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Quei lavori che i giovani non vogliono fare perché non vengono pagati. La storia di Vincenzo

Charlotte Matteini - 21/01/201916:58

Ma davvero i giovani non vogliono fare i lavori considerati «umili»? Forse, invece, queste posizioni rimangono scoperte perché le aziende non offrono una retribuzione adeguata? Abbiamo chiesto ai nostri lettori di raccontarci le loro esperienze 

Ha creato molto dibattito l'articolo di Open sui lavori che «i giovani non vogliono fare». Secondo la ricerca realizzata da Excelsior Unioncamere, ci sarebbero migliaia di posti vacanti per professionisti della ristorazione, dell'informatica, dell'immobiliare o del settore assicurativo, ma le aziende farebbero molta fatica a trovare personale da assumere perché, questi lavori, non li vorrebbe fare più nessuno. 

Viste le numerose segnalazioni dei nostri lettori, abbiamo deciso di raccontare anche l'altra faccia della medaglia: le storie dei giovani che hanno provato a inserirsi in determinati settori lavorativi - come camerieri, aiuto cuochi, agenti immobiliari, agenti assicurativi o informatici - ma hanno desistito a causa di stipendi bassissimi o condizioni di lavoro non conformi ai diritti dei lavoratori.

 

Ecco la storia di Vincenzo, informatico di 30 anni che ha deciso di emigrare a Malta e poi in Inghilterra perché in Italia non riusciva a trovare un impiego retribuito come ingegnere informatico, a meno di non accettare di essere sottopagato in stage. 

«Sono un italiano che vive in Inghilterra dal 2016, ed è via dall'Italia dal 2013. Appena laureato in ingegneria informatica ho rifiutato ben 3 offerte di lavoro da "informatico" (programmatore), per via del fatto che offrivano solo stage pagati con spiccioli - circa 300 euro al mese - che forse sarebbero diventati 700-800 una volta assunto. Ho deciso di provare a trovare la fortuna altrove, e sono stato assunto a Malta, con contratto a tempo indeterminato a 1.500 euro al mese, il primo impiego della mia vita», racconta Vincenzo.

«Da allora ho cambiato 8 diversi lavori - continua -sono stato pagato per trasferirmi in Inghilterra con la mia ragazza e ora, dopo quasi 7 anni, guadagno 10 volte quanto avrei potuto se avessi accettato di farmi sfruttare in Italia. Piccola postilla: quando a una delle offerte replicai "ho un richiesta da Malta, non posso accettare uno stipendio così basso, non riuscirei a camparci a Milano", mi risposero che "stavo perdendo l'occasione della mia vita" e "se rifiuti tu ne troviamo altri 15 che accettano". Ecco, è questo il problema: la gente che accetta e si svende, pur essendo un professionista del settore».

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