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Pizzaioli, informatici, camerieri: tutti i lavori che nessuno vuole fare

Francesco Seghezzi - 21/01/201906:22Aggiornato 21/01/2019 15:26

Abbiamo analizzato i dati Excelsior: in Italia ci sono migliaia di posti di lavoro scoperti, e non sono solo per tecnici specializzati, esperti o alte professionalità

Tecnici, operai specializzati, esperti informatici. Periodicamente vengono diffusi dati sulla mancanza di queste figure professionali nel mercato del lavoro italiano. Le imprese le cercano ma non riescono a trovarle, soprattutto tra i giovani. Un'analisi degli ultimi dati Excelsior Unioncamere ci dice che cinque «tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione» su dieci non si trovano. Lo stesso per gli operai specializzati nell'edilizia, peggio ancora per gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche. E allora via con dibattiti sulle scelte scolastiche sbagliate dei giovani, sull'orientamento che non funziona eccetera.

Ma così guardiamo solo a un lato della medaglia. Se si analizzano nel dettaglio i dati Excelsior, che riportano le posizioni aperte nelle aziende raccolte dai Centri per l'impiego italiani, si scopre qualcos'altro. Esistono infatti decine di migliaia di posti di lavoro per i quali non servono grandi competenze specifiche o percorsi di studio dedicati ma che, a quanto pare, in pochi vogliono fare.

Di cosa parliamo? Ad esempio degli 11 mila camerieri di sala richiesti dai ristoranti in Italia, con una difficoltà di reperimento del personale del 23% (23 camerieri su 100 non si trovano). O dei 6.040 aiuto cuoco, il 42% dei quali non si riesce a trovare. O ancora, per restare nel settore, 2.600 operatrici di mensa. E stiamo parlando solo del mese di gennaio 2019.

Ma il settore della ristorazione è solo uno dei tanti. Ci sono ben 4.730 posizioni aperte per venditori rappresentanti e 61 su 100 sono oggi difficili da trovare per le imprese che li cercano. 4.520 assistenti alla vendita, con una difficoltà di reperimento del 38%. 2.090 addetti alla vendita all'ingrosso. E potremmo continuare ancora. Poi ci sono differenze città per città, con alcuni lavori per i quali sembra veramente impossibile trovare personale.

A Milano ad esempio, nei primi tre mesi del 2019, il Centro per l'Impiego cittadino riporta in totale ben 73 mila posizioni aperte, tra queste 150 posti per cuoco pizzaiolo con una difficoltà di reperimento del 97%. Saliamo al 100% per gli addetti alle pulizie negli edifici (50 posti). Ma si faticano a trovare anche agenti immobiliari, su 140 ricercati la metà è introvabile. I promotori nei centri commerciali (150 posti) e centralinisti (70 posti). Ma si potrebbe obiettare che Milano è una città dinamica, con un basso tasso di disoccupazione.

Allora proviamo a vedere la situazione di Napoli, città nella quale la disoccupazione è cresciuta molto negli ultimi anni. Tanto per cominciare il Centro per l'Impiego di Napoli Nord segnala 18.840 posizioni aperte tra gennaio e marzo di quest'anno. Anche qui mancano agenti immobiliari (120 posti, difficoltà di reperimento del 39%) ma anche 170 conducenti di furgoni: più della metà sono difficili da trovare per il mercato del lavoro locale. Oltre ai soliti aiuto cuoco (160 posti) e camerieri (380 posti).

Una situazione paradossale che fa riflettere sull'efficienza dei Centri per l'Impiego, che in Italia non intermediano più del 3% dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro. Le colpe sono loro, per scarse competenze, infrastrutture vetuste e organizzazione del lavoro d'altri tempi. Ma pesa molto anche il fatto che, secondo l'Istat, ben l'87,5% dei disoccupati si rivolge a canali informali per la ricerca di lavoro passando da familiari e conoscenti.

Solo il 38% utilizza anche canali formali come i Centri per l'Impiego che, come abbiamo visto, riportano decine di migliaia di offerte di lavoro. Forse un miglior funzionamento potrebbe spingere le persone ad usufruire dei servizi dei CPI, ma la scarsa domanda di servizi (figlia della sfiducia nei loro confronti) non li spinge a migliorare. Un cortocircuito che rischia di lasciare scoperte decine di migliaia di posizioni lavorative. Si potrebbe poi discutere sulla volontà o meno di molti italiani, giovani e non, di fare lavori che qualcuno definirebbe umili. Ma di questo parleremo in un nuovo approfondimento.

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