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Il salvataggio di Carige tra nazionalizzazione e soluzione di mercato

Chiara Piselli - 09/01/201921:45

Giorgetti: "La nazionalizzazione è un'ipotesi concreta". Tria: "Meglio una soluzione di mercato". Di Maio: "O si nazionalizza o non si mette un euro". Modiano: "La ricapitalizzazione non è necessaria, bastano 400 milioni per salvare la banca"

La linea del governo rispetto al salvataggio di Carige corre su due binari diversi: nazionalizzazione e soluzione di mercato. Il decreto legge - approvato lunedì e già in gazzetta ufficiale - fa scattare la protezione pubblica per evitare il fallimento della banca ligure ma, secondo il ministro dell'Economia Giovanni Tria, "al momento non è possibile stabilire se si materializzerà un'emergenza tale da richiedere la ricapitalizzazione precauzionale" prevista dal decreto, e quindi l'ingresso dello Stato fra gli azionisti di Carige.

Per il ministro dello Sviluppo economico e vicepremier Di Maio "la nazionalizzazione è l'unica strada percorribile: o si nazionalizza o non si mette un euro". Anche secondo il sottosegretario alla presidenza Giorgetti, nel caso in cui fallisse il salvataggio privato, la ricapitalizzazione precauzionale è una possibilità concreta : "Se nessun privato ci mette i soldi, arriverà la nazionalizzazione". "L'obiettivo è salvarla sotto lo Stato - dice il vicepremier Salvini - Se ci saranno utili ci guadagnerà lo Stato". Ma il ministro Tria è franco: "Una soluzione di mercato sarebbe comunque preferibile".

 

La lista di Di Maio

"Chi ha sbagliato pagherà, faremo una lista dei debitori", dice Di Maio in una diretta Facebook in cui emerge chiara l'intenzione di verificare le responsabilità nel caso Carige. "Se troveremo persone che hanno difficoltà a pagare neanche ve lo diremo il nome. Ma se troveremo i soliti noti, i soliti soggetti che hanno avuto favori dalle banche in questi anni non solo ve lo comunicheremo come governo, e questa già è una novità, ma soprattutto la faremo pagare a tutti quei banchieri che in questi anni hanno ridotto così quella banca per fare un favore a qualcun altro". 

"Se mai lo Stato dovrà mettere i soldi in Carige sarà per farla diventare una banca di Stato", incalza Di Maio che intende usare Carige "per dare crediti alle imprese in difficoltà e alle piccole e medie imprese per migliorare i mutui alle famiglie e per aiutare di più i giovani a diventare indipendenti, ad andare via di casa". "Non ho nessun problema - aggiunge - a pensare alla banca dello Stato".

L'amministrazione straordinaria di Carige

Continua intanto il lavoro dei tre commissari straordinari nominati dalla Bce per rimettere in sesto la banca ligure. Se da un lato, come precisa l'ex ad Innocenzi, "le manifestazioni d'interesse per una fusione saranno chieste a fine febbraio", dopo la messa a punto del piano e dunque "quando sarà chiaro il progetto industriale", dall'altro - come sottolinea l'ex presidente Modiano, la ricapitalizzazione preventiva "non è sul tavolo e non è necessaria". Per il commissario si tratterebbe dunque di un'ipotesi "teorica ed estrema, più che residuale".

Il primo passo che i commissari straordinari dovranno affrontare sarà quello di cedere il più in fretta possibile buona parte dei crediti deteriorati e delle inadempienze ancora a bilancio, con un obiettivo di "almeno 1,5 miliardi lordi circa", ha detto Fiorentino. Intanto il consiglio dello Schema volontario del Fitd, Fondo di tutela interbancario dei depositi, ha contribuito alla messa in sicurezza di Carige sottoscrivendo un bond subordinato da 320 milioni, di cui ora però la banca chiede di rivedere al ribasso il tasso d'interesse, attualmente fissato al 16%.  

400 milioni per salvare Carige

Quattrocento milioni di euro. Tanto basta a salvare l'istituto ligure, secondo il commissario straordinario della banca ed ex presidente Pietro Modiano. "Lo dice la Bce - afferma Modiano -. La ricapitalizzazione non è necessaria, quattrocento milioni bastano. Sono l’ammontare di risorse che servono a Carige per rimettersi a posto rispetto ai parametri europei".  E poi prosegue: "Ne abbiamo già 320, dovevano essere trasformati in azioni per non gravare sul conto economico. Ora abbiamo un problema che però è circoscritto nel tempo e nello spazio". Secondo il commissario straordinario di Carige, dunque , "il buco non c'è". 

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