solo ai cittadini italiani. Probabilmente il rischio di incostituzionalità ha cambiato le carte in tavola. Infatti la bozza oggi parla di diritto al reddito non solo ai cittadini italiani ma anche agli stranieri con permesso di soggiorno e residenti in Italia da almeno 5 anni. Sia la Corte Europea, sia la Corte Costituzionale in altri casi avevano preso posizione contro norme che discriminavano gli immigrati rispetto al beneficio di sussidi, e questa potrebbe essere la ragione principale del passo indietro.

 

Ma il dibattito pubblico sembra essere tutto concentrato sulle (poche) cose che si sanno a proposito di come funzionerà il reddito. Poco ci si interroga invece su quello che non si sa, un aspetto su tutto: verranno riformati i Centri per l'impiego (CPI)? Il tema è centrale ed è il vero punto qualificante del reddito di cittadinanza così come viene quotidianamente raccontato dal ministro Luigi Di Maio. Se il reddito infatti non servirà a trovare un lavoro, le accuse di assistenzialismo, di "regalo a chi sta sul divano", di sussidio a fondo perduto, di misura non espansiva etc difficilmente potranno crollare. Per non parlare del fatto che le risorse necessarie per realizzare il reddito (23,4 miliardi in tre anni) si giustificano se portano, nel tempo, a un aumento del numero di occupati.

 

Purtroppo di questo non sappiamo quasi nulla. La Legge di Bilancio specifica che un miliardo dei 7,1 stanziati per il 2019 sarà dedicato a riformare i CPI, ma non siamo a conoscenza del piano che dovrebbe portarli in tre mesi a essere in grado di erogare il reddito a oltre 5 milioni di persone, garantendo percorsi di formazione e proposte di lavoro a tutti. Una missione impossibile, per chiunque conosca la realtà dei servizi pubblici per il lavoro in Italia. Ma in pochi la conoscono.

 

Per chiarire la portata dei problema può bastare qualche dato diffuso dall'ultimo monitoraggio ANPAL. Il 50,5% dei CPI dichiara di avere serie criticità nell'offrire servizi di orientamento al lavoro e il 54% nell'offrire servizi di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Si tratta dei due servizi fondamentali e necessari per far funzionare il reddito di cittadinanza. Se andando in un CPI non si riceve aiuto nel trovare un lavoro sulla base delle proprie competenze (offerta) e sulla base di quanto le imprese offrono (domanda), il reddito potrebbe continuare a vita. Perché ci sarà sì una durata massima di 18 mesi, ma poi potrà essere rinnovato.

 

Ma c'è poi un problema ancora maggiore. Sappiamo che molte persone disoccupate o inattive lo sono perché non hanno le competenze adatte al mercato del lavoro. Tra gli obiettivi del reddito di cittadinanza c'è quindi quello di inserire tutti i beneficiari in percorsi di formazione così che possano tornare appetibili per le imprese. Ancora non è chiaro però chi si occuperà di questa formazione, e le criticità sono almeno due: la prima è che solo il 65% dei CPI italiani offre questo servizio e tra questi il 58% segnala criticità nell'offrirlo. Quindi il sistema è zoppo in partenza. Al sud 4 Centri per l'Impiego su 10 non hanno nessun addetto in grado di gestire questo servizio. Il secondo tema è che difficilmente la rete di formatori italiani sarà in grado in pochissimo tempo di accogliere milioni di persone all'interno di un percorso formativo a loro dedicato.

Fonte: Anpal, Monitoraggio dei servizi per il lavoro 2017

 

Tutti i dati emersi su platea, importo e restrizioni del reddito di cittadinanza sono importanti, ma non sciolgono i nodi decisivi. Ad oggi tutto fa dire che chi percepirà il reddito lo farà per molto tempo, perché il sistema non riuscirà ad aiutarlo. Ed è veramente utopia pensare che i 4000 nuovi assunti (quando poi?) nei CPI previsti dalla Legge di Bilancio risolvano entro aprile la situazione. Un aiuto potrebbe arrivare dalle agenzie per il lavoro private, come annunciato recentemente, ma anche su questo fronte non sappiamo nulla oltre qualche dichiarazione. E così il reddito di cittadinanza sembra diventare un reddito a vita e allora la tentazione per molti sarà alta: perché lavorare?

 
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