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Open - 15/01/201917:20Aggiornato 16/01/2019 15:50

Da Grand Budapest Hotel agli Australian Open, passando per l'America Latina. Ecco i consigli di Open per la serata

Difficile inquadrare il filone giornaliero in una ventiquattrore contraddittoria come questa. Nel novantesimo anniversario della nascita di Martin Luther King, l'attivista statunitense simbolo dei movimenti per i diritti civili afroamericani, nel Mediterraneo continuano le traversate dei migranti. Più a nord, nel regno della Gran Bretagna, alle 21 ora italiana si arriverà al fatidico voto per la Brexit.  
Più a est, a Mosul, le autorità irachene hanno buttato giù un edificio tristemente iconico, usato fino a poco tempo fa dai jihadisti dello Stato Islamico per buttar giù dalle finestre i cittadini omosessuali.
 

Open ha trovato degli spunti dal piccolo schermo e dalle piattaforme online, per tornare sulle vicende più significative delle ultime ore. 


Per recuperare una buona dose di empatia, alle 21:15 su Rai 5 c'è Grand Budapest Hotel (2014), film del regista texano Wes Anderson. Se ci si lascia prendere dal potente protagonismo dei colori, un classico nel cinema di Anderson, la metafora dell'Hotel e dei suoi dipendenti funziona ancora meglio per aprire a una facile riflessione sul mondo attuale. Ambientato in un immaginario paese dell'Europa centro-orientale, la particolarità e la stranezza di ogni singolo personaggio sfumano pian piano in una sensazione di confortevole normalità. In un mondo eclettico come il nostro, dove entrare e uscire da un Paese dovrebbe essere la cosa più normale dell'universo, per trovarsi a proprio agio con la diversità basta familiarizzare col vicino. Come ha detto Ralph Fiennes, che nel film interpreta il concierge dell'Hotel, «ha molto a che vedere con il saper trattare tutti come esseri umani uguali».
 


Su Eurosport 1 e 2, dall'1:00 riprende la diretta con gli Australian Open, il primo Slam della stagione tennistica. Nel 1970, il torneo ha visto trionfare Arthur Ashe, il campione afroamericano e attivista nel periodo dell'Apartheid. Solo un anno prima, Ashe si era battuto per l'espulsione della federazione sudafricana dal circuito tennistico professionale.

A cinquant'anni dalle rivendicazioni di Ashe, chi è solito seguire il percorso del Sole tramite le tappe dei circuiti ATP e WTA può godersi la terza giornata di uno dei quattro tornei più importanti della competizione. Non prima delle 4 italiane, nel rettangolo della Rod Laver Arena, il campione in carica Roger Federer prosegue la sua cavalcata verso la riconferma, sfidando il qualificato britannico Daniel Evans, attualmente al 189° posto del ranking mondiale. La scaramanzia imporrebbe il silenzio sacrale, soprattutto tra gli estimatori del Maestro. Ma la straordinarietà dell'evento necessita il memorandum: qualora dovesse arrivare in finale, Roger si giocherebbe il ventunesimo titolo Slam della sua carriera, nonché la settima coppa del torneo. Che la plastica gommosa degli Australian Open gli sia lieve, allora. 
 


A proposito di temi delicati: il fenomeno migratorio, come ci ricorda costantemente il Presidente degli Stati Uniti, non si ferma nelle acque del Mediterraneo. Il controverso Muro di Trump al confine con il Messico ci risveglia quotidianamente la curiosità verso il Sudamerica: quali cose ai limiti dell'action-movie potranno mai succedere nella parte meridionale del continente? Su National Geographic, tra le 22:30 e le 23:45 va in onda America Latina: le frontiere del crimine. Un racconto di certo parziale, ma un focus interessante sulle vie della criminalità tra il Perù e il Cile. Se volete una lente più vicina e più popolare, date un'occhiata agli allenamenti di danza della comunità sudamericana a Milano, ripresi da Open sotto la metro di Porta Venezia. 
 


Su Netflix c'è una docuserie ambientata a Raqqa, Corvi Neri, che cerca a modo suo di ripercorrere la storia dello Stato Islamico. La polemica sulla qualità del prodotto è ancora aperta, perché la trama non tenta di fornire una visione più approfondita rispetto alla già nota distinzione tra la barbara cecità del Daesh e la religione islamica nel suo insieme. Per spiegare la questione, c'è da ricordare che Corvi Neri è stata la produzione televisiva che ha accompagnato il pubblico arabo durante il Ramadan.
E, come ha detto Mazen Hayek, il direttore marketing di Mbc Group (una delle reti panarabe di maggior successo), «il Ramadan é come il Super Bowl per 30 giorni di fila». 
 

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