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Tutte le inesattezze di Di Maio sul decreto salva-Carige e Banca Etruria

Charlotte Matteini - 24/01/201915:26Aggiornato 08/02/2019 21:06

Il vicepremier Luigi Di Maio continua a sostenere che il governo non ha salvato Carige agendo come fece il Pd all'epoca del governo Gentiloni ma ha emanato un decreto per "tutelare i risparmiatori" e ha cercato di smarcarsi dalle polemiche pubblicando un decalogo sul Blog delle Stelle. Il testo, però, contiene numerose inesattezze

Il decreto salva-Carige approvato d'urgenza dal Consiglio dei ministri pochi giorni fa sta facendo molto discutere. In seguito al commissariamento della Banca Centrale Europea della Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, il governo ha proceduto - come da prassi regolamentata da una specifica direttiva europea recepita dall'Italia nel 2016 - a emanare un decreto volto, in sostanza, a garantire gli obbligazionisti e a introdurre una procedura a step per l'eventuale ricapitalizzazione statale dell'istituto di credito.

Il salvataggio della banca ligure non è stato ben accolto dalla base del Movimento 5 Stelle: moltissimi utenti e fan si sono riversati sotto i post pubblici del vicepremier per criticare la scelta. In passato, in occasione del salvataggio di Monte dei Paschi di Siena ad esempio, i pentastellati si scagliarono contro il decreto d'urgenza approvato dal governo Gentiloni, sostenendo non fosse la procedura corretta da seguire e criticando l'esecutivo perché "il Pd salva le banche".

 

Perché il testo è uguale a quello del Pd 

Nella serata di ieri il Sole 24 Ore ha svelato che il decreto salva-Carige è identico al tanto vituperato "salva banche" del Pd che i 5 Stelle avevano così tanto attaccato. Che il testo sia uguale e contenga le stesse identiche disposizioni non è in realtà un'anomalia - è la direttiva BRRD a disporre i percorsi e le procedure attuabili in questi casi, regole che valgono per tutti i paesi Ue - ma fa quasi sorridere perché alla prova del governo il Movimento 5 Stelle si è ritrovato costretto ad agire esattamente come fece il Pd all'epoca, scoprendo dunque che quanto disposto dal governo Gentiloni per Mps non era poi così scorretto come sostenuto per mesi dai banchi dell'opposizione. 

Per difendersi dagli attacchi e dalle polemiche, il vicepremier Luigi di Maio ha diffuso un decalogo intitolato "Loro salvano le banche, noi tuteliamo i risparmiatori". "Quante balle dei giornali, di Renzi e della Boschi sulle banche. Proprio loro parlano! Le smonto tutte in 10 punti che vi prego di diffondere al massimo!", si legge nell'attacco del post di "fact-checking" diffuso dai 5 Stelle. Proseguendo la lettura troviamo dieci stringatissimi punti in cui il vicepremier spiega perché quello che i giornali scrivono è falso, sottolineando che il governo Conte non ha assolutamente agito come il Pd all'epoca e rimarcando in chiusura: "Ma secondo voi se stessimo aiutando le banche i media e questi politici falliti continuerebbero a farci la guerra? Svegliaaaaa!!!". 

Arriviamo al punto saliente della questione: le spiegazioni diffuse da Di Maio sono veritiere? 

Il decalogo diffuso da Di Maio sul blog e sui social non analizza affatto la questione Carige, ma si limita a snocciolare brevissime e sintetiche frasi che assomigliano più a slogan che a una spiegazione puntuale della vicenda. 

Per replicare alle polemiche, Di Maio ha inoltre tirato in ballo la questione di Banca Etruria che nulla c'entra né con il salvataggio di Carige né con i salvataggi di Mps e delle popolari venete gestiti dal governo Gentiloni se non per il fatto che quella risoluzione si mosse all'interno della cornice stabilita dalla direttiva europea BRRD.

Il caso di Banca Etruria risale al 2015 e con il decreto Renzi venne posta in liquidazione insieme ad altre tre banche e non salvata dallo Stato. Insieme a Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, Etruria era di fatto fallita e il decreto-legge 183/2015 da un lato azzerò i risparmiatori e dall'altro venne posta in liquidazione coatta amministrativa a favore della nuova "bridge bank" Nuova Banca dell'Etruria e del Lazio S.p.A. - creata per assorbirne le attività e le passività positive mentre i prestiti in sofferenza confluirono in una bad bank unica, assieme a quelli delle altre tre banche oggetto della risoluzione. Le quattro banche poste in risoluzione vennero quindi rifondate e acquistate da Ubi (Nuova Etruria, Banca delle Marche e Carichieti) e Bper (Carife).

Se proprio si vuol parlare di salvataggio nel caso delle quattro banche fallite del 2015, allora occorre ricordare che lo Stato non ci mise nemmeno un euro ma vennero "salvate" mediante la procedura del "bail-in", il che significa che furono altre banche italiane a versare capitali nell'apposito fondo di risoluzione e gli azionisti e obbligazioni a pagare il resto perdendo i propri investimenti. Successivamente sono stati istituiti dei fondi pubblici per il risarcimento degli azionisti e obbligazionisti truffati, prima dal governo Renzi e con la legge di bilancio 2019 dall'esecutivo Conte.

Il Dl 237/2016, più conosciuto come decreto "salva-risparmio" - proprio quello a cui il governo Conte si è ispirato per il suo salva-Carige - è stato emanato nella notte tra il 22 e 23 dicembre 2016 dopo il mancato aumento di capitale di Mps e prevedeva l'istituzione di un fondo da 20 miliardi di euro per la ricapitalizzazione degli istituti in crisi come il Monte dei Paschi di Siena, fondo che consente sia l’ingresso dello Stato nel capitale delle banche sia la concessione di determinate garanzie. I soldi pubblici che nel 2017 vennero messi sul piatto per la terza ricapitalizzazione di Mps, soldi che permisero allo Ministero dell'Economia e delle finanze di diventare il primo azionista della banca - furono autorizzati dalla Commissione europea.

Il decreto salva banche di Gentiloni da cui il governo Conte ha preso spunto opera nel solco della Direttiva 2014/59/UE Bank Recovery and Resolution Directive che all'epoca era da poco stata recepita dall'Italia. Già all'epoca, peraltro, si spiegò che molto probabilmente il salva-risparmio sarebbe servito a salvare più in là istituti come Carige e le due popolari venete (come effettivamente è poi avvenuto). Nel 2017 le due venete chiesero la "ricapitalizzazione precauzionale" che però non venne concessa e dunque vennero prima poste in liquidazione e in seguito rilevate da Intesa Sanpaolo per la somma di un euro. Intesa Sanpaolo ottene anche 5 miliardi di sostegno del capitale mentre i crediti in sofferenza vennero invece acquisiti dalla bad bank del Tesoro. Anche nel caso delle venete, azionisti e obbligazionisti subordinati vennero azzerati e persero tutto. Successivamente il governo mise sul piatto 40 milioni di risarcimento sui circa 300 totali e gli obbligazionisti subordinati vennero rimborsati.

In sostanza, non è vero che il governo Conte ha scritto "una legge che se serve lo stato potrà garantire nuovi titoli di Stato e potrà ricapitalizzare" quella legge deriva da precisi obblighi comunitari ed è stata scritta all'epoca dall'esecutivo Gentiloni e copiata dal governo M5S-Lega. Il caso Etruria, come spiegato, c'entra come cavoli a merenda con il decreto Gentiloni e il decreto salva-Carige e peraltro quella banca non venne affatto salvata ma posta in risoluzione, rifondata e venduta.

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