PRIMO PIANO

Dal voucher babysitter (sospeso) al bonus nido (rafforzato): le novità per chi avrà un figlio nel 2019

Open - 16/01/201913:10Aggiornato 16/01/2019 17:42

Dal primo gennaio non è stato rinnovato il sussidio per le famiglie, che costituiva una reale alternativa alla maternità facoltativa. Al momento, l'unica alternativa al congedo parentale facoltativo resta il bonus asilo nido

Il 16 gennaio l'Inps ha fatto sapere che il voucher per le babysitter non sarà prorogato al 2019 e che potrà beneficiarne solo chi ha presentato la domanda entro il 2018. In compenso, nella legge di bilancio approvata a fine dicembre, il governo ha rinforzato l'altro polo delle misure alternative al congedo parentale facoltativo: il bonus nido, che salirà a 1.500 euro nel 2019. Potenziati il bonus bebè di 80 euro mensili, prorogato anche per i nati (o adottati) nel 2019 e aumentato del 20% nel caso del secondo figlio, e il bonus terzo figlio, che nel triennio 2019-2021 prevede l'assegnazione di un terreno incolto in comodato d'uso gratuito per 20 anni.

 

 

Che cos'è il voucher per le babysitter? 

A partire dal 2013, il governo aveva sperimentato una nuova agevolazione per le famiglie. La riforma Fornero aveva introdotto la possibilità di richiedere un sostegno per la copertura delle spese di baby-sitting, per consentire alle madri, qualora lo desiderassero, di non utilizzare il periodo di maternità facoltativa. Il contributo per la madre lavoratrice (dipendente, autonoma o imprenditrice) consisteva in un bonus fino a 600 euro mensili, per la durata massima di sei mesi a seconda del contratto di impiego. L'abrogazione del contributo va a colpire in maniera diretta il genitore, che si vedrà costretto o a usufruire del periodo di maternità facoltativa, o a spendere di tasca propria i soldi necessari alla copertura del servizio. Al momento, l'unica alternativa al congedo parentale facoltativo resta il bonus asilo nido.

Il provvedimento andrà a gravare in particolar modo sulla condizione delle lavoratrici autonome, alle quali non spetta il contributo fisso mensile del congedo di maternità obbligatoria (riservato alle sole dipendenti), ma un'indennità facoltativa e variabile a seconda del tipo dell'attività svolta. In maniera indiretta, colpirà anche chi lavora nel campo della cura del bambino: è chiaro che a fronte di un sostegno statale al costo servizio, sarà più facile per le babysitter trovare un impiego. Come si evince dai dati riportati su Il Sole 24 Ore, questa misura (in via sperimentale fino al 2015 e prorogata poi fino al 2018) stava riscuotendo un indicativo successo: nel 2017 sono stati erogati voucher per 29,4 milioni di euro, per una stima pari a 8.100 beneficiarie.

 

Come funziona la maternità in Italia 

A tutela delle madri lavoratrici, in Italia è stato istituito il diritto al congedo e la relativa indennità. Il congedo di maternità è il periodo di astensione dal lavoro previsto per il genitore: si divide in congedo obbligatorio e congedo facoltativo. Il congedo obbligatorio impone una sospensione delle attività lavorative e consente alla donna di rimanere a casa durante gli ultimi due mesi di gestazione, protraendosi per ulteriori tre mesi dopo il parto. Per richiedere la maternità, c'è bisogno che la futura mamma faccia richiesta sia all'Inps che al datore di lavoro entro il settimo mese di gravidanza, fornendo anche la specifica certificazione medica. Anche il padre ha diritto a un quantitativo di congedo obbligatorio, che attualmente è pari a 5 giorni. 

Il congedo facoltativo, o congedo parentale, è un ulteriore periodo di astensione dal lavoro concesso alle coppie lavoratrici che ne fanno richiesta. La madre ha diritto a un'aggiunta massima di 6 mesi a partire dalla fine del periodo di astensione obbligatoria, mentre il padre può richiederne un massimo di 7 dal momento della nascita del figlio. Per quanto riguarda le lavoratrici dipendenti, al congedo obbligatorio viene affiancata un'indennità pari all'80% della retribuzione media giornaliera, calcolata sulla base dell'ultimo periodo di paga precedente l'inizio del congedo. La cifra è anticipata in busta paga dal datore di lavoro. Per il congedo facoltativo, se lo si richiede entro il sesto anno di età, il contributo scende al 30%. 

Nel caso delle lavoratrici autonome, si tratterà della stessa percentuale della retribuzione su entrambi i fronti, fatto salvo il fatto che verrà calcolata preventivamente dalla legge sulla base dell'attività svolta. Lo stesso principio vale per le lavoratrici stagionali, per le disoccupate o sospese, e per le lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti). La quota dell'indennità è pagata direttamente dall'Inps con bonifico postale o accredito. Nel caso in cui la madre, in presenza di determinate cause, non possa usufruire dell'astensione dal lavoro, l'obbligatorietà spetta al padre. Le cause che attivano il congedo di paternità variano dall'affidamento esclusivo del figlio al padre, fino al decesso della madre. Entrambi i congedi spettano anche nel caso di adozione o affidamento.

 

Le altre novità introdotte dalla manovra

Quello del voucher non è l'unico emendamento relativo al tema della maternità che è stato approvato in via definitiva all'interno dell'attuale legge di bilancio. Uno dei più significativi riguarda proprio il periodo di maternità obbligatoria durante la gravidanza: se il medico è d'accordo, alle donne in attesa sarà consentito di lavorare fino al nono mese. Qualora si scegliesse questa via, il congedo di maternità di 5 mesi (e cioè il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro previsto dalla legge) potrà concentrarsi interamente nel periodo successivo al parto. Prima dell'entrata in vigore del provvedimento, il congedo obbligatorio era di regola suddiviso nei due mesi prima del parto e nei tre mesi successivi. Per quanto riguarda la paternità, l'Inps ha comunicato l'ufficialità dei cinque giorni obbligatori. 
 

Loading ...
Failed to load data.