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Pensioni di invalidità a 780 euro al mese per tutti: Di Maio non ha mantenuto la promessa

Charlotte Matteini - 11/01/201907:56Aggiornato 24/01/2019 15:22

Nel settembre 2018, il vicepremier Luigi Di Maio aveva annunciato che dal 2019 nessuno avrebbe mai più preso meno di 780 euro di pensione al mese. Non è andata così, almeno per ora

Anche i pensionati con la minima e gli invalidi civili prenderanno almeno 780 euro al mese. A sostenerlo, nel settembre 2018, durante un'intervista concessa a Di Martedì, fu il vicepremier Luigi Di Maio. «Con la legge sul reddito di cittadinanza, dal primo gennaio 2019 non ci sarà più nessun pensionato che avrà meno di 780 euro al mese», disse testualmente il leader del Movimento 5 Stelle.

Con il passare delle settimane, il vicepremier ha poi incluso nella sua promessa anche i titolari di pensione di invalidità dicendo che avrebbero avuto diritto all'integrazione fino a 780 euro al mese, proprio come i pensionati. "La pensione di cittadinanza", la chiamò Di Maio all'epoca, sottolineando e ribadendo in più occasioni che il beneficio sarebbe stato concesso a chiunque avesse preso assegni inferiori alla soglia designata dal reddito di cittadinanza. 

La prossima settimana, il Consiglio dei Ministri approverà il decreto sul reddito di cittadinanza e quota 100, ovvero il provvedimento che contiene le norme che regoleranno l'erogazione del beneficio a pensionati al minimo e invalidi nonché ai lavoratori disoccupati che rientreranno nei requisiti. Ma siamo sicuri che la promessa sia stata mantenuta? Ebbene, pare proprio di no. 

Il 10 gennaio, intervenendo a Radio Anch'io, Di Maio ha dichiarato: «Ci saranno 260.000 invalidi italiani - che ora hanno un trattamento economico - che avranno accesso al programma del reddito di cittadinanza. La misura non perderà 400 milioni ma al contrario li guadagnerà perché è stata ridotta la platea degli stranieri e redistribuiti quei soldi tra pensioni minime, pensioni di invalidità e maggiore formazione per i centri per l'impiego».

Gli stringenti paletti pensati per contrarre la platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza sono stati applicati anche alle pensioni di cittadinanza e questo ha sostanzialmente portato a una sensibile riduzione anche del numero di invalidi civili potenzialmente beneficiari dell'integrazione. Stando alla bozza di decreto, i paletti della pensione di cittadinanza - sia per le minime che per gli invalidi - prevedono che i beneficiari delle misure debbano avere più di 65 anni, un Isee massimo pari a 9360 euro annui per l'intero nucleo familiare o 6 mila euro qualora abbiano la casa di proprietà.

Inoltre, non devono possedere immobili per un valore superiore a 30 mila euro ad esclusione della prima casa. Qualora i beneficiari dovessero risultare proprietari di casa, verrebbe a decadere la quota di affitto imputato pari a 150 euro mensili. In sostanza, la pensione di cittadinanza risulterebbe essere pari a 630 euro mensili più, in caso di affitto, una quota da 150 euro per un totale di 780 euro mensili.

E qui sta l'inghippo: in Italia, il 72,9% della popolazione ha una casa di proprietà e secondo una stima basata su dati di Bankitalia, il 43,7% sarebbe pensionato. Essendo poi preso in considerazione il parametro Isee, ovvero l'indicatore della Situazione Economica Equivalente dell'intero nucleo familiare, dunque la platea e l'importo medio erogabile va restringendosi sempre di più.

Quanti sono dunque in totale gli invalidi italiani titolari di una pensione di invalidità? Stando al più recente Rapporto annuale dell'Inps, risalente al 2017, i titolari di pensione di invalidità sono 1 milione 176 mila 866 mentre circa 3 milioni sono le prestazioni di invalidità, tra cui quelle per l'inabilità da 290 euro al mese (486.777) e le indennità di accompagnamento per inabili totali (concesse a 1 milione 785mila 442 persone).

La pensione di inabilità è una prestazione che viene erogata in caso di assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa a causa di infermità, difetti fisici o mentali. La pensione di invalidità spetta invece al lavoratore che presenti un’infermità fisica o mentale che determini una riduzione superiore ai due terzi (66,66%) della capacità lavorativa.

Di Maio nella sua frase ha citato i soli invalidi civili, dunque si può supporre che si riferisca solo a quelli. Allora sorge un'ulteriore domanda: gli inabili che sopravvivono con una pensione da 290 euro al mese - qualora non abbiano diritto all'accompagnamento - non sono stati presi in considerazione dal vicepremier? Finora non è mai stato chiarito, nemmeno dalla bozza di decreto in via di approvazione.

Anche tenendo conto del fatto che tra i titolari di pensioni di invalidità ci sono sicuramente persone che con integrazioni varie percepiscono già più di 780 euro mensili, appare subito chiaro che i 260 mila citati dal vicepremier sono decisamente pochi rispetto alla platea totale e saranno moltissimi gli invalidi che vedranno le proprie attese deluse. Va sempre ricordato che una famiglia con invalidi a carico sostiene costi di cura decisamente consistenti e molto spesso i redditi annuali percepiti dai familiari e i patrimoni posseduti non bastano a coprire tutte le spese, soprattutto nel caso di gravissime disabilità.

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