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Sempre più italiani rinunciano a curarsi per motivi economici

Giulia Marchina - 22/01/201919:39

Secondo il rapporto «Crea » sulla Sanità circa 4,5 milioni di italiani hanno dichiarato di aver cercato di limitare le spese sanitarie per problemi di bilancio familiare

Si intitola Misunderstandings, tradotto: Malintesi, È il quattordicesimo rapporto sulla Sanità scritto dagli economisti Federico Spandonaro e Barbara Polistena del Consorzio Crea dell’Università di Roma Tor Vergata. Sarà presentato a Roma domani, 23 gennaio.

 

4,5 milioni di italiani limitano le spese sanitarie

Il 17,6% delle famiglie residenti in Italia, pari a 4,5 milioni di persone, ha dichiarato di aver cercato di limitare le spese sanitarie per motivi economici (100.000 in più rispetto al 2015). Tra queste, più di un milione ha rinunciato del tutto a curarsi. Il Mezzogiorno è la zona più colpita (5,6% delle famiglie), seguita dal Centro (5,1%), dal Nord-Ovest (3,0%) e dal Nord-Est (2,8%). 

 

Nord e Sud, un divario che incide sull'aspettativa di vita

A questo si lega poi un altro tema, e cioè quello delle differenze, che tuttora permangono, tra Nord e Sud Italia. «In Italia - si legge nel rapporto - il primo, e purtroppo persistente e inossidabile, motivo di iniquità rimane il divario tra Nord e Sud. Divario che arriva a coinvolgere l'aspettativa di vita, appunto, e prosegue per la cronicità e la disabilità».

 

Medici e infermieri, il rischio della fuga all'estero

L’analisi del Crea prosegue su un tema che quest’anno ha ricevuto forte attenzione: la carenza di professionisti sanitari. «Sarebbe difficile illudersi che la soluzione sia semplicemente quella di rimuovere barriere all’entrata, in primis nell’accesso ai corsi universitari. Il rischio è quello di voler sanare una "non programmazione", cadendo in una ulteriore "non programmazione"», evidenziano Spandonaro e Polistena. Detto questo, per i ricercatori «va razionalizzato che il vero problema non è il numero chiuso, quanto la carente programmazione dei fabbisogni e, in prospettiva, il rischio di una scarsa appetibilità dell’occupazione in Italia».

E aggiungono quanto sia necessario pensare anche ad un riallineamento delle retribuzioni dei professionisti ai livelli europei: è così che si ripropone di nuovo il tema di un (ri)finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Il tema delle retribuzioni e delle evoluzioni di carriera rimane quindi fondamentale, prima di tutto per scongiurare il pericolo di sostenere i costi della formazione dei nuovi professionisti del futuro, e poi vederli emigrare, a beneficio degli altri Paesi. 

 

Il ticket: la tassa sulla malattia

In ultimo, non per importanza, il nodo sui ticket: per i ricercatori del Crea è importante fare chiarezza sulle cosiddette compartecipazioni, ossia su quelle quote di denaro fisse che i cittadini versano al SSN come contributo associato a una prestazione medica. «Quel che appare certo è che le compartecipazioni sono “ingegnerizzate” molto male: i ticket in cifra fissa sulle ricette, per di più non esenti, sono la causa primaria di impoverimento. Le compartecipazioni sulle prestazioni specialistiche hanno messo fuori mercato il SSN in più di qualche caso», come a dire che ormai si è giunti a un livello tale per cui le visite specialistiche nel pubblico hanno un costo più elevato di quelle effettuate negli ambulatori privati.

Introdurre un importo fisso per un servizio «dovrebbe servire a mitigare i rischi di moral hazard  (il rischio morale, una forma di opportunismo post-contrattuale che può portare gli individui a perseguire i propri interessi a spese della controparte, ndr). Ma ormai ha assunto un ruolo di mero finanziamento di seconda istanza, del tutto improprio e iniquo: si configura come una “tassa sulla malattia”».

 

Sanità, «Non è la priorità del governo»

Nel report infine non manca la nota polemica . I ricercatori si rivolgono al Governo in carica ed esprimono qualche perplessità sul mancato (ri) finanziamento del SSN: «Rimane la percezione che la Sanità non sia priorità dei governi. Questa percezione assume concretezza con la conferma del finanziamento già previsto per il SSN: una scelta che non dà seguito alle promesse elettorali di un (ri)finanziamento della Sanità pubblica e non determina alcuna soluzione di continuità con il passato. Il segnale che la Sanità non sia una priorità è evidente» . 
 

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