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Trivelle nel Golfo di Taranto: continua lo scontro tra i Verdi e il Governo

Riccardo Liberatore - 07/01/201918:52Aggiornato 23/01/2019 18:30

Di Maio promette: "Anche noi pronti a ricorrere contro l'autorizzazione all'esplorazione del mare pugliese". Gli ambientalisti critici:  "Non tutto è chiaro, potevano dire no"

Il leader della federazione dei verdi, Angelo Bonelli è tornato a incalzare il Governo sulla questione delle trivelle nel Golfo di Taranto. In una conferenza stampa lunedi 7 gennaio ha accusato Di Maio di non “raccontarla giusta quando afferma che non ha rilasciato i permessi per la ricerca di idrocarburi nel mar Ionio e che l’autorizzazione è stata data dal precedente governo (che certamente ha le sue gravi responsabilità).”

Nelle cinque domande che Bonelli ha rivolto a Di Maio e a Costa, l’ecologista fa riferimento a una deliberazione della giunta regionale della Puglia n.213 del 20/02/2015, in cui venivano messi in risalto i rischi per l’ambiente legati alla ricerca del petrolio nel mar Ionio. Un appiglio giuridico che, secondo Bonelli, Di Maio avrebbe potuto utilizzare per bloccare le autorizzazioni.

Continua quindi la polemica sull’autorizzazione alla compagnia americana Global Med per le attività di ricerca di idrocarburi nel Golfo di Taranto da parte del Mise. Dopo l’allarme lanciato dall’ecologista Bonelli sono arrivate le dichiarazioni di parte del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, il quale ha ribadito di non aver autorizzato trivellazioni nei mari italiani. A OPEN Bonelli aveva risposto accusando Costa di non “assumersi le sue responsabilità.” Sempre secondo Bonelli, il 10 dicembre Costa ne avrebbe autorizzate 18, senza fare una valutazione di impatto ambientale.

Dopo le dichiarazioni del ministro dell'Ambiente anche il Governatore della Regione Puglia Emiliano ha deciso di entrare nel merito, promettendo di “impugnare le autorizzazioni del Mise per la ricerca di idrocarburi nel Mar Ionio.”

Poche ore dopo è arrivata la smentita di Luigi di Maio. Il vicepremier grillino ha assicurato che avrebbe appoggiato l’iniziativa di Emiliano e si è impegnato a bandire in futuro l’utilizzo degli airgun: uno strumento il cui uso è previsto per la fase di ricerca di idrocarburi, ma considerato nocivo per l’ecosistema marino. Rispondendo a chi lo accusava di aver autorizzato nuove trivellazioni, Di Maio ha circoscritto la sua risposta ai permessi per la Global Med (che riguardano soltanto la fase di ricerca), trascurando gli altri. Ha inoltre dichiarato che, sotto la sua guida, il Mise ha fermato “tante nuove richieste” di trivellazioni e che le ultime autorizzazioni erano state fatte perché non poteva fare altrimenti, pena commettere un reato.

Per Massimo Beccarello, esperto di politiche energetiche e ambientali e docente all’università degli studi di Milano-Bicocca, la spiegazione del vicepremier è plausibile: “Quando di Maio parla di reato probabilmente intende che a legislazione vigente è evidente che una volta ottenuto il parere positivo nel quadro delle regole del gioco, non poteva omettere di firmare l’autorizzazione a procedere. L’unica cosa che può cambiare questo è un ripensamento della politica energetica.”

Effettivamente, la distanza di vari anni da quando sono inizialmente state fatte le richieste da parte delle compagnie private a quando sono state concesse le autorizzazioni è dovuta anche al fatto che, nel corso del tempo, sono stati fatti vari ricorsi dalle Regioni.

Più scettico invece Dario Balotta di Legambiente Lombardia, secondo cui è impossibile capire la tempistica della decisione di concedere le autorizzazioni senza conoscere i dettagli dell’accordo tra il Governo e le compagnie petrolifere.

L’opposizione degli ambientalisti all’azione del Governo avviene proprio su questo fronte: vorrebbero dal Governo un segnale più forte sul fronte delle politiche energetiche per uscire dal fossile. “Se non si parte da qui, da dove?”.

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