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Tira e molla governativo sui 49 migranti sbarcati a Malta

Francesca Martelli - 10/01/201901:36

Vertice notturno a Palazzo Chigi tra Conte, Di Maio e Salvini. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti dice a OPEN: “Non penso che il governo sia a rischio ma non penso nemmeno che si possa considerare risolta la vicenda”

Non è bastato il vertice notturno a Palazzo Chigi per riportare la calma nel governo. Dopo quasi due ore di riunione tra Conte, Di Maio e Salvini (descritto come 'furioso'), tutti sono usciti in macchina evitando i giornalisti. Il segretario leghista, rientrato in fretta dalla Polonia, ha ribadito in una nota la 'sua' linea: "D’ora in poi meglio incontrarsi prima che dopo, l’immigrazione la gestisce il ministro dell’Interno".

Poco più di 10 migranti dovrebbero arrivare in Italia, ospitati dalla chiesa Valdese. Ma la crepa nel governo ormai c'è. Dopo lo sbarco dei 49 migranti a Malta e la disponibilità dell'Italia ad accettarne una parte, la distanza tra gli alleati di governo è tale che il decreto per il reddito di cittadinanza e Quota 100 slitterà di almeno un giorno.
Tensione e sospetti. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, uomo schivo, scelto da Umberto Bossi vent’anni fa e sopravvissuto a tutte le fasi della Lega, ha spiegato a OPEN: “Non penso che il governo sia a rischio ma non penso nemmeno che si possa considerare risolta la vicenda dei 49 migranti”.

L’annuncio del premier maltese Muscat ha trasformato la tensione nel governo italiano in una scintilla che è poi diventata una crepa. Le parole del sottosegretario Giorgetti, pur garantendo la sopravvivenza dell’Esecutivo guidato da Giuseppe Conte (e ribadite anche da Salvini e Di Maio: “Nessuna crisi”), hanno mostrato come la gestione dei migranti sia e sarà il tema chiave in vista delle elezioni europee, dove Lega e 5 Stelle saranno ancora una volta avversari.

Tweet, dirette facebook e interviste televisive: il premier Conte e i due vice-premier hanno utilizzato tutti gli strumenti mediatici per raccontare il proprio punto di vista sulla situazione dei 49 migranti a bordo delle due navi delle Ong bloccati per oltre due settimane davanti alle coste maltesi.
Il primo a incrinare la linea “della non accoglienza” del governo giallo-verde era stato il capo politico del Movimento 5 Stelle Di Maio pochi giorni fa: "Malta faccia sbarcare subito donne e bambini da quelle imbarcazioni e li mandi in Italia, li accoglieremo".
Una presa di posizione appoggiata inizialmente non in modo esplicito dal presidente del Consiglio, visto che fonti di Palazzo Chigi (espressione usata dalle agenzie di stampa quando non si vuole attribuire una frase direttamente al Premier) avevano raccontato di una telefonata tra il vice-premier Di Maio e Giuseppe Conte per contattare Malta, segnalando la disponibilità ad accogliere una parte dei 49 migranti.

Per diminuire la tensione con l’alleato leghista, Luigi Di Maio da una parte aveva ribadito il concetto della “lezione di umanità da dare all’Europa” anche il giorno seguente davanti ai lavoratori Pernigotti; dall’altra aveva difeso il vice-premier Salvini bersagliato dai sindaci del centro-sinistra e da una parte della società civile sul decreto sicurezza.
Un’apertura che non aveva tranquillizzato il segretario leghista. Poco dopo, sempre su Facebook, Salvini aveva scelto di usare il pronome personale “Io”.
”Io non cambio idea” aveva scritto, postando una sua foto con sguardo rivolto verso il cielo e bandiera tricolore.  
In assenza di una soluzione europea per le due navi delle Ong tedesche, la Lega aveva continuato a ribadire invece il messaggio dei “porti chiusi”. Nessuna eccezione nemmeno per donne e bambini. In mezzo, la presa di posizione di alcuni presidenti delle Autorità portuali per ribadire che i porti italiani sono invece aperti anche alle navi delle Ong (in assenza di un provvedimento di chiusura del ministero dei Trasporti) e il richiamo del ministro Toninelli: “Nessuna Autorità di sistema portuale italiana può arrogarsi prerogative che travalicano le sue funzioni amministrative. Darò mandato alle strutture del mio ministero di valutare eventuali accertamenti di natura disciplinare”.
 


E mentre Lega e 5 Stelle si avvicinavano e allontanavano come una fisarmonica, il presidente del Consiglio è passato dal ruolo di mediatore super partes con l’Unione europea (esattamente come nella trattativa sulla manovra) a protagonista della partita tra Di Maio e Salvini.
Tema: fare sbarcare i migranti o trasportarli in aerei attraverso i corridoi umanitari. Un ping-pong trascinatosi fino a ieri sera: “Se non li faremo sbarcare li prenderò con l'aereo» perché «alla politica del rigore c'è un limite”, ha detto nello studio di Porta a Porta.
 

"Io non autorizzo arrivi di migranti", ha replicato il ministro dell'interno Matteo Salvini che ha anche accusato gli alleati 5 Stelle di non averlo avvertito della decisione di prendere parte delle persone soccorse dalle ong. "Le scelte - ha aggiunto - si condividono e le riunioni si fanno prima non dopo".
Una riunione tra Conte, Salvini e Di Maio, dopo lo sbarco della Sea Eye e della Sea Watch a Malta, alla fine c'è stata, mentre continua la sfida a colpi di “Io” tra i membri dell’Esecutivo. Una linea comune sull’accoglienza non c’è stata e agli alleati di governo potrebbe fare comodo così.

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