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Banche, Buffagni: «No alla fusione Carige-Mps, sì al terzo polo»

Chiara Piselli - 17/01/201910:36

Per il sottosegretario, i problemi del sistema bancario italiano si possono risolvere con l'aggregazione tra istituti. Su Carige, il governo è al lavoro sugli emendamenti al decreto: dalla creazione del «fondo furbetti» allo stop delle «porte girevoli» per i funzionari di Banca d'Italia

«Non è una soluzione sostenibile». Le parole sono del sottosegretario alla presidenza del consiglio Stefano Buffagni, il riferimento è all'ipotesi di fusione tra Carige e Monte dei Paschi di Siena. «Chi conosce il tema sa che quella non è la buona strada», dice Buffagni, che dunque esclude la fusione. ll concetto, secondo il sottosegretario che parla a margine di un convegno dell'Ordine dei Commercialisti, dovrebbe essere quello di avere «una visione di sistema, affinché si possano creare dei player basati in Italia che poi possano anche crescere all'estero». Ecco perché Buffagni - per risolvere i problemi del sistema italiano - apre alla creazione di un «terzo polo bancario», che affianchi i colossi Intesa e Unicredit.

Altro nodo segnalato dal sottosegretario è quello relativo alla gestione degli istituti di credito. «Per anni - sottolinea Buffagni - in Italia e in altri Stati sono state portate avanti gestioni alquanto familiari: o investiamo su una classe manageriale che gestisca le aziende per bene, oppure è chiaro che ci troviamo sempre a combattere contro l'azzardo morale, che io non condivido». Per il sottosegretario, dunque, per rendere più solido il sistema bancario italiano occorre ragionare in chiave di aggregazione tra istituti: «Siamo in un libero mercato - aggiunge - credo che il pubblico debba fare una regia, così che certi manager mettano da parte i loro egoismi personali per difendere le poltrone e si lavori in un'ottica di sistema».

Anche i manager bancari da tempo ripetono che all'orizzonte c'è un'ondata di concentrazioni, ma ritengono che sia scoraggiata dallo scenario macroeconomico, con lo spread alto, e dalla situazione del settore, con capitalizzazioni non sempre a prova d'urto. Il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, è scettico sul ruolo che potrà avere il governo: «Penso che sia giuridicamente difficile che qualcuno possa favorire qualcosa quando la vigilanza è a Francoforte. Non sono più gli esecutivi che hanno queste competenze».

Quanto a banca Carige, in amministrazione straordinaria dall'inizio dell'anno, il governo fa sapere di essere al lavoro sugli emendamenti al decreto con l'obiettivo di tutelare gli interessi pubblici: «Non è possibile che in questo Paese chi sbaglia non paghi mai - tuona -. Noi crediamo che i manager che hanno preso i premi e gestito la banca negli ultimi anni, evidentemente qualche criticità l'abbiano creata e dunque devono perlomeno ridare indietro i loro premi». 

Tra le norme allo studio dell'esecutivo per il decreto Carige, c'è lo stop ai fidi facili concessi ai dirigenti delle banche, il ripristino delle norme penali vigenti prima del '92 per i banchieri responsabili di dissesti bancari, la creazione di un «fondo furbetti» in Banca d'Italia in cui i banchieri dovranno versare, nel momento in cui assumono la responsabilità della gestione di una banca, una cauzione a garanzia dai loro errori. E ancora: lo stop alle «porte girevoli» per i funzionari di Banca d'Italia con gli istituti di credito: con questo termine si allude al passaggo degli ex dipendenti della Banca d'Italia alle banche controllate.

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