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Erdogan si è rifutato di incontrare John Bolton, rottura sulla protezione dei curdi

Redazione - 08/01/201907:19

Il presidente turco non ha voluto incontrare il consigliere per la sicurezza nazionale USA, dopo le dichiarazioni sulla protezione dell'Ypg come condizione per il ritiro statunitense. 

Il Presidente turco si è rifiutato di incontrare John Bolton, il consigliere per la sicurezza nazionale USA, che ha quindi lasciato la Turchia con largo anticipo. Secondo alcuni, il rifiuto da parte di Recep Tayyip Erdogan di un faccia faccia con il consigliere di Trump sarebbe dovuto ai commenti dell'inviato di Washington sulle milizie curde dell'Ypg. Bolton ha sottolineato la protezione del gruppo armato curdo come condizione del ritiro delle truppe americane dalla Siria.

Erdogan, però, ha definito «inaccettabili» le condizioni americane, anticipando che i curdi del Pyd/Ypg, da sempre considerati "terroristi" dal governo turco, verranno tenuti fuori dalle forze che lavoreranno per la stabilizzazione della Siria. «Se ci sono altri terroristi che cercano di ostacolare i nostri sforzi - ha detto ai  rivolgendosi ai combattenti Ypg - certamente ci occuperemo anche di loro».

«Il presidente Trump ha fatto la cosa giusta ritirandosi dalla Siria». Aveva detto Recep Tayyip Erdogan, Presidente della Turchia, sul New York Times. «Ora è la Turchia a essere l'unico paese che può gestire la sicurezza internazionale». 

Con il ritiro delle truppe americane dal territorio siriano, che costituivano una parte fondamentale della coalizione curdo-americana impegnata sul fronte anti-ISIS, Erdogan ha guadagnato ampio margine per la gestione del conflitto. L'esercito americano operava in Siria a fianco delle milizie curdo-siriane del Pyd/Ypg  (Unità di Protezione Popolare) della regione del Rojava, unità da sempre contrastata da Erdogan a causa dei suoi legami con il PKK, l'organizzazione militante dei curdi turchi. 
 

«Il presidente Erdogan - ha dichiarato alla Cnbc il Segretario di Stato americano Mike Pompeo - ha preso un impegno col presidente Trump. I turchi continueranno la campagna contro l'Isis dopo la nostra partenza e faranno in modo che le persone con cui abbiamo combattuto, che ci hanno assistito nella campagna contro l'Isis, siano protette».
 


«Non abbiamo nessun problema con i curdi siriani - ha detto il capo di stato turco - «ma consideriamo i miliziani dello Ypg dei terroristi al pari del PKK». Il riferimento va subito al rapporto dell'Human Rights Watch, l'organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani, che lo scorso agosto aveva denunciato la presenza di bambini all'interno delle milizie Ypg.

Erdogan ha confermato l'intenzione di continuare la lotta allo Stato Islamico, puntualizzando però che prenderà le distanze dai comportamenti della coalizione curdo-americana. «Le loro operazioni a Raqqa e a Mosul - ha detto Erdogan - sono andate avanti senza nessun riguardo per la popolazione». 

Il ruolo della Turchia sul controllo della Siria è destinato a farsi sempre più centrale, e il Presidente, definito "infido Satana" dai jihadisti dell'ISIS, assicura che attraverso la collaborazione con l'Esercito siriano libero e le forze internazionali sarà in grado di "sconfiggere il terrorismo", portando "leggi e ordine" in tutta l'area. 

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